“Un Couple”: Frederick Wiseman presenta a Venezia 79 la relazione tra Leo e Sofia Tolstoj

“Un Couple”: Frederick Wiseman presenta a Venezia 79 la relazione tra Leo e Sofia Tolstoj

Girato in 23 giorni, nel maggio del 2021, nel giardino La Boulaye, sulla Belle Île, a largo delle coste della Bretagna – la troupe era composta da sei persone e un’attrice – “Un Couple” di Fredrick Wiseman, arriva alla 79esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il film racconta la relazione tra Leo Tolstoj e sua moglie, Sofia, i quali furono sposati per trentasei anni ed ebbero tredici figli, nove dei quali sopravvissero. Entrambi tenevano un diario, e anche se vivevano insieme, nella stessa casa, si scrivevano spesso delle lettere. Leo Tolstoj leggeva i loro diari ad alta voce agli ospiti invitati alle cene, nonostante ciò, erano una coppia problematica: spesso litigavano ed erano molto insoddisfatti l’uno dell’altra, anche se di tanto in tanto godevano di intensi momenti di riconciliazione.

“Un Couple”, in particolare, è un monologo di Sofia sulle gioie e i dolori della loro vita insieme, liberamente tratto dalle lettere che si scrivevano e dalle pagine dei loro diari. Le scene sono state girate sulle scogliere, sulle spiagge e nel giardino in piena fioritura primaverile. Gli animali, gli insetti, i fiori, gli alberi e i suoni del giardino sono anch’essi protagonisti del film, con Nathalie Boutefeu a incarnare Sofia.

“C’eravamo incontrati ed eravamo diventati amici” – dichiara il novantaduenne sceneggiatore e regista riferendosi a Nathalie Bouefeu che aveva precedentemente diretto in ‘Emily Dickinson’“Cercavo un nuovo progetto da realizzare insieme a Nathalie, e secondo me questo era adatto a noi due. Ciò che mi piace del monologo è che è l’opposto di ciò che faccio nei documentari, dove cerco di creare un mondo attraverso le parole di centinaia di persone, nei monologhi invece, creo un mondo solo con una persona. E’ lo stesso sforzo ma in forma diversa. Mi piace inoltre lavorare a teatro anche se non ne ho fatto molto, e mi piace soprattutto lavorare con Nathalie.”

“Abbiamo fatto una scelta e discusso su cosa avevamo scelto. Lo abbiamo messo per iscritto e poi Nathalie ha aggiunto delle cose rendendo il francese più contemporaneo” – prosegue Wiseman“Sofia aveva lavorato a stretto contatto con il marito e aveva copiato i suoi manoscritti. Fin dall’inizio avevo deciso di girarlo all’aperto e scelto un paio di posti. Ricordavo questo giardino La Boulaye sulla Belle Île, e la protagonista dedica la sua vita a coltivare quel giardino che diventa un altro personaggio. Il giardino è uno splendore, è bellissimo ma anche sotto la superficie esiste una realtà che è sempre presente” – e aggiunge“Sono stato invitato a mostrare il film in Russia, al Festival di San Pietroburgo, ma ho rifiutato per via della guerra in Ucraina. E’ stata una decisione lacerante perché sarebbe stati bellissimo mostrare il film in quel festival, ma non hanno espresso il loro dissenso nei confronti del governo russo per il conflitto, quindi non l’ho inviato.”

“Abbiamo letto insieme circa tremila pagine di Tolstoj, e ciascuno di noi ha fatto una selezione, poi ci siamo incontrati e Fred ha scelto i passaggi che entrambi amavamo di più” – spiega Nathalie Boutefeu“E’ stato reso contemporaneo e spero che si senta. Era molto importante che fosse un film che non raccontava il passato, bensì che affrontasse le tematiche che l’uomo ha sempre affrontato. Il film è il risultato di migliaia di ore di conversazione e scambi con Fred sulla selezione dei testi e sui testi stessi, sulla vita, il latto creativo, la coppia, la libertà e su cosa significa vivere in due quando ognuno ha la propria indole creativa. Sono tematiche di cui abbiamo discusso lungamente insieme. Questa coppia rappresentava perfettamente tutti i temi che riguardano l’amore, la creatività, la creazione, era un esempio concreto tutti questi argomenti che abbiamo sollevato insieme. Credo che in realtà Sofia Tolstoj non sia molto conosciuta, malgrado il ruolo importante che ha svolto, è sempre rimasta nell’ombra, si conosce solo lui, ma la sua figura è stata altrettanto fondamentale nel processo creativo del marito e anche per l’ispirazione che ha dato al marito, e noi volevamo concentrarci su questo spetto.”

“Immagino che anche lei avesse un carattere difficile, quasi quanto quello del marito, è ambivalente ed è profondamente innamorata di quest’uomo, ma poi nel corso degli anni sviluppa questo senso di delusione e comincia a nutrire del rancore nei suoi confronti, anche lei quindi è caratteriale come lui. Non è una santa che ha sposato un demone. Sono due demoni che vivono insieme, e volevamo anche indagare questi aspetti più oscuri che come sempre vanno di pari passo con i chiari” – conclude Nathalie Boutefeu.

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Emanuela Giuliani