“Warriors of Future” – Recensione: è già storia del cinema di Hong Kong

“Warriors of Future” – Recensione: è già storia del cinema di Hong Kong

Al Science + Fiction Festival, arriva l’ambizioso progetto sci-fi che potrebbe rilanciare quella che fu una capitale dell’innovazione cinematografica

Per il cinema di Hong Kong “Warriors of the Future” non è un film come gli altri, quello di Ng Yuen Fai è un tentativo ambizioso ed inedito di uscire dal piccolo recinto ormai obsoleto del genere action, del thriller d’autore, per abbracciare in toto la fantascienza, quella maggiormente connessa alle novità narrative del mondo videoludico, degli anime e dei manga.

Nulla di nuovo sotto il sole certamente, eppure questo film, presentato al Science + Fiction Festival, e che a breve sbarcherà in streaming su Netflix, è un prodotto di intrattenimento molto gradevole, avvincente, creativo, capace di essere molto potabile soprattutto per il pubblico occidentale.

Questo grazie ad un insieme di citazioni, collegamenti ed omaggi al meglio della cinematografia sci-fi e ai Blockbuster più amati degli ultimi decenni che non sconfina però mai nel plagio non dichiarato.

Non si può quindi negare che per l’ennesima volta, dall’Oriente arrivi qualcosa di fresco, genuino, stavolta probabilmente privo della caratura creativa a cui quello emisfero ci ha abituato negli ultimi anni, ma comunque superiore a gran parte delle offerte che il cinema e lo streaming ci ha dato negli ultimi anni.

“Warriors of the Future” chiariamo che all’inizio non è che parta proprio benissimo, ha infatti un incipit davvero troppo farraginoso, scontato, tra l’altro afflitto da una spiegazione che si sostituisce all’azione in modo abbastanza maldestro. Si vede chiaramente che Yuen-Fai viene soprattutto degli effetti visivi, dal momento che la sua regia è molto muscolare ma allo stesso tempo è anche abbastanza scontata all’inizio, così come lo sono anche i dialoghi, dato che la sceneggiatura di Ho-Leung e Tin-Shu bene o male pare spesso presa di sana pianta da una di quelle scartate dai tanti Action fantascientifici che non vedono mai veramente la luce. Poi però cambia marcia in modo perfetto.

Tutto è ambientato nell’anno 2055, dove la guerra è stata ad un passo dal creare un collasso totale a causa della tecnologia bellica, con robot e droni usati in modo massiccio, ed una lotta per la sopravvivenza spietata. Le poche risorse rimaste su un pianeta inquinatissimo sono state la base da cui è nato un nuovo ordine mondiale. Tuttavia l’arrivo di una meteora con all’interno una pianta aliena incredibilmente aggressiva, infestante e gigantesca, ha portato l’umanità a concepire la vita nella stratosfera, con la minaccia di avere la propria esistenza completamente distrutta da questa strana creatura, che è qualcosa di più di un mero parassita vegetale.

Ora, la missione di Tyler (Louis Koo), membro delle forze speciali B-16, è quello di guidare un team formato tra gli altri dall’amico Cheng (Sean Lau) e dalla recluta Kwong (Wan Guopeng) per sistemare una sorta di ordigno batteriologico nel cuore di Pandora (questo il nome della pianta aliena), di modo da ridurne l’espansione causata dalle precipitazioni.

Quella creatura infatti ha comunque l’incredibile qualità di assorbire ogni genere di inquinamento e di produrre ossigeno, qualcosa a cui non è possibile rinunciare. Tuttavia l’idea non piace per nulla a chi sul nuovo sistema di colonizzazione della stratosfera ha investito soldi e soprattutto ha guadagnato un immenso potere, come il Colonnello Sean Li (Nick Cheung).

Questi diventerà una sorta di nemesi, l’ennesimo ostacolo verso il compimento di una missione fondamentale per l’umanità e per la città, che altrimenti subirà un bombardamento che costerà la vita a centinaia di migliaia di civili inermi. Tra combattimenti, inseguimenti, lottando sia contro la pianta che misteriosi alieni che la colonizzano, costretti a vederci la anche con il meglio della tecnologia bellica impossesso a Sean Li, Tyler ed i suoi compagni saranno chiamati Ma tira fuori ogni possibile idea e ognuno c’ha del loro coraggio per agguantare successo finale. Ma faranno in tempo?

“Warriors of Future” è costato 56 milioni di dollari, un investimento non da nulla per il cinema di Hong Kong che cerca di recuperare terreno, dopo essere stata negli anni ‘80 e soprattutto anni ‘90 una sorta di La Mecca capace di cambiare in modo totale più generi cinematografici.

Ng Yuen-fai si affida ad alcuni dei volti più iconici del cinema di quell’angolo d’Asia, che si prestano ad un racconto che vive di una dimensione visiva magari incostante, ma sicuramente seducente. Vanta soprattutto una regia che quando innesta la marcia, è incredibilmente dinamica, con scene d’azione fantastiche. Siamo costantemente a metà tra il B movie puro e semplice e il kolossal fatto in casa.
Senza ombra di dubbio la valutazione finale non può essere che positiva, dal momento che “Warriors of Future”, per quanto da certi punti di vista soffra forse di una certa ridondanza, del non essere nulla di particolarmente innovativo anche dal punto di vista semantico, ha un’energia incredibile, alcune sequenze d’azione sono semplicemente perfette e soprattutto è presente anche un elemento gore molto interessante. Oltre ai già  città cult degli anni 80 e 90, si strizza anche l’occhio a “Cloverfield”, “Resident Evil”, “GI Joe”, “Final Fantasy”, “Humandroid”, e già questo fa capire come l’insieme sia assolutamente scevro da ogni legame con il piattume hollywoodiano che ha reso anche questo genere ormai una sorta di trappola per chiunque cerchi un minimo di creatività.

Molto difficile prevedere quale potrà essere fuori dai confini continentali il posizionamento sul mercato del 2020 del cinema made in Hong Kong, non fosse altro per come per esempio i vicini coreani hanno ormai creato un prototipo difficile da eguagliare.

Tuttavia se magari tutto questo fosse all’origine di una narrativa seriale, capace di incunearsi molto più stabilmente nell’immaginario collettivo, allora sicuramente potremmo avere di qui a brave, un altro corso creativo grazie al quale spingere un Occidente ormai pigro e senza alcuna motivazione, a rivedere le proprie priorità produttive.

Per ora dobbiamo accontentarci di questo “Warriors of Future”, che comunque ha incassato 110 milioni e ora si parla di vederlo su Netflix anche da noi, cosa che sicuramente aiuterà moltissimo ad arrivare ad un pubblico più ampio. La sensazione che possa sicuramente segnare un momento spartiacque, e certo sarà anche curioso vedere continuare magari in forma di saga questo interessante world building, connesso molto a anche a Modern Warfare e Halo, che ha anche la grande qualità di poter essere trasversale, di accontentare sia il pubblico under 25 e quello di chi è cresciuto con quei capolavori che oggi, se mandati in sala, farebbero un flop clamoroso.

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Giulio Zoppello