“Being The Ricardos” – Recensione: un legame dorato e il suo oscuro groviglio

“Being The Ricardos” – Recensione: un legame dorato e il suo oscuro groviglio

“La vita è meravigliosa se te ne riappropri e non devi sempre essere perfetta”

Aaron Sorkin porta sul piccolo schermo una settimana della vita di Lucille Ball, interpretata da una Nicole Kidman in una prova attoriale sopra le righe.

Siamo a Los Angeles nel 1952, Lucille Ball, star della sitcom di successo “Lucy ed io” viene pubblicamente accusata di comunismo, e vista come una strega da bruciare al rogo per liberare la patria.

Disponibile dal 21 dicembre su Amazon Prime Video, “Being the Ricardos” è uno spaccato sulle ossessioni e sulla vita televisiva e non, della coppia più famosa della Hollywood degli anni 50: Lucille e Desi Arnaz, dal volto di Javier Bardem, con una struttura cinematografica ben divisa, tra  interviste, e riprese della sitcom riproposte rigorosamente in bianco e nero a ricordare quell’era di passaggio dalla radio alla televisione, insieme a scene descrittive della vita della celebre coppia con tuffi nel passato per narrarne le origini e gli ostacoli.

La storia viene raccontata con testimonianze odierne di produttori esecutivi, sceneggiatori ed amici che raccontano la loro personale versione di quel periodo, come a voler mettere in scena un intreccio temporale tra passato e presente.

Lucy sale alla ribalta della televisione nell’era di Rita Hayworth ed altre, nasce come attrice di serie B e diventa famosa grazie al suo connubio e matrimonio con Desi Arnaz, rifugiato cubano scappato negli Stati Uniti. Una serie da 60 milioni di telespettatori contro i 15 milioni raggiunti normalmente da uno show di successo, numeri da capogiro, una fama ottenuta anche per merito della creatività di Lucille, costantemente alla ricerca della scena e delle battute perfette per far ridere il pubblico.

Sorkin entra nelle dinamiche della coppia lasciando la politica ai margini e mostrando un mondo sordo e cieco, dove i meccanismi produttivi sono governati dai soli uomini, dove J. Edgar Hoober viene fatto passare per un eroe nazionale e la figura femminile viene idealizzata a tal punto da rendere inaccettabile l’idea di presentare una donna incinta in tv.

Lo stile registico appassionato esalta la femminilità di Lucille, come l’alone di mistero che aleggia sul fascino di Desi, marito e forse amante segreto di altre donne. Una colonna sonora aderente al girato, che ne valorizza e sottolinea le emozioni e la comicità sussurrando intimità.

Sorkin impone un taglio molto soggettivo al lungometraggio, condensando in una settimana gli eventi di una vita, le scintille dell’esistenza di una coppia e di una donna, soprattutto. Colori saturi che sembrano voler emergere dallo schermo che danzano con l’immobilità del bianco e nero televisivo, dalle luci abbaglianti che rendono il racconto quasi magico. Un’opera iconografica, che fonde e nasconde i confini tra attore e personaggio e incentra tutto sulla recitazione, nodo focale del racconto. Per tramandare, trasmettere e far riflettere chi lo guarda attraverso una lezione di coraggio, costanza e modernità, per non fermarsi alle apparenze, ma saper andare oltre, anche nelle scelte.

Lucy chiederà il divorzio da Desi il 3 marzo 1960.

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Chiaretta Migliani Cavina