“Argentina, 1985”: Nunca más! Un paese senza democrazia e giustizia non è libertà

“Argentina, 1985”: Nunca más! Un paese senza democrazia e giustizia non è libertà

Alla 79esima Mostra del Cinema della Biennale di Venezia, è il giorno di Santiago Mitre e del suo “Argentina, 1985”, ispirato alla storia vera dei procuratori Julio Strassera, Luis Moreno Ocampo e del loro giovane team legale che in una battaglia alla Davide contro Golia, sotto costante minaccia, hanno avuto il coraggio di indagare e perseguire la più brutale dittatura militare argentina di sempre, quella di Jorge Rafael Videla.

Uno scontro, un processo pubblico durissimo fin ora mai raccontato sul grande schermo, al termine del quale, contro ogni aspettativa e in una corsa contro il tempo, i vertici militari furono condannati per le atrocità commesse durante il regime, sancendo così di fatto, l’inizio della democrazia in Argentina.

Accolto da sinceri appalusi e una profonda e intensa commozione, Mitre, autore anche della sceneggiatura assieme a Mariano Llinás, con “Argentina, 1985”, porta al Lido il dramma dei desaperecidos, attraverso la narrazione di un evento purtroppo non da tutti conosciuto, fondamentale non solo per l’Argentina, bensì per il mondo intero.

Nunca más! Mai più!, è questa la frase gridata all’unanimità al termine del processo, ed è questa che continua a risuonare nella mente una volta finito il film e usciti dalla sala, così come le testimonianze dei sopravvissuti e dei familiari di coloro mai tornati, che, nonostante tutto, non perdono la speranza di poter rivedere i propri cari, o per lo meno, di avere la possibilità di poter piangere sul loro corpo.

Nunca más! Due semplici parole maledettamente attuali considerando il delicato momento storico che tutti noi stiamo vivendo, con il sogno un giorno, di non doverle mai più pensare e urlare.

C’è emozione, commozione, rispetto per le vittime di quelle insensate violenze, alla cui base c’è sempre il voler dimostrare e affermare il proprio potere attraverso il controllo e l’annientamento, fisico e psicologico, altrui. Una ferita del popolo argentino e del mondo che non smetterà mai di sanguinare, e la cui memoria deve essere custodita, ricordata e condivisa con doverosa attenzione e cura dalle generazioni presenti e future.

“Il processo dell’’85 è molto importante per l’Argentina, che in un certo qual modo inaugura la democrazia e condanna la violenza. Secondo noi il cinema doveva raccontare tutto questo e siamo orgogliosi di essere stati i primi ad averlo fatto e di poter presentare questa storia al mondo” – spiega Santiago Mitre“Sul perché invece non sia stato realizzato prima proprio non lo so. Forse aveva bisogno di tempo e di risorse” – in riferimento all’attentato avvenuto il 2 settembre a Cristina Kirchner, vicepresidente dell’Argentina dice – “Siamo venuti a conoscenza dell’attentato al vicepresidente, quando stavamo scendendo dall’aereo e siamo arrivati qui. E’ stato un vero e proprio shok per noi. Si tratta senza dubbio di un evento orribile e non pensavano sarebbe potuto succedere. Credevamo che il processo del 1985 avesse posto fine alla violenza come possibile risoluzione ai conflitti politici. Noi ci opponiamo fermamente a questo e pensavamo che quel Nunca más sarebbe stato qualcosa di duraturo, purtroppo invece non è così. Non eravamo preparati e non ci aspettavano questo.”

“Nel film la ricerca effettuata da tutti i procuratori è stata limitata ad una serie di eventi che sono avvenuti nel 1985, ma effettivamente ci sono state molte indagini e molti crimini che sono sorti in un secondo momento. Tuttavia come detto, abbiamo circoscritto il tutto a quel periodo preciso” – continua Mitre“Per quanto riguarda il tono comico presente nel film, è legato a qualcosa che abbiamo scoperto durante la lavorazione. Forse era un modo di essere di alcuni di noi che hanno trasmesso e abbiamo voluto mantenere.”

“Il cinema consente di raccontare le proprie storie, di poter riflettere e mantenere vivi i ricordi. C’è una frase che viene detta nel film ‘la prima battaglia succede sul campo reale, la seconda battaglia succede nel ricordo’, ecco, come detto, grazie al cinema possiamo mantenere vive determinate situazioni che sono importanti adesso e lo saranno sempre” – spiega Mitre“Questo film parla dell’Argentina e all’Argentina, ma anche del mondo e a tutto il mondo. Nell’’85 c’erano molte persone che sapevano ed altre che non volevano sapere, e il processo è riuscito ad amplificare il livello di atrocità perpetrate durante la dittatura. E’ stato il modo di costruire un nuovo paese basato sul rispetto per le istituzioni e dell’umanità cosa che è stata portata avanti fino ad oggi e noi, come argentini, dobbiamo essere orgogliosi di tutto questo. Il cinema ha la possibilità di collaborare e contribuire a questo. Il processo è stato qualcosa di miracoloso e io come argentino mi emoziono, è stato davvero un onore poter fare questo film.”

