“Esterno Notte” – Conferenza Stampa: i molteplici punti di vista del rapimento di Aldo Moro

“Esterno Notte” – Conferenza Stampa: i molteplici punti di vista del rapimento di Aldo Moro

Acclamata al 75esimo Festival di Cannes, New York, Londra e San Paolo in Brasile, dove ha trionfato al Critics Awards for Best International Film Festival, la serie creata da Marco Bellocchio “Esterno Notte”, dopo un breve passaggio, lo scorso maggio, nelle sale cinematografiche, arriva finalmente in prima visione su Rai 1 il 14, 15 e 17 novembre.

Prodotta da Lorenzo Mieli per The Apartment, società del gruppo Fremantle, con Simone Gattoni per Kavac Film, in collaborazione con Rai Fiction, in coproduzione con Arte France, “Esterno Notte” di Marco Bellocchio è il racconto dei tragici giorni del rapimento di Aldo Moro visti attraverso i molteplici punti di vista dei personaggi che, di quel dramma, furono protagonisti e vittime.

“E’ un grande piacere per me poter presentare questa serie televisiva che rientra a pieno titolo in quello che noi pensiamo debba essere l’idea di servizio pubblico” – dichiara Carlo Fortes, amministratore delegato Rai“Con ‘Esterno Notte’, acclamata a Cannes, Marco Bellocchio è riuscito a raccontare, con una lucidità fuori dall’ordinario, uno dei momenti più drammatici della nostra Repubblica ricostruendo quel clima e quei momenti in un modo incredibile, lavorando con gli attori e dirigendoli. ‘Esterno Notte’ rispecchia a pieno la nostra idea più che alta di grande e assoluta qualità portata in tutte le case attraverso la televisione. Un progetto filmico, una serie che potrà essere vista da milioni di persone che rientra nella tradizione nobile di Rai del passato, che ha chiesto a grandi cineasti di fare progetti speciali, innovativi, non strettamente cinematografici. Quella grande tradizione che cerchiamo di rinnovare, e per questo mi fa molto piacere oggi presentare questo ‘Esterno Notte’, che per l’appunto è assolutamente in linea con tutto questo” – spiega Fortes“Faremo altre cose di questo genere, ad esempio con Paolo Sorrentino abbiamo appena terminato di girare una serie teatrale, che include tutto il teatro di Mattia Torre, e che andrà in onda a fine novembre, lo scorso anno invece facemmo tre film opera con Mario Martone. Credo sia molto importante impegnare i cineasti in Rai su progetti originali, quindi dico grazie a Marco Bellocchio per il lavoro che ha fatto e per il risultato che ha raggiunto con questo straordinario progetto.”

“Siamo di fronte ad un grandissimo evento che diventerà parte del patrimonio dell’azienda Rai e del servizio pubblico, e il ringraziamento di questo va a Marco (Bellocchio), al quale va detto grazie soprattutto per essersi messo in gioco ed aver accettato una sfida che è quella della serialità, passando e portando il grande cinema d’autore nella serialità aiutandoci ancora una volta a lasciare quegli steccati che separano la serialità, il cinema e il cinema d’autore con linguaggi misti e compromessi” – afferma Maria Pia Ammirati, direttore di Rai Fiction“Marco ha fatto questo grande lavoro attraverso un grande cast e una grande scrittura, agli sceneggiatori. La nostra, da quel 16 marzo fino a quel 9 maggio, giorno del ritrovamento in via Gaetani del corpo rannicchiato di Moro, è una storia tragica, e molti di noi non solo non ha dimenticato Moro, bensì c’erano, anche se giovanissimi, e ricordano cosa facevano, io ad esempio facevo il liceo. L’Italia, era un Italia non pacificata, era un Italia dura, di piazza, dove comunque si parlava di guerra civile. Moro fu un grande personaggio e a Fabrizio (Gifuni) dobbiamo la straordinarietà di questa interpretazione, commovente, bella e forse unica, e Marco (Bellocchio) ci aiuterà ancora a portare la serialità e a rendere quei 55 giorni, che pesano sulla nostra vita e che noi ancora non abbiamo superato perché tante sono le ombre, un grande romanzo popolare per tutti” – dice la Ammirati“La bellezza che oggi noi celebriamo è proprio quella di poter dare a un pubblico largo come quello di Rai 1, composto anche di giovani e giovanissimi, questo grande romanzo popolare firmato da Bellocchio.”

“Il progetto è nato da Marco (Bellocchio), che ha avuto il coraggio di dire di avere altro di cui parlare sulla vicenda di Moro, e l’aveva in una forma estesa come questa seriale” – svela Lorenzo Mieli di The Appartment“L’idea che Marco aveva era proprio quella di uno sviluppo in una chiave più lunga e articolata, di vedere questo fuori dopo aver visto il dentro in ‘Buongiorno, notte’, e quindi, in questo caso, ha avuto anche il coraggio di affidarsi a un gruppo di sceneggiatori con cui ha lavorato per strutturare questo ‘fuori’ in una forma molto innovativa portando per l’appunto il cinema d’autore nelle serie, che per quanto mi riguarda ho cercato tantissimo di fare negli ultimi anni, e ci è voluto tanto tempo.”

“E’ stato molto interessante vedere come un grandissimo maestro ha lavorato in grande libertà non cercando mai una verità oggettiva ma scavando dentro i personaggi, non volendo raccontare una versione ma andare sull’intimità.” – aggiunge Simone Gattoni per Kavac Film.

