“The irregulars of Baker Street”: l’anti Sherlock per eccellenza – la Recensione

“The irregulars of Baker Street”: l’anti Sherlock per eccellenza – la Recensione

Tom Bidwell riporta alla luce le pagine dimenticate dei romanzi di Arthur Conan Doyle e rilegge Sherlock Holmes e John Watson, visti dagli occhi dei nuovi protagonisti di questa serie, un gruppo di ragazzi dei bassifondi londinesi.

Dopo il grande successo di Enola Holmes, era a dir poco scontata l’idea di tornare a pescare nello stesso vivaio, che però qui si muove e cammina in strade diverse, mescolando l’horror con il giallo, e contaminando Holmes con una versione più matura di “Stranger Things”.

“Gli irregolari di Baker Street” nasce dalla penna di Doyle, come giovani aiutanti per un solo giorno di Holmes ingaggiati per la risoluzione di casi assai complicati e per poter girare, indisturbati, in luoghi dove una persona del calibro di Sherlock avrebbe attirato attenzioni non gradite.

Qui si espande e determina un nuovo universo, dove gli uomini sono resi imperfetti dalle loro vite e dai loro sbagli, puntando il dito contro le differenze di classe, gli abusi e le convenzioni, quelle stesse “convenzioni” che ora rendono Holmes un fallito, solo, alcolizzato, drogato e oramai incapace di intendere e volere.

E se la cultura e le tradizioni letterarie sono vitali per chi legge, questa potrebbe non essere la serie più adatta, in grado di gettare alle ortiche secoli di storia per intraprendere una nuova visione, seppur dagli spunti affascinanti e densi di mistero.

“The irregulars of Baker Street”: l'anti Sherlock per eccellenza – la Recensione

Cosa si nasconderà nell’oscurità della Londra Vittoriana?

Jessie, Bea, Billy e Spike sono quattro orfani senza tetto e senza un lavoro, che vivono insieme in un sobborgo malfamato, senza alcuna “alternativa di vita”, fino al momento in cui incontrano il Dott. Watson e un nuovo ragazzo, che in realtà altri non è che il principe emofiliaco Leopoldo d’Inghilterra, qui sotto mentite spoglie, per riuscire a farsi accogliere senza “pregiudizi”.

Otto puntate ed otto storie diverse, con un solo comune denominatore, il male che si impossessa, donando enormi poteri, di chi disperatamente grida il suo dolore in cerca di aiuto. Bidwell si addentra nell’alchimia, l’occultismo e lo spiritismo, portando in scena un bestiario interessante con un mostro alla settimana, tra citazioni illustri di Golem e Frankestein.

A “leggere” la loro trasformazione, Jessie, un’adolescente dotata di un enorme talento psichico, che sa navigare nel tempo e controllare i portali provenienti da un’altra dimensione. Con lei sua sorella Bea, il vero capo morale e fisico della banda, assoldata da Watson, anch’esso delineato come un personaggio in bilico e dilaniato da potenti segreti, ben lontano dalla figura originaria nota a tutti.

Racconti che parlano di bambini rapiti, di omicidi commessi seguendo le carte dei tarocchi, di “collezionisti” di parti del corpo e di misteriosi puzzle interni che devastano ancor più i nostri ragazzi, colpiti anche dall’immancabile triangolo amoroso.

Un novello x-files in costume, tra i meandri di una Londra cupa ed affascinante, e quadri scenografici strappati al gotico.

Nonostante l’irriverenza mostrata nei confronti di “mostri sacri” della letteratura, grazie ad alcuni risvolti sorprendenti, a storielle curiose, ad effetti speciali interessanti, ad una colonna sonora potenziata da artisti del calibro di SBTRKT, la serie riesce a mostrare un tocco contemporaneo ed accattivante e sa, per il momento, intrattenere piacevolmente lo spettatore.

Ed ora cosa ci riserverà la seconda stagione?

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Chiaretta Migliani Cavina