“Django”: un uomo senza sogni è perduto per sempre – alla Festa del Cinema di Roma la serie omaggio al classico di Corbucci

“Django”: un uomo senza sogni è perduto per sempre – alla Festa del Cinema di Roma la serie omaggio al classico di Corbucci

Presentata in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma “Django”, la nuova serie originale, Sky e CANAL+, omaggio e rilettura in chiave contemporanea dell’omonimo classico western di Sergio Corbucci, che esordirà nel 2023 in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW in Italia, Regno Unito, Irlanda, Germania e Austria e su CANAL+ in Francia, Polonia, Svizzera e Africa (e attraverso M7 nei Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Ungheria, Romania, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca).

Completamente girata in inglese, “Django” è una coproduzione italo – francese creata e scritta da Leonardo Fasoli (2Gomorra – La Serie”, “ZeroZeroZero”) e Maddalena Ravagli (“Gomorra – La Serie”), entrambi anche co-autori del soggetto di serie insieme a Francesco Cenni e Michele Pellegrini. L’ambizioso progetto è composto da dieci episodi, che vedono dietro la macchina da presa dei primi quattro Francesca Comencini (“Gomorra – La serie”), anche direttrice artistica della serie, mentre i seguenti sono diretti da David Evans (“Downton Abbey”) e da Enrico Maria Artale (“Romulus”).

“Prima di tutto, vorrei fare una brevissima dichiarazione in memoria di Masha Amini e in sostegno e solidarietà di tutte le ragazze coraggiosissime che Iran assieme ai ragazzi stanno lottando per la libertà” – esordisce la regista Francesca Comencini alla Press Conference della Festa del Cinema“Questo mi porta a svelare gli aspetti che da ragazza ho amato dei western degli anni ’70, film di rivolta e ribellione da sempre degli antieroi contro le forme di potere, refrattari, anarchici. Sono stati dei film, sia i western italiani che quelli americani, in quell’epoca in cui ero una ragazza e mi formavo andando al cinema, che hanno costruito un grande racconto, una favola nera per adulti, in cui quei registi sono stati in grado di parlare di quel tempo, di quei conflitti e di quello spirito di rivolta indomito. Questo mi hanno trasmesso ed è per questo che li ho amati molto. Film che sono stati delle leggende e che hanno avuto un ruolo importante per la mia formazione di ragazza ribelle direi.”

“Cosa mi ha portato a fare ‘Django’ e come mi sono rapportata? beh…noi sapevano che avevamo una tradizione per l’appunto leggendaria, e l’abbiamo rispettata e omaggiata cercando al tempo stesso, con gli sceneggiatori Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, di fare come loro, ovvero di parlare del nostro tempo utilizzando questa cornice, questo sogno di cinema smisurato che è il western, per dare un grande protagonismo ai personaggi femminili e raccontare anche qui una nuova tipologia di antieroe. Anche il nostro Django è un antieroe come i suoi predecessori, con forse delle crisi più intime legate a una sfera affettiva e ai codici dell’attuale virilità” – rivela la Comencini“Abbiamo raccontato un mondo senza frontiere, pieno di differenze in cui ognuno è il diverso di qualcun altro, con l’utopia che tutti e tutto siano accolti. C’è però chi invece ha paura di queste diversità e si chiude in un antagonismo magnificamente incarnato da Noomi Rapace, un personaggio femminile, altro elemento di grande interesse per me, al quale abbiamo cercato di donare profondità e complessità, domandoci cosa ci sia dietro questa sua ferocia, che, in un certo senso, ha rovesciato l’ordine patriarcale” – conclude – “Nella serie non c’è un messaggio, c’è semplicemente il tentativo di esplorare e raccontare bene con i mezzi del cinema le contraddizioni del nostro tempo e dei personaggi meno visti in questa città utopica di New Babilon, con un’opera che sia il più possibile accattivante e sorprendente, affrontando le complessità con un punto di vista personale.”

“Io ho amato il western prima di amare il cinema, e questo è stato il motivo determinate che mi ha fatto accettare un progetto del genere così entusiasmante e allo stesso tempo problematico” – svela il regista Enrico Maria Artale“E’ bastato veramente poco tempo per capire l’intelligenza dell’approccio di Francesca, prima di tutto sulla collaborazione dal momento che ha improntato questo rapporto con me e David Evans su un idea libertà. Ognuno infatti doveva sentirsi privo di condizionamento stilistico ed estetico perché tanto poi il processo sarebbe stato organico e la coerenza sarebbe venuta da se, con l’unica raccomandazione di andare al cuore delle vicende” – spiega Artale“All’interno di un racconto western che ha una mitologia ben codificata improntata su degli elementi spettacolari legati alla violenza, all’epica e tutto quello che rappresenta per gli Sati Uniti il western, qui invece forse è presente una volontà più europea che consiste nel cercare l’emozione dei personaggi, il melodramma, e di stare dentro la testa dei personaggi ancor prima che nella coreografia dell’azione. Questa è stata la linea guida del suo lavoro (della Comencini) e che ha trasmesso a tutti noi.”

