“Promises”: una spirale dove poter essere di nuovo quello che eravamo

“Promises”: una spirale dove poter essere di nuovo quello che eravamo

“E’ una spirale e non sono sicuro che viviamo le cose nel modo giusto, potrebbe essere un attimo da qui a tornare bambino”

“Promises” è l’ultimo lavoro cinematografico di Amanda Sthers, regista, sceneggiatrice e scrittrice francese, già autrice della commedia Madame, che porta sul grande schermo il suo omonimo romanzo del 2015, edito in Italia da Rizzoli con il titolo Promesse. L’opera riunisce un particolare cast internazionale che vede Pierfrancesco Favino confrontarsi con una dimensione privata nel ruolo del protagonista nonché con Jean Reno, Cara Theobold e Deepak Verma. Una pellicola che si confronta con l’ineluttabilità del tempo, e su quanto passato, presente e futuro siano legati inesorabilmente.

Il concetto del tempo che è sempre troppo poco, troppo tardi e non torna mai indietro.

“Cos’è la vita? Nel bene e nel male non abbiamo mai quello che vogliamo”

Sulla linearità o circolarità del medesimo si sono soffermati schiere di filosofi dai tempi di Eraclito e Aristotele, attraverso S. Agostino e Kant, fino a Nietzsche ed Einstein.

Passato, presente e futuro seguono un disegno temporale su una linea retta, in un fluire continuo e unidirezionale, oppure la loro successione in precisa sequenza non è altro che una mera illusione, e sono parte di una spirale in cui gli avvenimenti sono destinati a ripetersi immutabilmente?

Partendo da questi presupposti, seguiamo la vita di Alexander, interpretato da Pierfrancesco Favino, un mercante di libri italo-inglese alle prese con un amore mancato e infiniti rimpianti. Lo vediamo attraverso continui flashback che ce lo mostrano bambino, poi sposato, alle prese con amori adolescenziali e poi di nuovo nella sua infanzia tormentata. Non è una sequenza temporale, bensì emozionale, in un crescendo scandito solamente dalle immancabili partite di calcio, da ragazzo fino all’età adulta.

Fin dalla nascita la sua vita è divisa tra Londra, dove vive, e l’Italia, dove trascorre le vacanze in compagnia del nonno, uno straordinario ed imperscrutabile Jean Reno. Anche il suo nome accompagna le circostanze, l’Alexander di oltremanica viene sostituito dal più familiare Sandro al ritorno nella terra d’origine.

E poi c’è l’amore, quell’amore inseguito, perduto e ritrovato, l’amore per Laura, l’eterea Kelly Reilly, già apprezzata in Yellowstone, la cui bellezza folgorerà il protagonista e la stravolgerà, restando il più grande mistero e rimpianto.

Sliding doors mancate, bivi presi nella direzione sbagliata, vie interminabili e strettissime che non sono quello che sembrano, questa è la vita. Alexander e Laura sembrano percorrere due binari paralleli, che si sfiorano senza incontrarsi mai, una chimica esplosa forse troppo tardi, un’occasione desiderata in eterno. Può il tempo riavvolgersi e offrire una nuova occasione?

Quella dimensione temporale cosi presente nella narrativa calviniana, che ripercorre l’esistenza di Alexander, come libro regalato o come libro ritrovato, rappresenta una griglia ideale per mettere ordine nella frammentarietà dell’esperienza umana.

“Ma una vita sembra un tempo sufficiente se sei contento di essa”

La pellicola non è sicuramente un melodramma, ma una storia interessante con un concetto principale del tempo che avvolge, che trasforma la storia di un amore nel racconto di una vita, ma il tutto viene letteralmente “dilaniato” da troppe incursioni nel passato e nel futuro, inseguendo l’illusione di un tempo circolare, ma che non permette di godersi il presente. Un’alternanza di flashback e flashforward che diventa frenetica e genera solo confusione, disgregando l’organicità del lavoro. Peccato per le interpretazioni sopra le righe di tutti, soprattutto Favino e la Reilly e per una storia intrigante, legata a doppio filo al passato, come la passione per i libri antichi e nella filosofia proustiana, con una porta lasciata sempre aperta sull’immaginazione per un tessuto di incontri casuali ed occasioni mancate. Un amore mai vissuto pienamente che dipana la trama del racconto di due vite…e se la morte fosse una seconda occasione?

“L’amore è la cosa che conta di più. Tu credi che la morte sia la terra delle seconde occasioni”

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Chiaretta Migliani Cavina