Giffoni 2022: Dario Fabbri a Impact!: “Giovani, abbiate la consapevolezza che siete il presente”

Giffoni 2022: Dario Fabbri a Impact!: “Giovani, abbiate la consapevolezza che siete il presente”

Se vi dicono che siete il futuro non farete mai niente. Devono dirvi che siete il presente”. Dario Fabbri entra subito in sintonia con i giffoner della Impact! e con la filosofia alla base della stessa organizzazione della sezione del Giffoni dedicata ai ragazzi dai 18 ai 30 anni. Non a caso, l’esperto di geopolitica, direttore del mensile Domino, elogia il Festival:Giffoni è una bellissima realtà del Sud. È una realtà che funziona bene, e va sottolineato”, dice nel ricevere il Premio Partenope.

Un dialogo fitto, quello tra i giffoner e Fabbri, fatto di domande e risposte precise e dettagliate. A iniziare dal vertice di qualche giorno fa a Teheran tra Recep Tayyip Erdogan, Vladimir Putin ed Ebrahim Raisi. “Un summit trilaterale tra Turchia, Russia e Iran che ha molte implicazioni, alcune di scenografia e di prossemica di rapporto tra i leader, alcune più concrete”, spiega. Di cosa hanno parlato? “La Turchia ha fatto da mediatrice per un accordo tra Ucraina e Russia per l’esportazione del grano. Erdogan vorrebbe il beneplacito russo per l’intervento in Siria”. Quanto all’Iran, “la Russia – dice – sta provando a concupire l’Iran”. Paese che a sua volta non ha la bomba atomica e tratta con gli Usa per “cercare di raggiunger e l’obiettivo dell’atomica, perché è una garanzia sulla vita. Mai finora uno Stato con l’atomica è stato attaccato”. Dal canto loro, il messaggio dei russi agli iraniani è “di non fidarsi degli americani”.

L’invasione russa dell’Ucraina resta sullo sfondo con una domanda: perché una guerra nel 2022? La risposta risiede nella natura stessa dell’uomo: “Le nazioni, i popoli, sono composti da esseri umani. De sempre le nazioni si fanno la guerra”, spiega Fabbri rievocando le liti tra i giocatori di calcetto o le discussioni di condominio, perché “il litigio è parte delle iterazioni umane e le nazioni sono composte da esseri umani”. Tant’è che un “un impero guarda verso il mondo e fa molte cose, tra le varie cosa anche la guerra. E quando non la fa direttamente sa psicologicamente di dover essere sempre in allerta perché il rischio di farla è sempre presente”.

Tra le domande dei ragazzi, anche quella sulla possibilità di una nuova e prossima Cartagine.Gli americani hanno la dimensione peculiare del pendolo. Loro vivono su Marte, in un continente che non è l’Eurasia. Vivendo su Marte, possono tornare a casa. Lo fanno da sempre mentalmente. E lo hanno sempre vissuto come un loro grande vantaggio. Noi non possiamo farlo, non possiamo andarcene dall’Europa. A volte – continua – vivono momenti di isolazionismo, che nasce da questo. Ma poi, come un pendolo, tornano dall’alta parte perché sono messianici e devono redimere il mondo. Come tutti gli imperi cercano una Cartagine”. La Cartagine deli americani “non è la Russia. Il loro nemico è la Cina e vivono questa guerra (l’invasione russa dell’Ucraina, n.d.a.) nel pericolo che la Cina si mangi la Russia. Sanno di dover affrontare la Cina tra qualche anno e temono di dover affrontare un Dragone che ha mangiato l’Orso”. Dunque, “la prossima Cartagine americana potrebbe essere la Cina rafforzata dall’aver inglobato il meglio della Russia. Il vero dibattito è questo. Come si può fare? Una vera risposta non c’è”.

Al centro dell’incontro c’è il suolo di Paesi come Brasile, India e Pakistan.Il Brasile – spiega Fabbri – è l’eterno incompiuto. È il Paese che viene raccontato da sempre sul punto di cambiare e diventare un grande Paese, senza diventarlo mai veramente. Ancora oggi ha le stesse difficoltà di 50 anni fa. Ma non vuol dire che sia lo stesso, è molto cambiato”. Il Paese, infatti, sta diventando protestante. “Cosa determina? Bolsonaro, che è stato eletto con i voti degli evangelici”. Il Brasile “va verso la sfera di influenza statunitense anche per via del cambiamento religioso”. Quanto al Pakistan,è un grande Paese, una potenza nucleare, arcinemico dell’India. Gli inglesi hanno insegnato loro che gli indiani sono il nemico. Escluderei – afferma il direttore di Domino – che diventi una grande potenza”. Infine, “l’India è il futuro come sono il futuro i giovani in Italia. È il Paese più popolo al mondo ma non è un Paese, nel senso che sono molti Paesi in un Paese”. Gli indiani sono “anti occidentali” perché ricordano la colonizzazione. L’india, insomma, “è una grande potenza ma non diventerà una super potenza. Per farlo dovrebbe modificare sé stessa e diventare omogenea. Ma non ce lo auguriamo”.

Prima di ricevere il premio, il discorso torna sui giovani e le loro responsabilità: “Nell’essere il futuro c’è anche qualche dolcezza. Il fatto di non far crescere mai è anche un far vivere schermati dalla realtà i nostri giovani. Questo, però, li rende fortemente deresponsabilizzati”. Tant’è che sono i giovani ad assumere spesso posizioni forti su questioni come quella ambientalista. “Una questione che costa molto perché la transizione energetica costa. I giovani” – sostiene Fabbri “si lanciano perché non devono pagare loro, pagano i genitori. Il dramma dei giovani italiani è questo”. Ovvero una sorta di “patto con i genitori” per cui il giovane fa il precario a vita e il genitore lo mantiene mentre si diverte. “Invece, se i giovani avessero responsabilità concrete avrebbero una voce più importante. Ma non so quanti sono disposti a farlo” – conclude Fabbri “Bisognerebbe essere un po’più adulti e assumersi le proprie responsabilità fino in fondo”.

La Redazione