Giffoni 2022: L’appello di Maria Chiara Carrozza ai giffoner: “Impegnatevi a cambiare l’Italia”

Giffoni 2022: L’appello di Maria Chiara Carrozza ai giffoner: “Impegnatevi a cambiare l’Italia”

Il tema vero è aiutare tutti. Tutti devono avere le condizioni per studiare. Dovete lottare contro tutte le marginalizzazioni e tutte le discriminazioni”, è questo il messaggio che Maria Chiara Carrozza, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, affida ai ragazzi di Giffoni Impact!. Lo fa con grande partecipazione emotiva perché è questo il terreno su cui si misura la qualità di una democrazia: “Non determinare condizioni di accesso allo studio oppure non contrastare l’abbandono scolastico” – aggiunge – “rappresentano la più grande sconfitta della Costituzione italiana, perché è su questi valori che si fonda. Dovete lottare per superare queste barriere, questi sono i valori che dovete portare nella società”. Ad accogliere la professoressa Carrozza è il fondatore di Giffoni, Claudio Gubitosi: “E’ un orgoglio ed un privilegio” – dice – “averla qui con noi oggi”. E quella tra il Cnr e Giffoni sembra essere una collaborazione destinata ad avere nuovi sbocchi e nuove prospettive: “Sono certa” – ha spiegato – “che come Cnr dovremmo imparare a comunicare di più. La ricerca per me è sempre stata una grande opportunità di libertà perché facendo ricerca si ha la possibilità di esprimere la propria creatività ed il proprio ingegno. Certo, ci sono le difficoltà legate soprattutto alla stabilità. Stavo, perciò, pensando in occasione del centenario del Cnr che cade il prossimo anno di coinvolgere la community di Giffoni per sviluppare, ad esempio, una mini-serie dedicata alle storie dei ricercatori.Senza nomi e cognomi, spersonalizzandoli, ma con l’obiettivo di farle conoscere”.

L’incontro con i giffoner ha rappresentato l’occasione per fare il punto su quello che è lo stato di salute della ricerca in Italia: “La ricerca” – ha detto la presidente del Cnr – “ha bisogno di investimenti. Ecco perché la relazione tra scienza e politica è sempre stata molto forte. Oggi abbiamo una grande opportunità rappresentata dal Pnrr che sulla ricerca ha investito moltissimo. La prossima legislatura sarà quella chiamata ad attuare il piano. La sfida perciò è questa: ritrovare il senso della burocrazia come recupero della sua funzione di controllo democratico ed eliminare tutto quanto è stato inventato e si è stratificato negli anni per non far funzionare le cose”. Gli investimenti sono determinanti per la ricerca. Ma non per forza devono arrivare dal pubblico: “Il principio fondamentale” – spiega Carrozza “è che i ricercatori debbano essere pagati, ma devono essere allo stesso modo liberi. La valutazione della validità di un progetto deve essere fatta tra pari, dalla comunità scientifica. La politica non deve condizionare troppo le aree su cui fare ricerca. Sono punti essenziali. Nella trasformazione della scienza in tecnologia serve il metodo scientifico che vuol dire sperimentazione. Tutto questo deve garantirlo lo Stato”. Cosa rende più attrattivi sul fronte della ricerca gli altri Paesi rispetto all’Italia? Probabilmente la possibilità di crescere in carriera. In Italia quella del ricercatore è, al contrario, una carriera un po’ statica: “In Italia” – aggiunge la professoressa Carrozza “non diamo opportunità di crescita e non prevediamo incentivi sugli stipendi. Dovremmo lasciare che chi vuole fare di più possa ottenere di più. Se volete costruire il nostro Paese allora vi dico di rimanere in Italia. Se volete andare all’estero, fatelo pure ma non smettere di dare anche da lì il vostro contributo all’Italia. L’importante è fare ricerca, ma avere a cuore il proprio Paese sempre”.

L’orientamento, questo sconosciuto. E’ l’sos che lanciano molti ragazzi in sala: studiamo e non sappiamo come muoverci nel mondo del lavoro. Studiamo troppo teoricamente, ci manca la pratica. La presidente Carrozza condivide queste analisi: “Dopo l’esperienza al Cnr”” – dice – ho in mente di lanciare una fondazione che si occupi proprio di questo. E’ la grande differenza tra le università statali e le non statali. Queste ultime fanno un grande lavoro di rete per creare occasioni di stage o di tirocini. Le grandi università pubbliche non lo fanno perché credono che il loro ruolo sia quello di dare un certificato”. L’università deve cambiare e chi oggi la frequenta deve sollecitare questa rivoluzione: “Dovete” – conclude così la presidente Maria Chiara Carrozza – “far cambiare l’Italia. L’università se non ha dietro orientamento ed immissione nel mondo del lavoro rischia di diventare una grande illusione. Mi auguro che la vostra generazione pretenda ed ottenga questo cambiamento”.

La Redazione