La notte del 12 – Recensione: da Cannes, il miglior cinema francese per un crimine che sconvolge le esistenze

A chi crede che il bollino Cannes sia sinonimo di capolavoro, o quasi, avrà, con “La notte del 12”, conferma dell’eccezionale fattura e valore delle opere selezionate dalla kermesse francese. Presentato in concorso alla 75esima edizione del Festival, in sala dal 29 settembre per Teodora, il film diretto da Dominik Moll prende ispirazione da eventi realmente accaduti.

Durante il party di pensionamento di un collega, Yohan Vivès (Bastien Bouillon) annuncia la sua promozione a capo della polizia giudiziaria. Nel frattempo, nel piccolo paesino di Saint Jean de Maurienne, Clara Royer (Lula Cotton Frapier) sta festeggiando la sua migliore amica Stéphanie, detta Nanie (Pauline Serieys). Al termine della serata, intorno alle tre di notte, la giovane saluta le amiche e si dirige verso casa. Dopo aver inviato un affettuoso video a Nanie, attraversa il parco, ma viene fermata da un uomo, nascosto nel buio, che sembra conoscerla. In un attimo, il volto di Clara è in fiamme. Il giorno seguente, Yohan e la sua squadra inizieranno le indagini, a caccia dell’assassino.

Ci sono casi, rari, in cui la critica e il pubblico vanno d’accordo. La notte del 12” rappresenta uno di quei casi. E il motivo è facile da intuire. Una storia solida, dalle tematiche importanti e trattate con un realismo disarmante, trova la sua massima e migliore espressione in una scrittura precisa, chiara, priva di orpelli, e in una recitazione asciutta, ma emozionalmente potente.

La pellicola ha occupato la top ten degli incassi al botteghino francese per quattro settimane di seguito, facendo registrare oltre 450.000 spettatori e rivelandosi la sorpresa dell’estate. Il fatto che sia un’opera simile a ottenere questo successo e a sollevare tanta attenzione, fa ben presagire sul futuro del cinema e sulla sua importanza.

Dal punto di vista registico, La notte del 12” sfrutta le suggestioni del cinema di genere, forte dell’atmosfera offerta dalle location, fredde, inospitali, affascinanti. Il crime si mescola al noir, accompagnando lo spettatore sempre più addentro nei meandri dell’oscurità. La crudeltà degli esseri umani non ha limiti, lo sanno bene gli agenti impegnati a risolvere casi violenti. Come sostiene Yohan, “ogni investigatore è perseguitato da un crimine”; per lui, è l’omicidio di Clara. L’uomo si domanda spesso cosa accada tra gli uomini e le donne, percependo un gap cronico. Sarà forse quello a spingere gli uni a compiere gesti estremi sulle altre? La risposta è impossibile da conoscere, resta forte ed evidente il problema dei femminicidi, troppo diffuso e attuale.

Fil rouge della pellicola, la tematica viene affrontata in maniera diretta, senza forzature ma con la chiara intenzione di gettarvi luce sopra. La notte dei 12” fotografa con estrema chiarezza e severità la società di oggi, donandoci delle figure nobili – ed eroiche, loro malgrado – come guide. Ciascuno a modo suo, Yohan e i colleghi ne incarnano gli aspetti più encomiabili, seppur attraversati da debolezze, paure, sconfitte. I personaggi femminili si rivelano invece portavoce di valori quali la speranza, l’amore incondizionato, la risolutezza. Ma la strada per arrivare a tale consapevolezza appare tortuosa, costellata di dubbi che dovrebbero, e vorrebbero, minare la moralità di una ragazza come Clara, ma che non giustificano la sorte spettata a lei e alle migliaia di donne in tutto il mondo.

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Sabrina Colangeli

Il Voto della Redazione:

7


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