“L’Ombra di Caravaggio” – Recensione – Press Conference: Michele Placido racconta le contraddizioni e i tormenti del suo Caravaggio

“L’Ombra di Caravaggio” – Recensione – Press Conference: Michele Placido racconta le contraddizioni e i tormenti del suo Caravaggio

Presentato oggi, 18 ottobre, in anteprima mondiale alla 17esima edizione della Festa del Cinema di Roma, in programma fino al 23 ottobre, “L’Ombra di Caravaggio” di Michele Placido che, a sei anni di distanza dalla regia di “7 Minuti”, torna dietro la macchina da presa per esplorare l’intricata e avventurosa esistenza di uno degli artisti più complessi e amati dall’aristocrazia e dal popolo, ovvero Michelangelo Merisi in arte Caravaggio.

Ribelle e inquieto, devoto e scandaloso, indipendente e trasgressivo, il Caravaggio che Placido mette in scena è un artista maledetto dal talento assoluto, ma soprattutto una rockstar ante litteram, un rebel without a cause costretto ad affrontare gli inquietanti risvolti di una vita dissoluta, in cui genio e sregolatezza convivono per regalarci un personaggio fuori dal tempo.

Icona affascinante e universale, Placido racconta le profonde contraddizioni e oscurità del tormento impenetrabile di un uomo che ha sempre cercato, trovato e visto Dio nelle persone più umili e nel degrado che circondava loro e lui stesso.

Italia 1600. Michelangelo Merisi è un artista geniale e ribelle nei confronti delle regole dettate dal Concilio di Trento che tracciava le coordinate esatte nella rappresentazione dell’arte sacra. Dopo aver appreso che Caravaggio usava nei suoi dipinti sacri prostitute, ladri e vagabondi, Papa Paolo V decide di commissionare a un agente segreto del Vaticano una vera e propria indagine, per decidere se concedere la grazia che il pittore chiedeva dopo la sentenza di condanna a morte per aver ucciso in duello un suo rivale in amore. Così l’Ombra, questo il nome dell’investigatore, avvia le sue attività di inchiesta e spionaggio per indagare sul pittore che – con la sua vita e con la sua arte – affascina, sconvolge, sovverte. Un’Ombra che avrà nelle sue mani potere assoluto, di vita o di morte, sul destino di un genio.

“Il film, come tutta l’Italia, ha ovviamene risentito del Covid. La lavorazione è stata interrotta e quando abbiamo ripreso abbiamo guardato al futuro con la consapevolezza di avere un gioiello da continuare a coltivare” – dichiara Michele Placido nel corso della press conference – “Dal punto di vista tecnologico è stato un lavoro ancora più intenso e meticoloso, così come per le musiche, i costumi e il doppiaggio. Sandro Petraglia e Fidel Signorile, alla sceneggiatura, mi hanno dato la giusta idea, ovvero di non fare una biografia di Caravaggio ma qualcosa di diverso, per l’appunto l’Ombra che cerca di scoprire cosa c’è dietro la sua pittura.”

Partendo dagli ultimi anni di Caravaggio, interpretato da un oltremodo convincente Riccardo Scamarcio e che lo vede rifugiarsi a Napoli in attesa del perdono papale, Placido fa vivere allo spettatore il travagliato percorso dell’eccelso pittore attraverso gli occhi, i pensieri e le indagini dell’Ombra, dal volto di un altrettanto impeccabile Louis Garrel. Un nome con cui viene identificata la figura dell’inquisitore dell’attore francese, in riferimento al suo agire per conto del Papa e all’oscurità dell’animo di Caravaggio. Un’ombra per l’appunto che si muove tra i toni chiaro scuro che contraddistinguono la pittura di Caravaggio nonché l’intera narrazione e rappresentazione scenica del film e gli eventi salienti. Dalla ricerca della verità e fede da parte dell’iconico artista tra e nel popolo, ai conflitti con la Chiesa, fortemente contraria al fatto che Caravaggio per ritrarre le immagini sacre si ispirasse ai visi di prostitute e individui malfamati, e che trasmetteva pienamente la filosofia e il temperamento del pittore, chiave di lettura dei suoi inestimabili e intensi capolavori.

