TITO E GLI ALIENI di Paola Randi

TITO E GLI ALIENI DI PAOLA RANDI

Il film nasce da un’esperienza personale, anche io come tutti ho subito delle profonde ed importanti perdite, e mi sono trovata nella condizione di domandare a me stessa quelle domande universale che ho deciso di esplorare in questa storia: come facciamo ad affrontare tale dolore? Quale è l’antidoto ai dolori e problemi che ne conseguono, poiché sono degli eventi che rivoluzionano completamente la vita del nucleo familiare, i cui componenti si devono in qualche modo reinventare. In particolare ho iniziato a scrivere la storia nel momento in cui colsi mio padre assorto davanti al ritratto fotografico sorridente di mia madre, scomparsa dieci anni prima, perché voleva conservarne il ricordo, dà li nella mia mente nacque l’immagine di un uomo sdraiato sul divano nel deserto con le cuffie in testa ed un’antenna che cercava ostinatamente ed ossessivamente la voce d sua moglie nell’universo.”

Ed è proprio nella difficoltà di riuscire a far fronte alla logorante mancanza, che la regista Paola Randi, presente all’incontro stampa assieme ai protagonisti: Valerio Mastandrea ed i giovanissimi Luca Esposito e Chiara Stella Riccio, costruisce e sviluppa la sua opera: “TITO E GLI ALIENI”.

Nel silenzioso ed isolato deserto del Nevada, accanto all’Area 51, un Professore (Valerio Mastandrea), abbandona il progetto di lavoro segreto affidatogli dagli Stati Uniti, per ascoltare il suono dello spazio disteso su un divano, sperando di ricevere un segnale dall’amata moglie deceduta. Unico legame con il resto del mondo è Stella (Clemence Poesy), una ragazza che organizza matrimoni per turisti a caccia di extraterrestri.

Improvvisamente la silenziosa vita dell’uomo viene stravolta dall’arrivo da Napoli dei suoi due nipoti, Anita 16 anni e Tito 7, andati a vivere da lui in seguito alla morte del padre, nonché suo fratello, i quali convinti di trasferirsi a Las Vegas si ritrovano, loro malgrado, in mezzo al nulla nelle mani di uno zio squinternato.

TITO E GLI ALIENI, precedentemente presentato al 35° TFF TORINO FILM FESTIVAL, e vincitore del premio per la Regia e Miglior Attore al BIF&ST 2018, è un racconto dal semplice e commovente aspetto poetico, in grado di arrivare al centro dell’animo toccandolo sensibilmente, mostrando e ribadendo l’importanza del mantenere vivo il ricordo delle persone care perse, traendo coraggiosamente forza dalla sofferenza e stabilendo nuovi equilibri da cui ripartire ed  imparare nuovamente ad amare se stessi, e permettendo agli altri di poterlo fare.

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