“Comedians”: Gabriele Salvatores racconta la malinconia della comicità

“Comedians”: Gabriele Salvatores racconta la malinconia della comicità

Lo scorso anno come ben si sa, l’intero mondo della settima arte, e non solo, è stato letteralmente travolto dall’emergenza pandemica da Covid – 19. Le sale sono state costrette ad un lungo stop, ora fortunatamente terminato, e i registi di conseguenza hanno dovuto cambiare i programmi dei loro progetti, tra questi anche Gabriele Salvatores.

Il regista vincitore dell’Oscar, nel 1992, come Miglior Film in Lingua Straniera per il film “Mediterraneo” infatti, avrebbe dovuto girare un film in costume ma date le difficoltà dovute al riuscire a conciliare l’organizzazione della produzione con la crisi sanitaria, pur non di stare fermo, come da lui stesso detto, a distanza di due anni dalla regia di “Tutto il mio folle amore” presentato alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia, ha deciso di tornare dietro la macchina da presa adattando per il grande schermo l’opera teatrale scritta nei primi anni ‘70 dal drammaturgo inglese Trevor Griffiths, “Comedians”.

Pièce che debuttò il 20 febbraio 1975 al Nottingham Playhouse e che nel 1985 Salvatores portò al Teatro dell’Elfo di Milano, da lui fondato, con un cast di giovani attori destinati a diventare molto famosi, ovvero: Paolo Rossi, Silvio Orlando, Claudio Bisio, Bebo Storti e Renato Sarti.

Lo spettacolo si rivelò un vero successo tanto da essere replicato per ben tre anni, grazie forse ad un testo estremamente attuale che unisce il dramma alla comicità, mostrando illato malinconico e cupo di quest’ultima attraverso le bugie e i tradimenti degli aspirati artisti nei confronti dei propri maestri e affetti in virtù della tanto bramata fama. Una triste riflessione sul significato della risata e sul ridere anche degli eventi tragici che spinge il pubblico a chiedersi del perché stia ridendo.

“’Comedians’ è un film sulla comicità non comico. Nello spettacolo teatrale del 1985 gli attori che vi parteciparono non si conoscevano tra di loro, così ho creato una squadra di calcio chiamata per l’appunto ‘Comedians’ che ho iscritto ai tornei ARCI a Milano, cosa però che non ho fatto adesso” – afferma Salvatores durante l’incontro stampa avvenuto in occasione della presentazione in anteprima del film– “A tal proposito mi vengono in mente le parole di Truffaut, che diceva che quando hai un buon cast circa l’80% del film è pronto, ed in particolare quando si ha disposizione un testo come questo. Bisogna scegliere gli attori con cura perché passiamo tanta vita con le persone con cui lavoriamo e non vale la pena perdere tempo con chi non ci piace” – prosegue – “Avevo già lavorato con alcuni di loro e credo che solo Giulio (Pranno) non aveva mai incontrato gli altri. Nel 1985 nel portare in scena ‘Comedians’ avevamo improvvisato molto perché eravamo giovani e anarchici, ora, 21 anni dopo, ho scoperto quel lato oscuro, malinconico e riflessivo della comicità, quella parte di umanità che dallo schermo si deve confrontare con la vita.”

La storia vede sei aspiranti comici stanchi della mediocrità delle loro vite, al termine di un corso serale di stand-up si preparano ad affrontare la prima esibizione in un club. Tra il pubblico c’è anche un esaminatore, che sceglierà uno di loro per un programma televisivo. Per tutti è la grande occasione per cambiare vita, per alcuni forse è l’ultima. Le esibizioni iniziano e ogni comico sale sul palco con un grande dilemma: rispettare gli insegnamenti del proprio maestro, devoto a una comicità intelligente e senza compromessi o stravolgere il proprio numero per assecondare il gusto molto meno raffinato dell’esaminatore? O forse cercare una terza strada, di assoluta originalità?

“’Comedians’ è un testo molto attuale, più di quanto pensassi e per questo ho ribaltato in un certo senso lo spettacolo originale concentrandomi su un metodo che Clint Eastwood ha usato in “Gran Torino” e “Million Dollar Baby”, il quale prima di iniziare a girare ha provato il film con gli attori e il direttore della fotografia, e al momento della lavorazione ha impiegato solo 5 settimane” – ha spiegato Salvatores in merito a ciò che lo ha convinto ad affrontare questa nuova sfida – “A noi sono state sufficienti 4 settimane, e 2 di prova, ma quando siamo arrivati sul set gli attori sapevano già come muoversi con due macchine da presa, due operatori che non si inquadravano mai l’uno con l’altro ed io inserito tra di loro senza farmi vedere. E’ metodo che mi piacerebbe usare anche nel mio prossimo film, ma dato le numerose location credo che non sarà possibile, inoltre gli attori italiani hanno il vizio di passare velocemente da un film all’altro e questo non permette di provare prima, anche se è proprio la possibilità di fare le prove a dare vita a tante idee e rapporti.”

In riferendosi al suo prossimo lungometraggio, al significato di comicità e al cambiamento di questa Salvatores dice – “Al centro della scena del mio prossimo film ci sarà la riflessione amara sul tempo che passa, e questo perché mi sono reso conto che gli attori del primo spettacolo non potevano realizzarlo di nuovo interpretando dei ‘giovani leoni’. A partire dalla fine degli anni ’80 – ’90 la comicità è cambiata, il politicamente corretto è stato sdoganato e se per alcune cose è un bene per altre ci si è spinti troppo oltre, così se oggi dici qualcosa di gentile vieni accusato di buonismo e allora sei costretto ad essere cattivo, un po’ come accade all’interno della nostra scena politica dove ci vorrebbero meno personaggi e più figure paterne con le quali si può o meno essere d’accordo ma almeno sarebbero in grado di prendere una posizione. Nel parlare di comicità mi viene sempre in mente un pensiero di Umberto Eco, ovvero se si mette una sedia la centro di una stanza è la tragedia, poiché tutto è già accaduto e non ci sarà alcun cambiamento. Se però qualcuno inizia a segare una gamba della sedia, allora qualcosa potrebbe succedere, ed è proprio l’attesa dell’imprevisto a costituire la comicità.”

Dal 10 giugno al cinema distribuito da01 Distribution, in 250 copie, “Comedians” è prodotto da Indiana Production con Rai Cinema in collaborazione con Friuli Venezia Giulia Film Commission e il sostegno di Direzione Generale Cinema e Audiovisivo MiC. Nel cast: Ale e Franz, Natalino Balasso, Demetra Bellina, Marco Bonadei, Elena Callegari, Aram Kian, Walter Leonardi, Giulio Pranno, Vincenzo Zampa e Christian De Sica.

Gabriele Salvatore ha infine concluso rivolgendosi al cinema e agli spettatori.

La mia carriera è andata bene e ogni tanto nella vita bisogna restituire qualcosa. Questo è il mio modo per dire guardate che il cinema va avanti, le sale sono aperte torniamo al cinema. Le sale non chiuderanno mai e non sono uno stupido ottimista. Non chiuderanno mai perché sono quel luogo dove si può decidere di passare due ore senza essere per forza interattivi se non con la mente e le emozioni, abbandonandosi ad un viaggio di due ore pensato da un altro. In casa è diverso perché la realtà è sempre presente, in sala invece si sospende.”

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