Uno sguardo nuovo e originale di quelle tristi pagine della nostra storia nazionale, che fa riflettere su cosa è accaduto e sul cambiamento che ha portato, quello che Marco Bellocchio ha voluto costruire con “Esterno Notte”, che sarà inoltre premiato agli EFA, gli Oscar europei, con l’Award for Innovative Storytelling (il premio per la narrazione più innovativa).

“Le cose che si amano sono sempre delle belle avventure e ovviamente ci sono sempre degli imprevisti, c’è il sentimento di poter far meglio e il tempo che sembra sempre insufficiente” – afferma Bellocchio“E’ stato fatto un buon lavoro. Abbiamo capito fin dalle prime proiezioni che c’erano delle vibrazioni, un interesse, un coinvolgimento, un qualcosa che uno non prevede prima. Abbiamo visto un interesse sincero nel pubblico, uno stupore e coinvolgimento da parte dei giovani, e in coloro che avevano vissuto quella vicenda una passione non ideologica. In loro non c’era quell’atteggiamento ideologico che porta a dire ‘ma non era così’. In merito al pubblico televisivo posso solo sperare che in tanti la seguano, così come spero di poter fare tante altre cose seriali.”

Interpreti protagonisti: Fabrizio Gifuni volto di Aldo MoroMargherita Buy della moglie EleonoraToni Servillo di Papa Paolo XI, Fausto Russo Alesi di Francesco Cossiga, l’allora Ministro degli Interni, Gabriel Montesi e Daniela Marra, ne i due brigatisti rossi.

“Sono tanti anni che per scelta o fatalità ho incontrato attraverso il mio lavoro questa figura così importante della storia del nostro paese, e l’ho fatto non soltanto per un interesse e una passione civile, ma pensando con Marco (Bellocchio) che tornare a raccontare questa storia sia soprattutto cercare di capire cosa a che fare con noi oggi” – spiega Fabrizio Gifuni“Non si tratta soltanto memoria di un Italia che non c’è più, ma è cercare pazientemente di ricucire i fili di una memoria che è stata fatta a pezzi negli ultimi decenni con una certa spudoratezza e violenza, e del suggerimento dato, in particolare alle nuove generazioni, che la memoria è una cosa inutile, noiosa, divisiva, perché è come se vivissimo in un eterno presente. Raccontare questa storia è importante sotto tanti punti di vista. La figura di Aldo Moro, come tante altre, è un fantasma della nostra storia, un corpo a cui non è stata data una degna sepoltura e quindi torna a disturbarci chiedendo che la sua storia venga raccontata di nuovo. In questo caso parliamo di una grande opera di un artista profondo come Marco Bellocchio che, all’interno di questo racconto, ha scelto di non avere un punto di vista ma tanti, dando così la possibilità a chi lo guarda di entrare empaticamente attraverso lo sguardo e gli stati d‘animo di tanti personaggi, dalla vittima al carnefice, aiutando così il pubblico ad abbandonarsi ad un emozione pura senza lo schermo dell’ideologia, senza pensare a cosa va e non va, con cosa si è d’accordo e con cosa non si è. Si entra in una grande vicenda umana e storica, ed io l’ho fatto proprio abbandonandomi.”

“E’ un emozione che spero rimandi ciò che questa donna ha patito, sentito e vissuto. Sono entrata in questa famiglia un pò come una macchina del tempo, dove c’erano altri sentimenti, modi di parlare e confrontarsi” – spiega Margherita Buy“Una famiglia particolare già in quell’epoca, in cui lei era poco contenta di quella dimensione, con un marito che sentiva lontano e poi un dolore e una rabbia molto contenuti. Una forza che non ha portato praticamente a nulla, con una rabbia ancor più grande a causa dell’incapacità di cambiare le sorti della vicenda. Sono orgogliosa di aver rappresentato questa donna poco raccontata.”

“Io da sempre uno spettatore ammirato del cinema di Marco (Bellocchio), e ho sempre pensato, e questo film ne è una conferma evidente, che Marco offre allo spettatore, come accade spesso nella poesia, una testimonianza, in questo caso di un avvenimento storico, che mette insieme con le immagini situazioni che nella nostra mente erano molto distanti ed invece si avvicinano e ci suggeriscono letture personali e originali” – afferma Servillo “Questo è ciò che è accaduto qui. Paolo XI è un personaggio che ricorda figure importanti della drammaturgia anche teatrale, che ricorda un momento storico sotto uno shock terribile con un rapporto con Moro padre e figlio, e deve sopportare in maniera aspra e violenta, essendo un uomo di fede, il conflitto tra il senso della responsabilità e la misericordia. Questo racconto che va fin nei dettagli di affannosi tentativi di trovare una soluzione che sono stati sorprendenti per me alla lettura, perché non li conoscevo, quindi posso immaginare quanto lo saranno interessanti per il pubblico, è stata la cosa più affascinante da raccontare.”

“E’ stato per me un onore poter esserci e lavorare ancora con Marco Bellocchio. E’ stato un viaggio intenso e immersivo nella complessità dell’essere umano” – aggiunge infine Fausto Russo Alesi “Sono stato guidato da Marco nel cercare di restituire questo personaggio all’interno di questi 55 giorni in cui si dividi tra la ragione umana e la ragione di stato. Aldo Moro era un suo grande amico e maestro. E’ stato un viaggio bellissimo e doloroso perché è una tragedia collettiva che ci riguarda direttamente.”

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Emanuela Giuliani