“Ci siamo rapportati anche con il Django di Tarantino dal punto di vista della scrittura, in quanto anche il Django di Tarantino nella sua maniera spettacolare è un racconto politico ma non in senso ideologico, bensì una riflessione, come anche nel nostro caso, che parte da una situazione reale relativa alla popolazione nera dopo la fine della guerra civile americana, un’apparente vittoria ma di fatto una grande sconfitta” – dice la sceneggiatrice Maddalena Ravagli“E partendo da questo mette in scena dei personaggi che rispecchiano delle situazioni ancora esistenti oggi e di conseguenza potenzialmente universale.”

“Per noi Tarantino, e tutto il cinema western che abbiamo guardato come riferimento visivo, era assolutamente necessario. Il tentativo era proprio quello di cercare di trovare le chiavi per parlare di problemi che sentiamo vicino in un racconto, una sorta di fiaba” – aggiunge lo sceneggiatore Leonardo Fasoli“Tra i problemi che sentiamo vicini, c’è la contrapposizione di chi avverte l’identità e la cultura minoritaria come una possibilità di apertura, e chi invece come una possibile minaccia e si barrica dietro una guerra perenne. Un elemento questo che ci è sembrato molto contemporaneo.”

Libero adattamento, come detto, del cult movie di Sergio CorbucciDjango” è la storia di un uomo che, partito in cerca di vendetta, finirà per lottare per qualcosa di più grande nel Texas di fine 1800. Django raggiunge una città riarsa, sul fondo di un cratere: è New Babylon. Cerca gli uomini che hanno assassinato la sua famiglia, ma scopre che sua figlia Sarah è sopravvissuta e si trova sul posto. Ha ormai vent’anni e si appresta a sposare John Ellis, che di New Babylon è il fondatore; e in più, lei non vuole Django tra i piedi. Ma Django non è uomo da arrendersi, e non lascerà nulla d’intentato pur di avere un’altra possibilità con sua figlia, e forse anche per scoprire chi ha ammazzato la sua famiglia, e vendicarsene. Tre destini quelli di Django, Sarah e John, che si riveleranno essere avviluppati in un groviglio di sinistri segreti destinati a venire in superfice.

Matthias Schoenaerts, è il volto dell’iconico misterioso e sconosciuto pistolero Julian Wright, detto Django.

“Io credo che il personaggio di Django, o meglio, il suo modo specifico di pensare è come si continua a vivere quado si perde quasi tutto ciò che si ha di più caro, quasi tutto perché Sara ancora c’è” – afferma Schoenaerts“Qualcosa che oggi è ancora più pertinente data la realtà del mondo. Il desiderio di Django altro non è che riuscire a cogliere la sua ultima possibilità e di esprimere l’amore nei confronti dell’unica persona che gli è rimasta, e questo, come ha detto Francesca, è una crisi molto personale.”

Ad affiancare Schoenaerts, Nicholas Pinnock nei panni di John Ellis, il visionario fondatore di New Babylon, Lisa Vicari, in quelli di Sarah, la figlia di Django, e Noomi Rapace nel ruolo della potente e spietata nemica di Ellis, Elizabeth Thurmann. Ed è proprio lei a rappresentare uno dei personaggi più interessanti. Il villain dal perfetto e magnetico carisma che non ha nulla da invidiare e far rimpiangere a quello che poteva essere un antagonista maschile. Elizabeth è la Signora di Elmdale, la città dei ricchi in cui i bianchi proteggono ancora i propri privilegi, nonché sorellastra di John, cresciuta provando per lui sentimenti contrastanti. Da un lato infatti lo vede come frutto della lussuria del padre e causa della follia della madre; dall’altra, è l’unico uomo che abbia mai amato. Per Elizabeth, John è l’incarnazione del Male e un maestro nel manipolare le persone. Per questo si è data al timore di Dio e ai valori puritani a tal punto da considerare suo dovere ripulire il mondo da John, e da quel nido di peccatori che considera essere New Babylon.

“Prima di tutto devo dire che è un onore essere qui per me oggi, con queste persone fantastiche ed essere seduta vicino a Francesca Comencini” – dice Noomi Rapace“Fin dal primo contatto mi ha detto cosa voleva esplorare con il personaggio di Elizabeth, e quando ho sentito Leonardo e Maddalena parlare ho capito che avevano aperto una porta alla possibilità di creare un personaggio che avesse una complessità molto rara. Volevano intraprendere un viaggio e mi hanno invitata a partecipare con loro. Abbiamo iniziato ad approfondire le motivazioni di odio, atti brutali e violenti di una figura che a prima vista è soltanto una persona cattiva, è il male, ma che poi scavando si capisce il perché è arrivata a quell’estremismo. Ho trovato questo molto interessante perché diventa lo studio profondo della psiche di qualcuno e non soltanto l’interpretazione del cattivo. E’ stato un processo di collaborazione e mi ha piaciuto tantissimo mettere in vita questo personaggio.”

Tra gli altri interpreti: Jyuddah JaymesBenny O. Arthur e Eric Kole nei panni dei figli di John EllisTom Austen in quelli del cowboy Eljiah Turner.

Le riprese si sono svolte in Romania, tra Racos, Bucharest e l’area del Danubio, e a produrre “Django”, che in un certo senso, mostra la genesi dell’iconico protagonista, per Sky e CANAL+ da Cattleya Atlantique Productions (parte di Mediawan) e co-prodotta da Sky Studios e CANAL+, in collaborazione con STUDIOCANAL e Odeon Fiction e con il sostegno del Ministero della Cultura italiano e del governo rumeno.

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Emanuela Giuliani