Giffoni 2022: Diego Bianchi a Impact!: “Mi piace intervistare i giovani, sono quelli che più mi stupiscono”

Giffoni 2022: Diego Bianchi a Impact!: “Mi piace intervistare i giovani, sono quelli che più mi stupiscono”

È un Diego Bianchi “scanzonato ma mai banale” – per citare le parole che il presidente Sergio Mattarella dedicò al suo Propaganda live qualche anno fa – quello che incontra i giffoner della Impact! “È la mia terza volta a Giffoni”, dice l’autore e conduttore di Propaganda live. La prima volta risale a qualche anno fa, per un film. La seconda al 2020, in piena pandemia. “Sono molto contento di vedere un Giffoni normale”, sorride. E il direttore e fondatore del Giffoni, Claudio Gubitosi, lo accoglie con affetto: “Bentornato Diego. Per te Giffoni è casa”.

Tante e varie le domande dei giffoner. A iniziare dal linguaggio scelto per Propaganda live. “Tutti i programmi” – spiega Bianchi – “hanno l’ambizione di coinvolgere più pubblico possibile e individuano un loro target. Noi che facciamo questo programma, però, siamo nati nel mondo di internet, dei blog, dei social. Quindi veniamo da quel mondo”. E aggiunge: “Cerchiamo di stare attenti a tutti i linguaggi che si muovono. Ogni riferimento a TikTok è voluto”. Rispondendo alle curiosità dei ragazzi sull’eventuale influenza dell’editore sui contenuti del programma, Bianchi precisa: “Ho carta bianca totale, da sempre. Cairo di solito lo vedo due volte l’anno, a luglio e a Natale. Durante la pandemia sono saltati pure questi due appuntamenti. Decidiamo noi. Ovviamente bisogna portare dei risultati”. E aggiunge: “Anche in Rai era così, anche se la cosa era apprezzata di meno. Qualcuno a cui non eravamo simpatici c’era”. Quanto ai contenuti, spiega: “Noi produciamo una quantità di contenuti mostruosa. Ogni settimana pensiamo di non arrivare mai a mezzanotte e poi sforiamo fino all’una. È una cosa invidiabile per un team di autori produrre tanta roba”. Dietro c’è tanto lavoro: “Quante ore al giorno lavoro? A un certo punto vado a dormire”, sorride.

Non manca un riferimento allo Spiegone: che ne sarà ora che Marco Damilano non fa più parte della squadra? Bianchi non dà una risposta precisa, ma lascia intuire che rinunciarci probabilmente non è nei piani: “Damilano è bravissimo, un amico. Lo Spiegone è stata, è una parte fondamentale. In un programma come il nostro serve avere un momento serio, che risolve due esigenze: fare un mini editoriale e parlare delle cose serie accadute in settimana”. La curiosità della Impact! riguarda anche gli ospiti musicali e la loro scelta: “C’è un criterio qualitativo: musicalmente l’ospite mi deve piacere. Poi negli anni mi sono un po’ lasciato andare”. Ma la vera questione è la difficoltà per certi ospiti di partecipare a Propaganda live: “Noi siamo una trasmissione con una sua identità forte, il palchetto mette un po’ di soggezione anche a persone che fanno concerti per centinaia di migliaia di persone. Pelù è venuto contento di comunicare politicamente qualcosa, così anche Elodie. Altri, che non ti aspetteresti, non vengono. Perché il cantante, come l’attore, l’uomo di spettacolo, il calciatore, in teoria è di tutti. Ma quando prendono posizione io li apprezzo”. A proposito di ospiti e quote rosa, non manca un riferimento alla polemica suscitata dall’invito, poi rifiutato, a Rula Jebreal: “Se n’è parto molto, troppo, perché era tutto assolutamente pretestuoso. Rula era l’ospite principale chiamata a parlare della Palestina. Noi sbagliammo la comunicazione della puntata. Ma poi, in maniera pretestuosa, lei e quelli che le andarono dietro fecero passare il messaggio che ci fossero sette persone a parlare di Palestina. Il risultato fu che non si parlò di Palestina, che era la cosa che mi stava più a cuore”. E pensare che un mese prima a Propaganda live era andato il “Diversity Media Awards, un premio di inclusività. Non riconoscere il nostro cammino l’ho trovato ingiusto”.

Torna, nel discorso, anche l’esperienza della trasmissione nel periodo del lockdown, dalla scelta delle sagome in studio al rinunciare ai reportage: “Io potevo farli i reportage esterni, ma sono anche il conduttore della trasmissione e, andando in giro, avrei rischiato più di altri. Allora ho ritirato fuori il vecchio Tolleranza Zoro. Poi il mio stare a casa faceva immedesimare molto anche chi stava a casa. Al tempo stesso – dice – non abbiamo abdicato al racconto di fuori” attraverso i contributi inviati. Non nasconde orgoglio per il fatto che “ancora oggi in tanti ci ringraziano per la stagione di Propaganda fatta in quel periodo”. Le ultime due riflessioni riguardano la satira e le nuove generazioni. “Cos’è satira e cosa no? Non lo so. Penso” – afferma – “che sia una cosa soggettiva. L’autore di satira, ma l’artista in generale, penso che debba dare fastidio, essere urticante, non può essere accomodante”. Insomma, “un po’ di fastidio bisogna darlo, sennò diventi organico”. Infine, l’ammissione: “Le fasce generazionali che mi piace più intervistare sono quelle che arrivano fino ai 22-23 anni e poi quelle dagli 80 in su. Perché sono quelle che mi stupiscono e divertono di più, che hanno più cose da raccontare. Soprattutto, mi diverte tantissimo stare appresso ai giovani, è la cosa che mi piace di più in assoluto”.

Prima di consegnare a Diego Bianchi il Premio Partenope, dalla Impact! arriva una richiesta: dare risonanza alla storia di Mario Paciolla. “Richesta accolta”, promette lui.

La Redazione