Alla 79esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia arriva finalmente uno dei titoli più chiacchierati dell’attuale stagione: Don’t Worry Darling, il nuovo film diretto da Olivia Wilde, le cui polemiche – scaturite dalle note e accese incomprensioni sorte sul set durante la lavorazione – non sembrano aver fine. Le voci sul conflitto tra la regista e alcuni membri del cast, tra cui Florence Pugh, hanno alimentato il clamore mediatico ancor prima che il film giungesse nelle sale. Tuttavia, queste polemiche non hanno impedito al film di fare il suo debutto sul prestigioso red carpet di Venezia, dove la Wilde ha sfoggiato un sorriso di circostanza accanto agli interpreti principali: Harry Styles, Gemma Chan, Chris Pine e, ovviamente, Florence Pugh, che è la vera protagonista di questo thriller psicologico dalle atmosfere inquietanti.
Il film è ambientato in una comunità perfetta degli anni ’50, Victory, un’utopia che sorge nel mezzo del deserto californiano, creata da una misteriosa azienda per ospitare le famiglie degli uomini coinvolti in un progetto segreto e top-secret, il Victory Project. I mariti lavorano tutto il giorno all’interno di un quartier generale ben protetto, dove si occupano dello sviluppo di materiali “innovativi”, senza sapere esattamente cosa stiano creando. Nel frattempo, le mogli passano il tempo in una sorta di esistenza dorata: godono di lussi, eleganza e svaghi, ma senza porsi troppe domande sul loro ruolo all’interno della comunità. Un’idea di “paradiso” che inizia a scricchiolare quando Alice (Florence Pugh), una delle donne più giovani e curiose del gruppo, comincia a notare strani dettagli e comportamenti inusuali.
La perfezione apparente di Victory è condotta da Frank (Chris Pine), l’affascinante e carismatico CEO, che si presenta come un mix tra un uomo d’affari visionario e un life coach motivazionale. La sua influenza è pervasiva, e la sua abilità nell’inculcare nella mente delle persone un senso di comunità e di appartenenza è apparentemente inespugnabile. Tuttavia, la sua figura assume contorni sempre più ambigui, man mano che la realtà di Victory inizia a sgretolarsi sotto lo sguardo inquisitivo di Alice.
La storia prende una piega più inquietante quando Alice, sposata con Jack (Harry Styles), inizia a nutrire dubbi sulla natura del suo mondo e sulla figura del marito. Sospettosa e tormentata da sogni e visioni che non riesce a spiegare, Alice inizia a porsi delle domande sulle reali motivazioni dietro la segretezza del Victory Project. Ogni sua azione sembra costantemente monitorata e influenzata da forze esterne. Quello che inizialmente sembra un matrimonio perfetto, si trasforma in una gabbia che la costringe a vivere un’esistenza insostenibile, in cui le sue domande sulla verità rischiano di costarle molto di più di quanto avesse mai immaginato. La sua crescente consapevolezza la spinge a chiedersi se le persone che la circondano siano reali, se la sua vita sia reale, e cosa stiano facendo in realtà all’interno del Victory Project.
Il cast, capitanato da Florence Pugh, offre interpretazioni notevoli, in particolare la Pugh, che si dimostra un’assoluta protagonista, capace di dare vita a un personaggio complesso, pieno di sfumature, che lotta per preservare la sua sanità mentale in un contesto che sta rapidamente crollando attorno a lei. Harry Styles, nel ruolo del marito Jack, si conferma come una presenza magnetica, ma a tratti il suo personaggio risulta poco sviluppato e dipendente dalle dinamiche che ruotano attorno alla Pugh. Gemma Chan, nei panni di una delle donne della comunità, offre una performance delicata ma che non riesce ad emergere come avrebbe dovuto, data l’importanza che il suo ruolo potrebbe avere nel contesto della trama. Chris Pine, invece, incarna un Frank affascinante ma inquietante, il cui sorriso rassicurante maschera un uomo il cui potere è destinato a trasformarsi in oppressione.
Il film si distingue per un’impeccabile cura estetica, con una ricostruzione degli anni ’50 che appare perfetta nella sua perfezione, con colori pastello, abitazioni splendide, giardini curatissimi e vestiti eleganti che creano una contrapposizione visiva con l’oscurità crescente della trama. La regia di Olivia Wilde si fa notare per la sua capacità di costruire una tensione palpabile, in particolare nelle scene in cui Alice inizia a rendersi conto che la sua realtà sta sfuggendo di mano. La fotografia, a cura di Matthew Libatique, è raffinata e ipnotica, con un uso sapiente delle inquadrature strette e della luce, che sottolineano il senso di claustrofobia e inquietudine che attraversa il film.
Tuttavia, Don’t Worry Darling non riesce a mantenere la stessa coerenza narrativa per tutta la sua durata. Mentre la prima parte del film costruisce una tensione crescente e avvolgente, la seconda parte finisce per diluirsi un po’, senza riuscire a dare una risposta soddisfacente alle molteplici domande che il film pone. Le tematiche del controllo, della manipolazione mentale e dell’identità vengono esplorate in modo interessante, ma la trama rischia di smarrirsi nel caos che i protagonisti stessi cercano di controllare, con una parte finale che lascia molte domande aperte.
Inoltre, non si può ignorare il peso delle polemiche extra-filmiche, che inevitabilmente influenzano la percezione del pubblico nei confronti di un progetto come questo. La mancanza di Florence Pugh alla conferenza stampa ha alimentato speculazioni sulla sua relazione con la regista e ha messo in ombra la promozione del film, con alcune persone che hanno parlato di una dinamica tesa e di incomprensioni dietro le quinte.
Nonostante le sue imperfezioni, Don’t Worry Darling è un’opera che merita comunque di essere vista, sia per il suo valore visivo che per le riflessioni che solleva riguardo al controllo e alla libertà individuale. Il film, che si avvale di una messa in scena impeccabile e una tensione crescente che coinvolge lo spettatore, rimarrà un’esperienza affascinante e inquietante. Il film arriverà nelle sale italiane il 22 settembre 2022, distribuito da Warner Bros. Pictures, e sarà interessante vedere come il pubblico reagirà a questa storia di inganni, illusioni e verità scomode.
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Emanuela Giuliani
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