Adriano Falivene all’Ariano International Film Festival: “La cultura muove tutto”

Adriano Falivene all’Ariano International Film Festival: “La cultura muove tutto”

Noto al grande pubblico per il ruolo di Bambinella, nella serie RaiIl Commissario Ricciardi”, Adriano Falivene è stato ospite della decima edizione dell’Ariano International Film Festival, in programma dal 1° al 7 agosto 2022.

L’arrivo del poliedrico attore, giovedì 4 agosto, nel centro della suggestiva cittadina di Ariano Irpino, ha lasciato il segno. Accompagnato dalle immancabili clavette e dalla classica bombetta alla Chaplin, Falivene ha portato la sua arte per le strade e nel teatro dove è stato organizzato l’incontro. Energia, passione e un amore infinito per ciò che fa, e che sogna di insegnare, diffondere e usare, perché no, a fin di bene, sono i tratti che più lo caratterizzano. E che lo rendono un artista davvero encomiabile.

Durante la serata, condotta da Antonio Perna, noto come Big Wave, racconta dei suoi inizi: “Al liceo artistico, Mtv proponeva un tema ai ragazzi, che poi dovevano sviluppare in tre gruppi. Ne venne fuori un vero e proprio spettacolo. Già dal liceo, ho così scoperto la possibilità di concretizzare un lavoro fatto di emozioni. Ci chiamano gli atleti del cuore”. E di cuori, Falivene ne ha toccati tanti. Non solo con la sua Bambinella, delicata, vulnerabile, ironica e assolutamente indelebile, ma anche con i vari ruoli affrontati nel corso della carriera. Come non ricordare infatti la statua color antracite, alla quale si rivolge Hilary Swank, nella serie di Danny Boyle, “Trust”? O l’irresistibile Gnegno di “Dignità Autonome Di prostituzione”, che ti conquista con i suoi buffoneschi atteggiamenti, prima di travolgerti come un fiume in piena con il suo malinconico monologo. L’attore sottolinea quindi la bellezza insita nell’interpretare un clown, al quale è concesso sbagliare e far sorridere, a dimostrazione di quanto valore ci sia nell’imperfezione, nella spontaneità.

Tra i suoi miti, Buster Keaton, Charlie Chaplin, hanno inventato il cinema che conosciamo oggi. E io dico, soprattutto ai giovanissimi, di guardare la loro filmografia per intero. Vi assicuro che vi darà una dipendenza vera e propria. Se potessi mi tatuerei tutti i fotogrammi dei film di Chaplin”. La sua è la risposta a un’esigenza personale. Ed è evidente, da ogni singola parola e vibrazione che emana, quanto e come il teatro, la recitazione, siano, per Falivene, aria pura.

Non a caso, ha un sogno, che abbraccia passato, presente e futuro. Un sogno a cui è impossibile rimanere indifferenti, se solo si ascolta il modo in cui viene presentato e desiderato. “A teatro, sogno di avere la possibilità di gestire uno spazio. Ce ne dovrebbe essere uno per ogni mille abitanti, ma ce ne sono veramente pochi. Io vengo da Pianura, un quartiere della periferia di Napoli. Ci sono luoghi abbandonati a loro stessi, a livello imprenditoriale, ma la cultura muove tutto. C’è la formazione, c’è il cartellone, e il mio sogno è un Globe, per restituire a questi luoghi una gestione fatta anche da artisti e non solo da burocrati. Oggi la produzione artistica è messa da parte per quella commerciale”.

Quando si passa a parlare dei suoi lavori, Falivene non può non cominciare dalla sua Bambinella. “Ho ancora i brividi. A differenza degli altri personaggi, in cui c’è sempre qualcosa di costruito, nel senso buono, di farina del mio sacco, con Bambinella è stato un conoscere il personaggio, farlo entrare dentro di me. La considero la personificazione di tutto ciò che amo nelle donne; ho pensato alle donne che mi hanno dato amore nella mia vita, a mia nonna, mia madre, mia sorella. Per me è stato un dono del cielo”. E tutto ciò è stato possibile grazie a Maurizio De Giovanni, autore di importanti serie letterarie, quali “Il Commissario Ricciardi”, I Bastardi di Pizzo Falcone e Mina Settembre, a cui viene rivolto un saluto speciale. “E D’Alatri è un regista eccezionale, è un’eccezione nel vero senso del termine. Lui vede gli attori a teatro, poi li richiama e li propone in Rai. Dal primo momento, ho conosciuto una persona che è una speranza. Quando vide, al Bellini, Dignità Autonome Di Prostituzione, aveva già in mente che, quanto visto in camerino, sarebbe stato quello che succedeva in casa con Maione. Bambinella è l’analogia in una fase di trasformazione. Ecco perché c’è qualcosa di Gnegno in Bambinella, perché è proprio grazie a Gnegno che sono arrivato a Bambinella”.

“’Trust’ e ‘Il Commissario Ricciardi’ sono due grandi occasioni, arrivate in un momento in cui temevo di dover mollare” – prosegue l’artista – “Non che avessi un reale piano B. Dopo tre provini, ho conosciuto Danny Boyle. Quando arriva un’occasione del genere, puoi solo ringraziare. Io la vedo un po’ come una chiusura del cerchio, che ti permette di andare avanti. Boyle muoveva una troupe di 130 persone con la sola stima, senza terrore psicologico, con l’illuminazione che aveva negli occhi, e che ha anche D’Alatri. Tutti pendevano dalle sue labbra”.

Se il mestiere dell’attore ce l’ha nel sangue, scorre nelle sue vene senza freni né barriere, la capacità di coinvolgere, e letteralmente abbracciare, con la sua arte, sembra provenire da una predestinazione. “Io credo nell’energia, ho la prova che passa l’elettricità. Amo la reale condivisione, e so che, per lasciare un segno, è questa la strada”. Citando Baglioni, aggiunge: Quel che dai di te, mai niente te lo porterà più via”. E, senza dubbio, l’incontro con Falivene resterà nella memoria di tutti i presenti all’Ariano International Film Festival, in attesa di ritrovarlo sul piccolo schermo con la seconda stagione de Il Commissario Ricciardi e, magari, con una nuova tournée del suo No, Grazie!, originale e straordinaria rivisitazione del Cyrano de Bergerac, “l’eroe per eccellenza”.

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Sabrina Colangeli