“Everything, Everywhere, all at Once” – Recensione: il mistero, la fine e l’inizio di noi stessi all’interno di un bagel

“Everything, Everywhere, all at Once” – Recensione: il mistero, la fine e l’inizio di noi stessi all’interno di un bagel

Dopo aver conquistato le sale e il botteghino statunitensi, il 6 ottobre arriva finalmente sul grande schermo dei cinema italiani: “Everything, Everywhere, all at Once”, il film definitivo sul multiverso diretto dal duo dei visionari registi The Daniels, con le icone Michelle Yeoh (“La Tigre e il Dragone”, “Shang-Chi”) e Jamie Lee Curtis (“Halloween”, “Una poltrona per due”).

Una folle commedia prodotta dai fratelli Russo, A24 e Ley Line Entertainment che vede inoltre tra gli interpreti principali la sorprendente Stephanie Hsu (“Shang-Chi”), e il mitico Ke Huy Quan, volto degli amatissimi Data (“I Goonies”) e Short Round (“Indiana Jones e il tempio maledetto”), che a distanza di 40 anni torna sulla scena.

Qui l’Incontro Stampa con Ke Huy Quan: “Everything Everywhere All At Once”: il protagonista Ke Huy Quan racconta la folle commedia – L’Intervista

Evelyn Wang (Michelle Yeoh) gestisce una piccola lavanderia a gettoni, ha una figlia adolescente che non capisce più, un padre rintronato e un matrimonio alla frutta. Un controllo fiscale di routine diventa inaspettatamente la porta attraverso cui Evelyn viene trascinata in una avvincente e coloratissima avventura nel multiverso più innovativo e divertente mai visto al cinema. Chiamata a salvare il destino di questi mondi paralleli, Evelyn dovrà attingere a tutto il suo coraggio per sconfiggere un nemico all’apparenza inarrestabile e riportare l’armonia nella sua famiglia.

Una storia completamente folle, brillante, travolgente, entusiasmante sia visivamente che emotivamente quella di “Everthing, Everywhere, all at Once” che nasconde nella sua frenetica e ricca narrazione non solo citazioni, omaggi e riferimenti di ogni genere cinematografico, bensì un concetto estremamente veritiero, spiegandone il pensiero attraverso una metafora non così lontana dalla realtà.

Suddiviso in tre parti, ovvero ‘Everythin’, ‘Everywhere’ e ‘All at Once’, nel film, da non perdere, ogni universo corrisponde ad una vita frutto di una nostra scelta sbagliata.  Ipotetiche esistenze vissute da altre versioni di noi stessi che vivono seguendo la decisione opposta a quella presa, mostrando come sarebbe stato e alimentando così le angosce, i rimorsi, le frustrazioni e i dubbi per aver preso una strada infelice. Micro – mondi che prendono vita dalla visione negativa di ciò che ci circonda, e che ci spinge di conseguenza, per la paura di metterci alla prova ed affrontare sfide sconosciute, a cambiare rotta, o semplicemente a rimanere ancorati ed accontentarci di una vita priva crescita, realizzazioni e gratificazioni. Fallimenti la cui responsabilità è da attribuire in ogni caso sempre e solo a noi stessi, e le cui sofferenze ed emozioni legate alla rabbia, alla delusione e rassegnazione, presto o tardi imploderanno.

Ma cosa accadrebbe se invece del lato negativo ci concentrassimo sul lato positivo di ogni evento e situazione? Senza alcun dubbio la visione cambierebbe radicalmente e riusciremmo finalmente a vedere la luce della speranza. Una forza interiore che impedirebbe di essere inghiottiti da quell’enorme buco nero che è il caos, convinti che la pace sia alla fine di tutto. A differenza di quanto si possa pensare infatti, la pace si trova all’inizio di ogni cosa, dove quella particolare serenità ci permette di superare la nostalgia di ciò che poteva essere e non è stato, di apprezzare e assaporare fino in fondo il bello di ciò che disprezziamo, per renderci conto infine che la felicità invece è proprio quella.

E così, stratificando ogni sorta di genere “Everything, Everywhere all at Once”, tra una scena d’azione e l’altra, con la dovuta buona dose di bizzarrie, cultura pop, ironia, intrattenimento e sarcasmo, senza imposizioni e pretese, scava in profondità sottolineando la piccolezza dell’umanità, e l’impossibilità, nonostante la visione ottimistica, di salvare chi ci è accanto, la cui vita è stata inevitabilmente segnata dalle nostre scelte e visioni. Ognuno di noi ha la facoltà di decidere se scomparire definitivamente in un ‘bagel’ – questa la forma che viene data al caos nel film – o riavvolgere in qualche modo il nastro della propria vita semplicemente per comprenderne gli propri errori e poter proseguire, accentandoci e amandoci con la consapevolezza che ogni azione ci ha portato ad essere ciò che siamo. Messaggi e tematiche che, tenendo presente l’attuale periodo, pesano ancor di più e che non bisogna affatto sottovalutare.

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Emanuela Giuliani