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Kinds of Kindness, la recensione del nuovo film di Yorgos Lanthimos

La recensione di: Kinds of Kindness, il nuovo atteso film di Yorgos Lanthimos, nei cinema italiani dal 6 giugno.

Dopo il clamore suscitato da Povere Creature! Yorgos Lanthimos torna alle origini con un film in 3 episodi che rappresenta a tutti gli effetti un gelido, violento schiaffo in faccia all’opportunità di consolidare la sua posizione come volto nuovo di Hollywood.

Scritto con Efthimis Filippou, già sceneggiatore di DogtoothThe Lobster e Il sacrificio del cervo sacroKinds of Kindness rappresenta così un ritorno alle origini, le radici dell’immaginario grottesco e surrealista che ha ispirato la filmografia di Lanthimos fin dagli esordi. E dopo due film in costume, La favorita e Poor Things, il cineasta greco abbandona così il registro della farsa per tornare alla lucida, spietata disamina dell’animo umano.

La condizione di sudditanza che siamo disposti ad accettare, barattando la libertà con l’umiliazione in cambio della certezza, viene dissezionata attraverso tre differenti storie, le quali rappresentano la dipendenza economica e professionale, quella affettiva e infine quella spirituale ed esistenziale. E il risultato è un’opera disturbante, bizzarra e forse a tratti dissonante, eppure spietata al punto da rivelare ancora una volta la più tetra, alienata e disperante metafora della società contemporanea.

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Nel primo episodio assistiamo così alla totale abnegazione di Robert (Jesse Plemmons, giustamente premiato al Festival di Cannes per la Migliore interpretazione maschile) nei confronti del suo padrone Raymond (Willem Dafoe). Per anni l’uomo ha accettato in cambio di denaro che la sua vita venisse controllata sotto ogni aspetto, dall’alimentazione all’attività sessuale, ma di fronte a una richiesta particolarmente ardita ha deciso per la prima volta di ribellarsi. Peccato che la sua condizione di totale sudditanza sia ormai così radicata che sarà difficile re-immaginare una realtà quotidiana senza eseguire pedissequamente degli ordini.

Nel secondo episodio, Jesse Plemons si trasforma in un nuovo personaggio, George, poliziotto e marito devoto di Emma Stone, la musa del cineasta greco. La donna, creduta dispersa da diversi mesi, torna finalmente a casa, eppure l’uomo si convince progressivamente sia stata sostituita con una sua copia (quasi) perfetta. E le prove che la donna dovrà superare per riconquistare la fiducia del suo sposo saranno ovviamente feroci.

Infine, gli stessi Plemmons ed Emma Stone chiudono Kinds of Kindness come adepti di una setta, in missione per trovare una giovane donna in grado di resuscitare i morti. Ma la donna non riesce a rinunciare del tutto al suo ex marito e sua figlia, mostrando ancora una volta quanto la minima infrazione alle regole possa determinare tragiche conseguenze.

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Non c’è luce, speranza né redenzione nel nuovo film di Lanthimos, certo indigesto e forse irricevibile per il pubblico più vicino al mainstream. Per questo, non può che risultare sconcertante il coraggio di Yorgos Lanthimos, che dopo 11 candidature e 4 Oscar vinti, tra cui quello come Migliore attrice protagonista per Emma Stone nella parte di Bella Baxter, avrebbe certo potuto girare un film ben più accessibile, così da conquistare definitivamente il pubblico americano.

Il cineasta greco ha scelto piuttosto di restare fedele all’accezione surrealista dell’opera d’arte come pungolo per l’inconscio del pubblico borghese. E se la parabola forse è meno acuta, folgorante e lucida rispetto ai precedenti Dogtooth e The Lobster, quella di Lanthimos si conferma come una delle voci più provocatorie, sfrontate e irriducibili del panorama cinematografico contemporaneo. Kinds of Kindness arriva al cinema questo 6 giugno. Non perdetelo.

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Marta Zoe Poretti

Il Voto della Redazione:

7


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