“Il discorso perfetto” – Recensione: amore, famiglia e altri demoni

“Il discorso perfetto” – Recensione: amore, famiglia e altri demoni

Sono le 17:56 di un giorno qualunque, ma per Adrien è un’ora fatale: la sua ex Sonia, che ha scelto di prendersi una pausa di riflessione, ha letto l’sms che lui le ha inviato alle 17:24, cercando disperatamente di riagganciarla dopo trentotto giorni di ansiogena separazione e stadi alternati di depressione, dolore e speranza, ma lei non ha ancora risposto. A quel punto che fare? Questa è la domanda che comincia ossessivamente a ronzare in testa al protagonista.

Il fatto si compie durante una noiosissima cena familiare, mentre il futuro cognato lo incastra con una frase inimmaginabile: “Sai, a tua sorella farebbe davvero piacere se tenessi un discorsetto il giorno del matrimonio”. Così nella mente di questo quarantenne sull’orlo di una crisi di nervi campeggiano due elucubrazioni mentali distinte, in bilico tra un temuto matrimonio e la ricerca di un lieto fine per la sua storia d’amore.

“Il discorso perfetto”, tratto dal romanzo di Laurent Tirard, è una commedia francese divertente e ironica. Dal risvolto agrodolce e delicato, il film si avvale di molti cliché e luoghi comuni, portando in scena le insicurezze umane, in modi non sempre convincenti.

L’attore, Benjamin Lavernhe punta la macchina da presa in modo quasi ossessivo per aumentare la partecipazione dello spettatore alla sua storia, in realtà questo ritornello costante lo rende a volte artificioso, ottenendo l’effetto opposto.

Eccellente la scena d’apertura del lungometraggio, che mostra come nessuno di noi può esercitare una forma di controllo sulla propria vita e sul destino, come quel musicista rock che si suicida per rimanere nella leggenda, ma lo fa nello stesso giorno dell’assassinio di John Lennon e il suo piano fallisce.

Adrien vede scorrere la sua vita in un attimo, attraverso incomprensioni fanciullesche che hanno portato a problemi relazionali e familiari e tra scenari improbabili e situazioni al limite dell’assurdo, viviseziona la sua storia d’amore e se stesso con essa.

Una commedia frizzante che offre profondi spunti di riflessione tra le righe dove Benjamin abbatte la quarta parete e cerca nel pubblico quell’amico immaginario che può accompagnarlo nel suo percorso intimo, nelle sue incertezze di fronte al terrore di un nuovo amore per Sonia, un certo Romain, clichè del musicista affascinante e tenebroso che sa rubare il cuore di ogni donna.

Tra la paura del discorso e la paura di una risposta che non arriverà mai, Adrien parla ad ognuno di noi, raccontando la propria vita e cosa cambierà, spronando chi guarda ad un poderoso flusso di coscienza, perchè non dobbiamo dimenticare che non è mai troppo tardi.

La leggerezza e il cinismo sono alla base della sceneggiatura di questo film, che punta il dito su una monotona routine che, come una lama scende implacabile sulla vita del protagonista. Un’idea che funziona inizialmente, ma che finisce per impattare costantemente attorno ad Adrien, lasciando al resto un mero ruolo di contorno. Una trasposizione che si ripete, con un’eccessiva staticità e dinamiche sempre identiche, che portano la stessa storia a finire vittima della routine tanto osteggiata.

Una regia che cerca di giocare con Benjiamin, la sua vita messa in pausa e le sue emozioni, caratterizzandole con colori sgargianti, per mettere in risalto la forza dell’amore, fino a chiudere il cerchio con le note di ‘Sarà perché ti amo’ dei Ricchi & Poveri.

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Chiaretta Migliani Cavina