“Nope” – Recensione: bisogna fare attenzione quando si alzano gli occhi al cielo

“Nope” – Recensione: bisogna fare attenzione quando si alzano gli occhi al cielo

Dopo aver vinto l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale nel 2018 con “Scappa – Get Out”, e aver confermato il proprio innato talento nel 2019 con “Us”, Jordan Peele, regista che ha sconvolto e ridefinito l’horror moderno, torna nelle sale cinematografiche italiane l’11 agosto, con un nuovo incubo: “Nope”.

Tanta la riservatezza che avvolgeva il film e la sua storia. Nessun dettaglio è stato mai rilasciato, tanto meno è mai trapelato, in modo da accrescere la curiosità non solo nei confronti dell’attesa opera, girata in formato IMAX, bensì di un regista dalla smisurata e imprevedibile immaginazione.

Una nuova enigmatica esperienza che non deluderà affatto gli appassionati del genere e di Peele, che ancora una volta stupisce e coinvolge catapultando lo spettatore nel suo particolare, affascinante e inquietante mondo, da cui è facile lasciarsi trasportare sia visivamente che emotivamente. Un vortice dalle argute e intelligenti critiche e rimproveri alla società, sempre presenti e chiare da carpire, a cominciare dalla sottomissione dei neri da parte dei bianchi.

Tematica questa estremamente sentita dal regista, e considerando l’evolversi dell’attuale situazione contemporanea, da tutti noi, e che in “Nope” espande, se così si può dire, i propri confini toccando la voluta e forzata sottomissione del mondo animale e della natura da parte dell’uomo. Una supremazia, o smania di controllo, vero e assoluto cuore del film, che Peele porta in scena con una visione spettacolare e immersiva, così come lo sono: lo sviluppo, le conseguenze e il finale.

Al centro della storia, OJ ed Em, rispettivamente interpretati da Daniel Kaluuya, protagonista di “Scappa – Get Out” e premio Oscar come Miglior Attore non Protagonista per “Judas and the Black Messiah” del 2021, e Keke Palmer, proprietari di un ranch ad Agua Dulce in California.

I due fratelli addestrano cavalli per il cinema, e in seguito ad uno strano evento, che causa la morte del padre, si rendono conto che tra le nuvole si nasconde un’inaspettata minaccia. OJ ed Em decidono così di indagare e raccogliere informazioni e filmati necessari per realizzare un documentario su ciò che inizialmente avevano scambiato per un UFO, e invece si rivelerà essere un terrificante e sconosciuto predatore del cielo. Una sorta di creatura aliena che incarna per l’appunto la natura che non può essere ‘controllata’, e induce ad alzare gli occhi e guardarla essendone tanto affascinati quanto inorriditi, con il risultato poi di essere inghiottiti.

Un mostro che racchiude non solo la paura di ciò che non si conosce e spinge in ogni caso ad avvicinarsi per comprendere e scoprire, ma quel puro intrattenimento che ‘diverte’, coinvolge e susciti quello stupore oramai sopraffatto dai consueti e comuni stereotipi cinematografici. Uno show brillante e aperto, in grado di sorprendere in modo viscerale lo spettatore alla continua ricerca di quel di cinema che Peele racconta e omaggia, fin dall’inizio, richiamando la cronofotografia creata da Edward Muybridge nel 1869.

Un ipnotico gioco che attraverso una serie di associazioni, ricche di significati, lo assorbi brutalmente facendolo perdere, e che sfidando e oltrepassando il limite della finzione, lo guidi all’interno della cinepresa rendendolo parte integrante di essa, come il predatore con le sue vittime e viceversa. A tal proposito è estremamente rappresentativa l’evoluzione conclusiva, che ovviamente non vi sveleremo ma a cui dovrete fare particolare attenzione.

Ma in “Nope”, non si può non notare e citare anche un altro grande omaggio, ovvero quello che Peele fa a Steven Spielberg, e già visto nei vari promo e spot lanciati per la promozione del film. Si tratta infatti della scena in cui la scimmia Gordy, dopo essere impazzita sul set di una celebre sitcom ed aver ucciso attori e troupe, sottolineando ulteriormente così l’impossibilità di riuscire a controllare, domare, e addomesticare, allunga la zampa verso la mano del piccolo Jupe Park, ricordando l’iconica scena di “E.T L’extraterrestre”.

“Nope”, il cui cast include anche i nomi del candidato all’Oscar® Steven Yeun (“Minari”, “Okja”), Michael Wincott (“Hitchcock”, “Westworld”) e Brandon Perea (“The OA”, “American Insurrection”), è un’altra piccola chicca da non perdere. Un viaggio nei confronti del quale l’unica cosa da fare è lasciarsi trasportare.

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Emanuela Giuliani