Odio l’estate – Recensione: l’emozione di un’amicizia che non va in ferie

“Odio l’estate” – Recensione: l’emozione di un’amicizia che non va in ferie

“Le persone ad un certo punto scambiano le ca**ate con le cose importanti e le cose importanti con le ca**ate”

Strizzando l’occhio a Virzì con “Ferie d’Agosto”, in “Odio l’Estate”, in vacanza su un’isola tre famiglie sconosciute si trovano, a causa del caldo torrido che ha mandato in tilt le prenotazioni, a dover sopravvivere sotto lo stesso tetto e condividere la stessa spiaggia.

Aldo, Giovanni e Giacomo sono tre padri di famiglia dalle caratteristiche opposte, ma con lo stesso problema di incomunicabilità nel rapporto genitori-figli. Il primo è il tipico nullafacente ipocondriaco, fan sfegatato di Massimo Ranieri e capofamiglia di un nucleo caciarone e qualunquista che come star ha un cane di nome Brian, che gli fa da pubblico nell’impresa più ardua da compiere, fare canestro in un mini-basket da una sedia a rotelle nel salotto di casa. Un figlio appena uscito dal carcere minorile per aver rubato un motorino e due figlie rumorose a chiudere il cerchio.

Giovanni, è proprietario di un’attività storica di famiglia in fallimento, un negozio di accessori per calzature, suolette e stringhe. Polemico e preciso all’eccesso, è incapace di adeguarsi al cambiamento e ossessionato dal pensiero della crisi economica, trascura moglie e figlia.

Giacomo invece è il dentista dell’anno, schiavo del lavoro, in cui si dimostra impeccabile e bravissimo, tranne per un “discutibile incidente con un paziente” avvenuto qualche anno prima ed accuratamente insabbiato, con una moglie snob e salutista ed un figlio cyber-dipendente.

Il magico trio, dopo le ultime esperienze deludenti, ritorna alle origini e compie un benefico tuffo nel passato, riprendendo la collaborazione con Massimo Venier, che aveva firmato i loro primi cinque capolavori e riapre così quello spiraglio aggraziato sulla commedia agrodolce, tra omaggi e risate.

“Se ci pensi i fuochi d’artificio sono una minchiata, ma se non ci pensi sono una meraviglia, come la vita”.

Una convivenza forzata, inizialmente caratterizzata da una disomogeneità accentuata e dall’incapacità di comprendersi, che poco a poco si trasformerà nella condivisione dei problemi e dei drammi inaspettati, perchè se morire è affrontare un viaggio verso un mondo sconosciuto, loro sapranno rinascere e scoprirsi.

Assistiamo così al ritorno dei tre amici, simbolo della spontaneità e della leggerezza che nasce dalla realtà, sulla stessa strada che li aveva già portati al successo. Di nuovo un road movie caratterizzato da una colonna sonora vibrante con Brunori sas, Capossela e Ranieri che, come nelle loro prime pellicole, sa tramutare emozioni in musica.

Un film che fa ridere tra le lacrime ed illumina l’anima, riscoprendo la meraviglia delle piccole cose, che fanno risplendere anche i momenti più bui, attraverso sfumature amare che rendono i sorrisi più toccanti e concreti. Icona della pellicola è il personaggio di Aldo, elemento chiave che, nonostante la paura che lo contraddistingue, alla fine diventa il motore trainante di tutta la vicenda e simbolo della valenza metaforica della commedia.

La scrittura dei personaggi ruota attorno alle loro singole caratterizzazioni, come la pignoleria di Giovanni e l’amore per Massimo Ranieri di Aldo, “Altissimo perdona loro perchè non sanno quello che fanno”, particolarità questa che diventa iconica se tessuta sulla sincerità di un personaggio sopra le righe come quello di Aldo.

Un legame che si fonda sull’affetto e sulla fiducia più totale, e proprio per questo appare naturale e nitido anche senza essere espresso a parole, attraverso alcune scene del film che trasmettono empatia e sentimento e commuovono, come nel segreto che Aldo nasconde alla moglie. Un sentimento sottointeso che merita tuttavia di essere espresso e manifestato anche con un semplice “ti voglio bene” detto a voce alta.

Una vicenda che presta in oltre anche una grande attenzione al rapporto tra genitori distratti e figli in evoluzione, de assieme ad una malinconia che fa capolino, compongono il collante della storia che si abbandona alle risate nei siparietti con un Michele Placido scoppiettante ed ironico, nelle vesti di un maresciallo in lotta con il tasto G della tastiera, inceppato dal caldo.

“Ridevano anche i Maia che si sono estinti”

Un occhio rivolto al passato, pregno di semplici e puri sentimenti, ma che rivolge lo sguardo verso il futuro dalla strada incerta ma solida, lastricata di storia, la storia di una vera amicizia e di un sincero amore, per se stessi e per gli altri.

“D’estate le mani del vento muovono invisibili fili nell’aria, che uniscono le onde, i capelli, i pensieri.”  – Fabrizio Caramagna –

Chiaretta Migliani Cavina

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Il Voto della Redazione:

7


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