“The Lost Daughter”: le rivelazioni e le fratture interiori delle giovani madri

“The Lost Daughter”: le rivelazioni e le fratture interiori delle giovani madri

Durante una vacanza al mare da sola, Leda (Olivia Colman), professoressa specializzata in letteratura italiana, rimane incuriosita e affascinata da una giovane madre, Nina (Dakota Johnson), e dalla sua figlioletta Elena mentre le osserva sulla spiaggia. Turbata dal loro irresistibile rapporto, e dalla loro chiassosa e minacciosa famiglia allargata, Leda viene sopraffatta dai suoi stessi ricordi personali dei sentimenti di terrore, confusione e intensità provati nelle prime fasi della maternità. Emozioni che la porteranno a compiere un gesto impulsivo, sconvolgendola e proiettandola nello strano e sinistro mondo della sua stessa mente, dove sarà costretta ad affrontare le scelte non convenzionali che ha compiuto quando era una giovane madre e le loro conseguenze.

In Concorso alla 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, attualmente in corso, “The Lost Daughter”, esordio alla regia di Maggie Gyllenhaal tratto dal romanzo La figlia oscura di Elena Ferrante.

“Avevo letto i racconti napoletani molti anni fà, e mentre li leggevo pensavo quanto fosse complicata questa donna e immediatamente che capivo pienamente ciò provava” – ha dichiarato la Gyllenhaal nel corso della conferenza stampa – “Mi sono domandata se fosse un’esperienza che molti hanno ma di cui non si parla, per questo motivo mi sono approcciata ai libri della Ferrante. Sembra che racconti le verità segrete di alcune esperienze del mondo che io vorrei venissero raccontate di più. Così invece di stare chiusa nella mia stanza a leggere ho iniziato a pensare ad una situazione in cui si è seduti accanto al proprio figlio, figlia e marito e c’è la rivelazione di tutti aspettano. Mi è sembrata una cosa pericolosa, attraente e così ho deciso di adattare il suo libro.”

“Oggi qualcuno mi ha chiesto che cosa ho appreso da questa esperienza, beh ovviamente molte cose e tra le principali ho imparato che sono stata sempre una regista, ma semplicemente mi sembrava di non avere il titolo per poterlo ammettere a me stessa, quindi curiosamente ad un certo punto ho realizzato di esserlo e credo di essere brava nel farlo” – prosegue la regista – “Sono stata influenzata da Mike Nichols, non ho lavorato mai con lui ma abbiamo trascorso un pomeriggio assieme e mi ha dato delle indicazioni che mi hanno colpita visto le attrice e gli attori che hanno lavorato con lui. E’ una persona che ammiro molto, ed il modo in cui si è relazionato con me è stato fantastico.”

“Credo che spesso noi come attrici e donne ci rappresentiamo e veniamo rappresentate con una versione fantasiosa di noi stesse, mentre in realtà è che le persone comprese le donne hanno talmente tante cose dentro di sé che mi sorprenderei nel sentire che una sola donna e una sola madre abbia pensato di sbattere la porta lasciandosi i propri figli alle spalle” – spiega la regista – “Io spero che il film ci chieda di guardare quali sono i punti del personaggio che noi guardiamo, può essere scomodo e rassicurante contemporaneamente, dal momento che queste cose capitano e riguardano tutti.”

Protagonista del film il premio Oscar Olivia Colman, la quale offre ancora una volta un’intensa e magistrale interpretazione riuscendo a trasmettere le emozioni, la rabbia e la sofferenza di Leda anche attraverso un semplice sguardo. Al suo fianco Paul Mescal, Jessie Buckley, Dakota Johnson e Peter Sarsgaard.

“So che tutti vorrebbero essere una persona ma in realtà sono un’altra persona ancora, ed è stato molto bello rappresentare questo, rappresentare la parte di una persona che talvolta fa delle cose bruttissime. E’ come essere su un terrazzo con in mano una cosa pesante e avessi la possibilità lanciarla giù per far del male a qualcuno, ma non lo fai. Ecco questo personaggio è così, una persona che fa delle cose che io non farei mai, anche se talvolta penso di farle, è un aspetto che mi ha intrigato molto” – afferma invece la Olivia Colman.

“Nella mia vita e man mano che passano gli anni riconosco in me stessa tante donne, c’è questa idea che la donna sia una sola cosa ma non è mai stato vero, ed il mio personaggio è così” – dice la Johnson“A volte non mi sono sentita a mio agio in questa figura perché non te lo permette. E’ stato divertente essere così strana ma nello stesso tempo mi ha fatto anche male questo coinvolgimento con le persone con le quali lavoravo e amavo. Dover essere in un modo che non mi fa sentire orgogliosa di me stessa l’ho trovato molto difficile.”

Un esordio dietro la macchina da presa quello di Maggie Gyllenhall con “The Lost Daughter”, non del tutto soddisfacente, pur dando prova del proprio talento  infatti, la Gyllenhall non è riuscita nell’intento di catturare l’attenzione e coinvolgere a pieno emotivamente, in particolare a causa di una narrazione che non approfondisce in modo adeguato i motivi del conflitto e della frattura interiore di Leda, non incuriosendo e permettendo così di stabilire un contatto empatico con un personaggio estremamente complesso e intigante.

“The Lost Daughter” sarà distribuito sul mercato nordamericano ed in parte di quello internazionale da Netflix, mentre in Italia approderà direttamente sul grande schermo grazie a BIM Distribution nella primavera 2022 in data ancora da definirsi.

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