“Last Night in Soho”: le oscurità degli anni ‘60

“Last Night in Soho”: le oscurità degli anni ‘60

Atteso nelle sale statunitensi il 22 ottobre del 2021 il thriller psicologico diretto da Edgar Wright, “Last Night in Soho”, è ora slittato al 29 ottobre, nell’attesa è stato presentato in anteprima mondiale alla 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e successivamente al Toronto Film Festival, in programma dal 9 al 18 settembre.

Distribuito da Focus Features, scritto da Krysty Wilson – Cairns assieme allo stesso Wright, il quale ha rivelato di aver scelto Soho dopo essersi reso conto di non aver mai raccontato quella zona di Londra, “Last Night in Soho”, ambientato per l’appunto nell’elegante quartiere londinese citato, segue la giovane Eloise, dal volto di Thomansin McKenzie, sognare di diventare una fashion designer, e riuscire misteriosamente a catapultarsi negli anni Sessanta dove incontra Sandie, un’aspirante cantante di grande fascino interpretata da Ana Taylor – Joy. Tra le due si creerà una particolare connessione che darà il via ad un gioco di specchi in cui l’una sarà il riflesso dell’altra. L’inebriante glamour di quegli anni inizierà a mutare ed i sogni del passato inizieranno ad infrangersi come le tessere di un domino, fino ad avvolgere e trascinare Eloise in qualcosa di molto oscuro.

“Amo Londra ma ne ho anche paura, ho una relazione conflittuale con questa città” – dichiara Edgar Wright nel corso della conferenza stampa – “Ho vissuto per 25 anni in quella città, e ho passato più tempo a Soho di quanto ne abbia trascorso sul mio divano a casa, e negli ultimi anni ho abitato vicino il quartiere. La storia del film era inevitabile era tanto che ci pensavo e ho dovuto realizzarla. Abbiamo molto in comune io e il personaggio di Eloise, sono cresciuto con i dischi della collezione degli anni ’60 dei miei genitori, tutto questo però è finito appena se li è presi mio fratello, quindi sono cresciuto con la musica del tempo, sono la mia macchina del tempo. Tutte quelle canzoni significano molto per me e quelle che uso nel film sono malinconiche, emotive, le abbiamo ascoltate per tutto il tempo anche mentre scrivevamo.”

“L’idea era di un thriller psicologico che si addentrava in un territorio diverso. Prima di iniziare a scriverlo, mentre sviluppavo l’idea pensavo ai film e ai generi che mi mancavano, e ce ne sono tanti che mi piacciono e in cui non vorrei mai cimentarmi, come quelli di Dario Argento, Mario Bava e Alfred Hitchcock” – svela il regista di “Baby Driver”“Volevo fare una versione londinese dei loro gialli. Vivo vicino a molti luoghi che sono comparsi in film importanti. Volevo fare un film al centro di Londra, perché la gente spesso gira per Londra ma non nel centro e a Soho, che io sappia. Quindi ci sono tanti elementi che mi hanno portato a mettere insieme questo tipo di storia.”

Tra le protagoniste Anya Taylor – Joy impeccabile nei panni della sensuale e ammaliante Sandie.

“La prima musica che mi ha fatto appassionare è stata quella degli anni ’60, quindi è stato fantastico perché Sandie era la rappresentazione di tutta la musica che avevo sempre ascoltato. E’ bellissimo lavorare con la musica, tutte le sceneggiature di Edgar che ho letto ti propongono la musica e ti fanno visualizzare il film, è davvero fantastico” –  afferma la Taylor – Joy spiegando la ricerca di un posto a cui appartenere del suo personaggio Sandie“Le difficoltà ad appartenere a un ruolo a un posto è una sfida che affrontiamo tutti, quando si va a scuola da bambini per la prima volta o sul lavoro, credo sia una sensazione universale. Mi sono collegata con il desiderio di Sandie di far parte di questo mondo, io non conoscevo nessuno all’interno della industria cinematografica e ne volevo far parte. Cercavo davvero la mia strada. Avevo letto tanto sull’importanza del posto giusto, del momento giusto, ma io non sapevo come fare, e poi invece ho trovato la mia strada al momento giusto nel posto giusto.”

Ad affiancare Anya Taylor – Joy, Matt Smith e Michael Ajao presenti anche loro a Venezia.

“Sono stato affascinato da questo periodo, mi piace la moda degli anni ’60 e lo stile di Edgar è perfetto, traduce benissimo quell’epoca” – afferma Matt Smith.

“Per me è stata un’esperienza straordinaria e i ha permesso di imparare di più sull’eredità britannica, sullo stile degli anni ’60. Quello che ci ha fatto vedere Edgar di quel periodo è fantastico” – dice Michael Ajao.

Nei cinema italiani dal 4 novembre “Last Night in Soho” è una storia che cambia pelle man mano che si sviluppa, avendo come filo conduttore la passione per il vintage e per gli anni ’60.

Dalla ricerca e voglia di riscatto della protagonista Eloise, desiderosa di realizzare la propria strada, la vicenda assume le tinte del thriller per poi passare all’horror perdendo tuttavia parte della curiosità e del mistero che avevano caratterizzato la storia e catturato completamente l’attenzione, grazie anche alle musiche e all’uso delle luci, divenendo di conseguenza, per molti aspetti, prevedibile.

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