Alessandro Barbano a #Giffoni2022: “Dubbio e dolore sono le forme più alte di conoscenza che il giornalista deve esercitare”

Alessandro Barbano a #Giffoni2022: “Dubbio e dolore sono le forme più alte di conoscenza che il giornalista deve esercitare”

Il peso dell’informazione sulla bilancia della società liquida, che nella favola della realtà ipertecnologica corre via come il coniglio bianco di Alice. I doveri della politica e le sfide del presente, economiche e sociali. E poi Giffoni, la cultura, le giovani generazioni. Alessandro Barbano costruisce con i ragazzi della sezione Impact! il ‘timone’ di un appassionato confronto sullo stato di salute nazionale e internazionale. Sull’orizzonte possibile di una dimensione collettiva che tiene dentro necessariamente l’individuo, le sue conflittualità irrisolte e le sue ragioni da affermare. Il codirettore del Corriere dello Sport, raffinato intellettuale che per sei anni ha guidato la redazione del quotidiano il Mattino, risponde alle domande dei giffoner con uno sguardo aperto sul campo della discussione. Le sue parole bucano l’attualità: “Siamo dentro una congiuntura particolare. La crisi di governo segna la fine di un decennio in cui abbiamo provato a fronteggiare l’instabilità strutturale con la tecnocrazia, quest’ultima in un rapporto di dualismo con la politica. La democrazia, però, è tensione dialettica tra sapere e potere. E’ cultura del limite, degli uni e degli altri”. Nessun conflitto, dunque. Anche se all’orizzonte c’è burrasca. I venti di guerra elettorali soffiano forte in direzione del venticinque settembre: “Andiamo al voto con la certezza della incertezza” osserva Barbano. “Nessun risultato potrà dare garanzie di governabilità. A destra e a sinistra del campo esistono fratture orizzontali e verticali. La frantumazione è prassi, il bipolarismo senza una modifica della legge elettorale non regge”. Il direttore si sposta dalla politica, per angolo elettorale, alle strade del comando: “Che cos’è il potere? Chi sono i poteri forti?” chiede ai giffoner con tono appassionato. “Voi ragazzi lo siete! Se ora sono qui, in questa sala, proprio in questa sala e non altrove, è per il vostro straordinario potere. Purtroppo mi trovo circondato da persone che vedono il potere negli altri. Che lo vogliono sterilizzare. Lo stesso grillismo aveva questa ambizione”. Barbano approfondisce il concetto: “Il potere è dentro ognuno di noi. Dobbiamo fare i conti con la sua ambivalenza. Senza potere non si può fare nulla allo stesso modo in cui col potere si possono fare danni enormi. Gli uomini del Novecento avevano piena consapevolezza dell’esistenza di un potere così inteso, né cattivo né buono, ma che c’è, serve e va diviso per limitarlo e bilanciarlo. Le semplificazioni hanno effetti tragici”. Sul giornalismo, la sua patria, si trattiene a lungo definendo perimetro d’azione e stella polare: “Dubbio e dolore sono le forme più alte di conoscenza che il giornalista deve esercitare. Il dubbio ti mette sul cammino della interrogazione e della ricerca. Il dolore è un viaggio nel cuore delle cose. Con questo” – precisa Barbano – “non voglio dire che non esista l’etica della convinzione, per dirla con Weber, secondo la quale dobbiamo sostenere e testimoniare ciò in cui crediamo. Il dubbio non escludo il coraggio. Da affermare è il coraggio della verità non l’erotismo della verità”.

Sulla professione Barbano insiste: “L’oggettività è dei cadaveri, come sosteneva un grande aforista. Oggi viviamo pensando che esistano solo le interpretazioni. I fatti naturalmente sono una realtà. Ma il realismo viene raccontato attraverso le nostre parole. L’oggettività è una dimensione complessa nella quale i dati delle culture interagiscono con i dati della realtà”. Sulla verità chiosa: “Bisogna averne un sacro terrore”. Poi un passaggio sull’attualità più stringente. A Civitanova Marche un ambulante nigeriano è stato ammazzato da un italiano a colpi di stampella, per strada, in pieno giorno e davanti a una folla attonita. E inerme. “La cronaca nera non è morbosità” – afferma. “È cronaca del dolore, quest’ultimo inteso come ricerca della conoscenza. Ho visto il video che gira in rete. L’ho guardato più volte, e non per morbosità. Ma perché spinto dal dolore a chiedermi in che modo sarebbe stato possibile fermare l’assassino”. Inarrestabile è anche il cammino dell’esistenza: “Facciamo slalom nella vita talvolta evitando di ascoltarla. Chi scrive non può rinunciare alla vita. E la vita è poesia. Esiste, per chi scive, una capacità di persuadere e di stupire tipica della poesia. Le parole non nascono per coprire il silenzio”. Barbano è tornato a Giffoni per la seconda volta dopo una pausa di qualche anno. La sua dichiarazione d’amore al Festival scrive la parola fine sull’incontro con i giffoner“Sono molto emozionato di essere qui. Giffoni e il suo direttore Gubitosi, quando dirigevo Il Mattino, sono stati preziosi compagni di vita”.

La Redazione