Giffoni 2022: Caterina Caselli “Non siete invisibili, nessuno vi può giudicare”

Giffoni 2022: Caterina Caselli “Non siete invisibili, nessuno vi può giudicare”

Caterina Caselli è una donna che non tornerà mai più nel panorama della musica italiana”. La sorpresa la fa Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. In viva voce, in collegamento telefonico con Giffoni, con i giurati e Caterina Caselli, l’artista salentino tesse le lodi del “casco d’oro degli anni Sessanta”, oggi “mani d’oro” per il suo apprezzato lavoro di talent scout e discografica. “Sono al ‘battesimo’ ma qui già piace tutto”, dice Caselli, emozionata. È al debutto al Festival del cinema per ragazzi e rompe il ghiaccio con un invito ai giovani giurati: “Siate curiosi e non abbiate paura di sbagliare“.

Il tema della cinquantaduesima edizione di Giffoni è ‘Invisibili’ e la sua canzone cult, ‘Nessuno mi può giudicare’, che poi è diventata manifesto della musica, “è anche un invito a non essere invisibili” – dice Caselli “All’inizio era un tango e dissi che non l’avrei cantata neppure morta, perché il tango era lo stile per gli adulti. Perciò la cambiammo in chiave moderna, in chiave giovane. La canzone la testammo a porte chiuse. Invitammo gli studenti e mi diedero la propria approvazione: ‘Vai, Caterina e spacca tutto’”. In sala blu, nell’incontro Impact!, Caselli spazia dalle sue prime incursioni giovanili ai giorni nostri. “Non ho mai smesso di essere analogica – spiega – e ne sono orgogliosa. Oggi i ragazzi ascoltano la musica sulle piattaforme, che è il frutto della rivoluzione dopo l’avvento del digitale. Ogni giorno ci sono sessanta nuove uscite in Italia e sessantamila nel mondo. A fronte di questi numeri, è tutto più difficile e si sgomita molto per emergere. Noi, invece, avevamo il tempo e la possibilità di sbagliare: un progetto lungimirante e vincente poteva darti un importante fatturato, anche se commettevi dieci errori. Ho cominciato a 19 anni, ho sempre imparato dai miei errori. Gli inciampi ci saranno sempre, ma se c’è un sogno, non bisogna desistere, anzi coltivatelo. Non bisogna aver paura di osare: in tv dissi a Gaber che dovevamo osare e che avevo il profilo giusto per l’ultima trasmissione. Il mio ‘nuovo’ era Francesco Guccini e il suo era Franco Battiato. La prima cosa da fare è studiare, per mettersi in regola con la propria coscienza. Facevo l’impiegata in una piccola società e in questo modo mi pagavo le lezioni di canto. Mia mamma non voleva assolutamente che cantassi. Nulla è regalato: Raffaella Carrà provava 4 ore al giorno. Siamo state fortunate, perché c’è stato chi ha creduto in noi ma noi non abbiamo mai tradito”.

Nella sua etichetta oggi ci sono talenti come Sangiovanni e Madame. Com’è cambiato, dopo l’introduzione di Talent e digitale, il mondo della discografia? “C’è molta omologazione e il vinile – ribatte – ha ancora il suo mercato. La musica italiana si è certamente innovata con l’avvento dell’elettronica ma non è il green pass per entrare nell’orecchio dei giovani. Ogni epoca ha la sua musica, i ragazzi hanno il proprio linguaggio e si esprimono in un certo modo. È giusto che ci sia la musica che parli il linguaggio del tempo ma spero che ci siano sempre qualcosa e qualcuno che mi stupiscano e adesso devo dire che stiamo tenendo d’occhio alcuni giovani, uno dei quali è di Napoli.”

La Redazione