“Dopo tutto quello che è successo, forse qualunque momento sarebbe stato sicuramente adeguato per raccontare questa storia, ma finalmente è arrivato ed è stato possibile. Un paese senza democrazia e senza giustizia non è libertà” – aggiunge la produttrice Agustina Llamb Campbell.

“’Argentina, 1985’ è un film su qualcosa che è successo in Argentina, sulla fragilità della democrazia, e non c’è democrazia senza giustizia” – spiega il produttore Federico Posternak“Nel mondo in cui stiamo vivendo si può chiaramente vedere il bisogno di un impegno, di una giustizia che ci permetta di vivere e sentire la nostra libertà individuale.”

A guidare il cast uno straordinario Ricardo Darín nei panni di Julio Strassera, Juan Pedro Lanzani, in Luis Moreno Ocampo, e Alejandra Flechner ne la moglie di Strassera.

“La storia secondo noi, riflette quello che è stato uno dei processi della storia della Repubblica Argentina che ha una risonanza in tutto il mondo e sulle generazioni attuali e future. Bisogna sapere e recuperare la dignità, non bisogna gettare la spugna ma guardare avanti con la verità e la giustizia. Secondo me si tratta di due punti di vista molto importanti. La proiezione verso il futuro, parlando di qualcosa che è successo in passato” – afferma Ricardo Darín“Per quanto riguarda invece l’umorismo presente, malgrado la durezza dei punti oscuri del film, ci sono situazioni molto più rilassate e tranquille, e probabilmente è vero che è stato difficile costruire tutto il team dei procuratori perché in quel momento nessuno voleva farsi carico di tale impegno e compito così difficile. Un altro punto che ha me interessa molto del film è il fattore umano molto forte e concreto, per questo dico che i giovani sono importanti ed è il loro futuro.”

“Io ho lavorato moltissimo con Santiago all’inizio. Quando ho letto per la prima volta la prima versione della sceneggiatura mi è piaciuta tantissimo, e le diverse versioni miglioravano sempre di più” – dice Ricardo Darín“Si tratta di una piattaforma inimmaginabile per gli attori, perché quando si ha una storia e la vede disegnata e scritta in modo così intelligente effettivamente è molto più semplice lavorare. Dal punto di vista del rapporto con il personaggio, con Santiago abbiamo avuto l’idea di non copiare Strassera ma di cercare la nostra strada rispettando alcune sue caratteristiche. Parlare del senso dell’umorismo che lui utilizzava come una sorta di catarsi all’interno del suo gruppo, ha fatto sì che noi potessimo lavorare anche secondo questo punto di vista ed è stato ancora più bello, anche perchè ci siamo resi conto che funzionava.”

“Gli attori e le attrici si preparano sempre per affrontare il film facendo delle ricerche, a volte in modo cosciente a volte in modo meno concreto e visibile” – spiega Alejandra Flechner“Io l’ho vissuta questa storia, ero una ragazza molto giovane avevo poco più di vent’anni ed ero abbastanza cosciente su quanto stava accadendo. Il processo è un evento storico anche a livello internazionale, ed ha mostrato dei punti fino ad allora nascosti. Ho vissuto la dittatura quando ero adolescente, la vivevo a scuola e la mia preparazione è come se fosse tatuata sul mio corpo, a volte non te ne rendi nemmeno conto che è dentro di te, per questo sono molto orgogliosa di poter rappresentare questo film che sento necessario dal momento che il passato illumina il presente e viceversa il presente illumina il passato. Questo processo è presente tutt’ora, poiché i processi umanitari sono tutt’oggi presenti in Argentina” – prosegue – “Ho letto la sceneggiatura è mi è sembrata fantastica con un’intelligenza suprema. Quando si tratta di una situazione come questa è facile recitare, ed è stato bellissimo poter mostrare anche i momenti di intimità di Julio Strassera, questo mondo familiare in cui non è un procuratore ma una persona, un essere umano con le proprie paure e una donna così autonoma indipendente che lo mette in discussione e lo spinge sul trampolino per lanciarsi.”

“Io non ho vissuto la dittatura sono nato dopo, ma so qualcosa in merito all’umanità, e quando ho letto la sceneggiatura mi è arrivato qualcosa di molto chiaro. Mi sono reso perfettamente conto della situazione, ho avuto un impatto molto forte con quanto successo ed è un evento che ha segnato profondamente il nostro paese” – conclude infine Juan Pedro Lanzani“Per quanto riguarda Luis Moreno Ocampo il mio personaggio, devo dire che ho sentito un forte impegno nel raccontare questa storia quando sono stato chiamato ad interpretarlo. E’ un onore grandissimo poterlo fare e guardarci negli occhi fra noi attori essere umani girando le scene è stato ancora più bello perché lo sentivamo, lo vivi e lo percepisci è qualcosa di tangibile cosa è buono e cosa è cattivo. Con Santiago abbiamo lavorato molto sui testi e ci sono state delle variazioni, io ho cominciato a modificare il mio modo di parlare e vestire anche a casa. Abbiamo fatto un lavoro meraviglioso e molto umano.”

“Nunca más!”

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Emanuela Giuliani