“Bang Bang Baby”: prima o poi Lessie torna a casa – Recensione di Primi 5 Episodi

“Bang Bang Baby”: prima o poi Lessie torna a casa – Recensione di Primi 5 Episodi

“La realtà ce l’abbiamo nel sangue e dobbiamo ammetterla perché tanto è lei che comanda”

Debutta su Amazon Prime Video “Bang Bang Baby”, la nuova serie prodotta da The Apartment e Wildside, in arrivo con le prime cinque puntate a partire dal 28 aprile.

Il motto era “allinearsi o reinventarsi” e dopo due anni possiamo dire che sono riusciti nell’intento di proporre un prodotto diverso, sicuramente dalle ambizioni che vanno ben oltre i confini nazionali, pur mantenendo i connotati di forte provenienza italiana, anche radicati nel tempo e nelle epoche che hanno fatto grande la televisione.

Eh sì perché la serie non innova o non inventa nulla che già non sia stato creato, ma rielabora e si appropria con grande sicurezza degli elementi colorati ai fini del suo racconto e lo fa in un modo tale da risultare elettrizzante, grazie ad un immenso bacino cinefilo di riferimenti e citazioni. Si parte con i sofficini Findus e la musica di George Michael, gli smarties a pioggia infinita, la passione della protagonista per le big babol e la mafia calabrese trapiantata a Milano, targata anni 80. La serie, dal marchio Amazon Studios, è creata da Andrea Di Stefano, che è solo la punta dell’iceberg di un vero team creativo, tra cui tre registi che si alternano nei 10 episodi totali.

Un teen drama condito da colori fluo e ombre psichedeliche, dove il neon sostituisce qualunque altro tipo di luce, con una decisa spruzzata di black comedy sulla mafia, una visione onirica, quasi in stile “Tarantino” in alcuni tratti, che si avvale della comicità dissacrante per raccontare il mondo delle cosche e del malaffare, visto attraverso gli occhi di una ragazza, Alice, alla ricerca di se stessa e delle sue vere radici.

“La santissima società sarà la tua nuova famiglia”

Una mamma che sembra una distratta anaffettiva, ma che la ama in un modo travolgente, la sempre straordinaria Lucia Mascino, pur nascondendole un segreto. Una nonna a capo di una gang che ha le mani ovunque, che ha più i connotati di un criminale che di una tenera nonnetta, ma che nasconde un cuore che batte forte per quella nipotina persa negli anni e un padre ondivago, narcisista, ossessionato dalle donne, un Adriano Giannini in stato di grazia, che Alice credeva morto e di cui ora cerca l’approvazione, oltre che l’affetto.

Una ragazza semplice che si ricarica mangiando ogni genere di dolcetti, affascinata dalle sitcom americane, che si ritrova al centro di un vortice divenuto più grande di lei, ma dal quale non ha alcuna intenzione di scendere.

Tratto liberamente da una storia vera “Bang Bang Baby” ci mostra una ragazza che compensa con una sorta di bulimia l’assenza del padre e che, pur in un carattere fragile, scopre un lato oscuro che le ribolle nelle vene e che sa finalmente scaldarla.

“L’amore è bastardo, prima ti illude e poi quando abbassi la guardia ti colpisce”

Mano mano che Alice scende nelle profondità della tana del Bianconiglio, trova sempre più ad ogni passo il suo posto nel mondo e la vera dimensione di sè, che una regia sapiente ci mostra attraverso primi piani esplorativi ed a volte grotteschi. Uno stile che alterna reminiscenze dei fratelli Cohen, con gli abissi di Lynch, il tutto accompagnato da una cinica ironia, senza quasi porsi limiti, ma dall’ampio respiro proiettato verso un panorama internazionale.

I movimenti di camera strizzano l’occhio al mondo dei fumetti, tra colori e “inseguimenti”, seguendo il filone del realismo magico, in grado di donare coerenza ai cambi di tono e di punto di vista.

“La nostra anima è come una spugna che assorbe tutto, le cose belle e le cose brutte: noi possiamo nasconderci, ma non possiamo sfuggire al nostro passato, MAI”

“Bang Bang Baby” sarà in grado di andare oltre la forma ed il contenuto stilistico, proponendo anche una struttura contenutistica solida e ben delineata, non impostata solo al raggiungimento di un obiettivo, per passare al prossimo, ma a completarlo sotto ogni aspetto? Le premesse ci sono, non ci resta che vedere.

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Chiaretta Migliani Cavina