Princess, la recensione: Un Ritratto Crudo e Dignitoso della Marginalità e della Lotta per la Libertà

La recensione di Princess, il film diretto da Roberto De Paolis, apertura della sezione orizzonto della 76esima Mostra di Venezia. 

Roberto De Paolis, già noto per il suo esordio nel lungometraggio con Cuori Puri, candidato al David di Donatello come Miglior Opera Prima e presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, ritorna dietro la macchina da presa con il suo secondo film, Princess, che apre la Sezione Orizzonti alla 79esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Un’opera che affronta senza mezzi termini uno dei temi più delicati e drammatici del nostro tempo: la prostituzione, con particolare attenzione alle donne nigeriane costrette a vivere questa condizione ai margini della società.

Il film narra la storia di Princess, una giovane clandestina nigeriana che si prostituisce per sopravvivere ai margini di una grande città, nel tentativo di guadagnarsi il pane quotidiano. In una pineta che si estende fino al mare, la ragazza si muove come un’amazzone, cacciando clienti, schivando pericoli e sentimenti. Il bosco, in cui trova rifugio, rappresenta una sorta di stato primordiale, un mondo lontano dalle convenzioni sociali, un luogo di marginalità che, come spiega De Paolis, è perfetto per raccontare visivamente la condizione dell’immigrazione. L’incontro di Princess con un uomo che sembra volerla aiutare non farà altro che portarla a una presa di coscienza più profonda della sua condizione: solo attraverso la solitudine, infatti, riuscirà a salvarsi.

La tematica della prostituzione è trattata in Princess con grande delicatezza, ma anche con una cruda lucidità che non evita di far emergere la brutalità della situazione. De Paolis, nel realizzare il film, si è posto come obiettivo quello di evitare il rischio di un racconto estremizzato o sensazionalistico. Il regista ha voluto evitare un ritratto unicamente “drammatico” delle ragazze che, come nel caso di Princess, vivono una vita di sofferenza e privazione, ma hanno anche un’anima e una dignità che vanno rispettate.

Il film non si limita a mostrare il punto di vista di un’immigrata, ma cerca di “ribaltare” la prospettiva comune, dando voce e centralità alla protagonista. Come spiega De Paolis: “Ho costruito il film con l’idea di non creare un film che fosse esclusivamente su un immigrato o immigrata, bensì un film che potesse abbracciare il punto di vista di un’immigrata, in modo da poter ribaltare l’oramai comune punto di vista e raccontare la storia seguendo la loro visione”. La narrazione prende forma quindi come un’esplorazione empatica della vita di queste donne, un viaggio che vuole sensibilizzare lo spettatore senza indugiare nel pietismo.

Una parte essenziale del film è la performance di Glory Kevin, l’attrice protagonista, che interpreta il ruolo di Princess con una naturalezza e una forza incredibili. La sua esperienza personale come immigrata e come donna che ha vissuto la strada conferisce un’autenticità al personaggio che va oltre la recitazione. De Paolis ha deciso di lasciare a Kevin la libertà di esprimere se stessa nel film, lasciandola raccontare e rappresentare i propri stati d’animo in modo spontaneo. Questo approccio istintivo ha permesso di restituire una dimensione umana e rispettosa al personaggio, evitando ogni traccia di compiacimento o sfruttamento emotivo.

La sua interpretazione non è pietosa, ma piena di dignità. Lo spettatore non si sente chiamato a compatire Princess, ma a comprenderla in tutta la sua umanità, in un contesto dove il suo corpo è stato ridotto a merce, ma dove lei non smette di lottare per la propria libertà e la propria dignità. La storia di Princess non è solo quella di una ragazza nigeriana, ma la storia di una lotta per la sopravvivenza in un mondo che sembra rifiutare l’esistenza stessa di queste donne.

Glory Kevin ha dichiarato: “Il personaggio che interpreto proviene dalla mia esperienza e questo mi ha dato la forza di fare tutto ciò. È la mia storia, ed è quello che ho vissuto. Ho fatto questo film per tutti gli africani, affinché si possa vedere cosa succede nelle strade, il modo disumano di come veniamo maltrattate e considerate non esseri umani. Ma noi siamo esseri umani, e attraverso questo film voglio che la gente se ne renda conto”. La sua dichiarazione non solo arricchisce il film di un forte messaggio sociale, ma restituisce anche a Princess la sua dimensione più vera e urgente.

Princess è un film difficile, ma necessario. De Paolis riesce a raccontare una storia di violenza e sofferenza senza mai rinunciare al rispetto e alla dignità delle sue protagoniste. È un film che invita lo spettatore a riflettere sulla marginalità, sull’immigrazione, sulla prostituzione, ma soprattutto sulla condizione umana in un contesto sociale che troppe volte preferisce voltare lo sguardo altrove.

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Emanuela Giuliani

Il Voto della Redazione:

7


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