“L’ombra del Caravaggio è un prete integralista. Io non sono cattolico, ma la cosa che mi interessava di più era quella di vedere un film su un pittore, oggi considerato tra i più grande, e come lui fosse considerato all’avanguardia, perché il film è la storia di un artista all’avanguardia.” – spiega Garrel.

“Al di là di alcuni fatti storici, non avevamo a disposizione molti elementi per capire come era Michelangelo Merisi” – afferma Scamarcio“Abbiamo sicuramente dei punti di contatto io e lui, soprattutto il fatto di essere due provinciali, e di essere arrivati a Roma mossi da una passione autentica, che per me è quelle del cinema e della recitazione e per lui quella della pittura. L’ispirazione vera comunque me l’ha data Michele quando abbiamo parlato due anni prima di iniziare le riprese, perché aveva un’energia negli occhi, una febbre, un’urgenza che mi ha trasmesso. Ho pensato che questo personaggio fosse come Elvis Presley, nella mia testa il mio riferimento è stato Elvis. ho pensato fosse un ragazzo di provincia con una grande energia, passione, talento e rigore nei confronti di questa arte, la pittura. Dobbiamo pensare che in quell’epoca la pittura era il mainstream, non essendoci radio, televisione e cinema i quadri erano potentissimi perché parlavano all’inconscio delle persone, le condizionavano. Quest’uomo è stato il primo ha rappresentato le immagini sacre, il paradiso, i santi in un modo totalmente diverso, partendo da un fondo nero e usando la luce in maniera magistrale” – prosegue Scamarcio – “Ci siamo naturalmente concentrati sulla vita del personaggio, e io ho cercato di dargli quella stessa febbre che ho visto negli occhi di Michele e che a volte ho anche io quando mi infervoro e cerco di esprimere il mio pensiero, e faccio delle cose che vanno controcorrente prendendomi le mie responsabilità, ma nello stesso tempo, donandogli anche un lato fragilissimo, perché penso che in tutti i grandi artisti questo dualismo sia fondamentale.”

Nel cast anche Isabelle Huppert, Micaela Ramazzotti, Tedua, Vinicio Marchioni e Lolita Chammah, ai quali si aggiungono Alessandro Haber, Moni Ovadia, Brenno Placido, Maurizio Donadoni, Lorenzo Lavia, Gianfranco Gallo e tanti altri.

“Per quanto mi riguarda Costanza è sicuramente un personaggio davvero incredibile. Lei conosce Caravaggio da quando è bambino e lo accompagna attraverso tutti gli stadi della sua vita e tutte le fasi dell’amore e dell’affetto. Inizialmente si tratta di un amore materno poi di un amore più estetico” – afferma Isabelle Hupert“Forse lei davvero riconosce la sua supremazia estetica e la portata politica della sua opera. Tutto sommato lei si identifica nella ribellione di questo artista, nella sua volontà di trasgredire in cui riconosce qualcosa di se stessa. Io credo che Caravaggio sia un personaggio shakespeariano, percepiamo attraverso la sua vita le forze del bene, del male, della giustizia, della trasgressione presunta proprio come in un’opera di Shakespeare. Vedo anche un personaggio un po’ di Dostoevskij, che ci pone la domanda della vita, della morte, della legittimità, della rivolta, e fino a che punto questa può spingerci e sorprenderci come è successo nella vita di Caravaggio. Sicuramente Costanza è una figura affascinante perché evoca delle fantasie letterarie, poetiche, estetiche, e Caravaggio ha compiuto una vera rivoluzione estetica nella sua epoca. Se Caravaggio si trovasse nei giorni d’oggi forse metterebbe parte la sua vocazione artistica e si schiererebbe con gli oppressi, ed ecco per la sua opera è politica.”

Un racconto che senza alcun dubbio Placido fa suo, dando vita con “L’Ombra di Caravaggio”, nelle sale dal prossimo 3 novembre distribuito da Lucky Red, ad un ‘ritratto personale’ da cui ci si aspettava decisamente molto di più, e che di conseguenza, considerando i 14 milioni di euro totali e i 4 anni impiegati per la produzione e lavorazione, soddisfa tuttavia solo in parte le alte ambizioni.

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Emanuela Giuliani