“Genitori vs Influencer”: esistere vuol dire trasformarsi

“Genitori vs Influencer”: esistere vuol dire trasformarsi

Metti una città globalizzata come Roma, un padre professore classicista con il volto di Fabio Volo, rimasto solo troppo presto a prendersi cura di sua figlia oramai divenuta adolescente e ovviamente in piena rivoluzione social, entrambi perfettamente inseriti nel microcosmo familiare di un condominio dell’Eur e il dado è tratto….la battaglia può avere inizio.

“La mia famiglia è formata da papà e dal condominio”

All’ interno del cast, oltre ai protagonisti principali, Fabio Volo ed un’efficace Ginevra Francesconi, molto più a suo  agio in una commedia che nell’horror di “The Nest” dove la avevamo notata, in ruoli cameo degli “zii acquisiti” troviamo Nino Frassica, Massimiliano Vado e Paola Tiziana Cruciani, e assistiamo all’esordio “cinematografico” seppur senza grande schermo, di Giulia De Lellis, ex tronista, nel ruolo dell’influencer antagonista, Ele – O – nora, idolatrata da Simone, pronunciato alla francese, figlia di Fabio Volo.

Uno scontro prevedibile ma frizzante quello descritto dalla regista Michela Andreozzi, tra la famosa generazione Z, i Millennials e i cosiddetti Boomer, i genitori, il totem del cellulare contro la vecchia cultura, ma tutto può cambiare, da un momento all’altro.

“Ragazzi cosa devo fare per farvi stare un’ora senza telefono? Darvi il metadone?”

La pellicola mostra la difficoltà di essere genitori al mondo d’oggi, in una società dominata dal “mestiere degli influencer” considerati inutili dai più, oltre che incapaci, ma qui portatori di un messaggio positivo, far comprendere l’utilità dei social, non sempre esclusivamente dannosi ed evidenziare come il passaggio dietro la barricata tanto combattuta è dietro l’angolo, soprattutto se da anti – influencer si riesce inconsapevolmente nell’intento di mettere insieme genitori e figli.

“Definizione di genitore: uno che qualsiasi cosa fa sbaglia”

Una favola odierna buonista e scintillante, padre e figlia che diventano cane e gatto per poi ritrovarsi, perchè si può diventare influencer anche se nati da una generazione contraria a questo fenomeno antropologico, dal momento che alla fine “siamo solo noi a dare il potere alle cose di farci del male”.

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Chiaretta Migliani Cavina