Bones and All, la recensione: un viaggio tra amore e solitudine nell’America degli anni ’80

La recensione di Bones and All, il film di Luca Guadagnino: un viaggio tra amore e solitudine nell’America degli anni ’80.

Luca Guadagnino ha finalmente presentato alla 79esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il suo nuovo film, Bones and All, scritto da David Kajganich, già collaboratore del regista in Suspiria e A Bigger Splash, adattamento cinematografico del romanzo Bones & All di Camille DeAngelis, edito in Italia da Panini Books. Con protagonisti Timothée Chalamet e Taylor Russell, Bones and All era uno dei titoli più attesi al prestigioso evento lagunare, e come sperato, non ha affatto tradito le aspettative, conquistando la critica italiana e internazionale con la sua potenza emotiva e visiva.

Un Amore ai Margini della Società

Al centro della trama c’è il primo amore tra Maren, una ragazza che lotta per sopravvivere ai margini della società, e Lee, un giovane solitario e combattivo. I due intraprendono un viaggio on the road nell’America degli anni ’80, alla ricerca della propria identità e bellezza, di un altro essere come loro e, soprattutto, di un posto in un mondo che rifiuta la loro vera e brutale natura. Il film racconta di come il loro viaggio diventi un cammino di auto-scoperta, durante il quale i protagonisti esplorano e cercano di accettare l’istinto primordiale e animalesco che li domina.

Guadagnino sottolinea come il film sia stato costruito in modo da “ritrarre una realtà che è quella del film”, dando vita a un mondo che, pur non essendo una ricostruzione fedele, esprime l’essenza dell’America degli anni ‘80. “Ci siamo accampati a Cincinnati, ma ci siamo mossi molto. Il production designer ha creato un mondo senza crearlo”, spiega il regista. Questo processo di creazione rispecchia perfettamente l’intento di Guadagnino di dare forma a un’America onirica e inquietante, un luogo in cui i personaggi, pur cercando una connessione, si trovano emarginati e distanti.

La colonna sonora di Bones and All riveste un ruolo fondamentale nel racconto, con una ricerca del “sound di un viaggio sulla strada” che si intreccia perfettamente con l’emotività del film. Guadagnino afferma: “Ho chiesto una musica romantica e di distanza. Ho trovato una scatola di cassette di quando ero adolescente e le ho inserite nel film”. La musica diventa quindi il filo conduttore che unisce i temi del viaggio, della solitudine e della ricerca di sé, creando un’atmosfera che si muove tra l’inquietudine e la speranza.

Una Storia d’Amore Brutale e Inquietante

La relazione tra Maren e Lee è, senza dubbio, il cuore pulsante del film. È un amore che si manifesta in modo crudele e sconvolgente, ma anche incredibilmente tenero. I due giovani sono legati non solo dal desiderio di trovare un altro come loro, ma anche da un istinto che li porta a nutrirsi di carne umana, un atto che Guadagnino evita di rendere un tabù scabroso o un elemento horror tradizionale. Al contrario, questa fame insaziabile è trattata come un destino inevitabile, una condizione che i protagonisti devono affrontare per comprendere meglio se stessi e la loro posizione in un mondo che non li accetta.

Il film non cerca di scioccare il pubblico con la sua violenza, ma piuttosto di mettere in evidenza la condizione di chi si sente diverso e costantemente respinto dalla società. La loro fame di carne rappresenta metaforicamente il desiderio di appartenere, di trovare un legame profondo e autentico con l’altro. La loro “patologia”, se così si può definire, non è un difetto da nascondere, ma una parte integrante della loro identità, una manifestazione di vulnerabilità e necessità umana.

Un Viaggio di Auto-Scoperta e Solitudine

Timothée Chalamet e Tylor Russell in Bone and Hall

Il percorso di Maren e Lee si trasforma così in un’odissea di liberazione e scoperta. I due giovani, pur essendo spinti dall’incontrollabile fame che li separa dal resto del mondo, imparano a conoscersi l’uno grazie all’altro, sviluppando una profonda connessione che li aiuta a comprendere la propria natura e le proprie emozioni. La solitudine e l’emarginazione sono temi centrali, e la capacità di Guadagnino di esplorare la condizione umana senza cedere alla retorica o alla morbosa spettacolarizzazione rende il film particolarmente potente.

Come sottolinea Taylor Russell, “Troviamo sempre più persone con cui senti di avere una connessione profonda”, e questo è il cuore della storia di Bones and All. Il film parla di legami che nascono in contesti di emarginazione, ma che sono anche forgiati dalla condivisione di esperienze dolorose e solitarie

Timothée Chalamet, che torna a collaborare con Guadagnino dopo Chiamami col tuo nome, riflette sul significato del film: “La storia di Maren e Lee è quella di persone che si isolano profondamente senza una vera identità. Attraverso lo specchio dell’amore, trovano il modo di crescere”. La sua interpretazione di Lee, un’anima spezzata e tormentata, si intreccia magnificamente con quella di Taylor Russell, che porta in scena Maren con una sensibilità straordinaria.

Entrambi gli attori hanno parlato del contesto sociale e della solitudine vissuta durante la pandemia, un tema che si riflette nella sensazione di isolamento che permea il film. Chalamet aggiunge: “Durante la pandemia abbiamo vissuto un isolamento sociale profondo, e per capire chi siamo abbiamo avuto bisogno del contatto con l’altro”.

Bones and All è un film potente e commovente che esplora temi universali di solitudine, identità e amore. Guadagnino riesce a fondere il genere horror con un’intensa storia di crescita personale, creando un’opera che non solo sfida le convenzioni del cinema contemporaneo, ma invita anche il pubblico a riflettere sulla natura umana e sulla necessità di trovare un posto nel mondo. Con una regia impeccabile, interpretazioni straordinarie e una colonna sonora che accompagna ogni momento del film, Bones and All è senza dubbio uno dei film più sorprendenti e significativi della stagione.

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Emanuela Giuliani

Il Voto della Redazione:

8


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