“Speravo de morì prima”: Pietro Castellitto e il cast raccontano la storia di Francesco Totti – Incontro Stampa

“Speravo de morì prima”: Pietro Castellitto e il cast raccontano la storia di Francesco Totti – Incontro Stampa

Debutterà il 19 marzo alle 21.15 su Sky Atlantic e in streaming su NOW “Speravo de morì prima – La serie su Francesco Totti”, lo show in sei episodi tratto dal libro scritto dallo stesso campione assieme a Paolo Condò, adattato da Stefano Bises, Michele Astori e Maurizio Careddu e diretto da Luca Ribuoli, che tra presente e passato, pubblico e privato ripercorre, col tono della commedia, i diciotto mesi che vanno dal ritorno di Luciano Spalletti sulla panchina della Roma al più struggente addio al pallone della storia del calcio.

Un anno e mezzo in cui l’amato Capitano ha lottato contro due avversari che non gli hanno concesso alcuno sconto, ovvero il tempo e l’allenatore. Una guerra che ha diviso una città e la comunità calcistica, e combattuta con tenacia e tormento da un calciatore che non voleva e, soprattutto, non riusciva a mettere la parola fine a una carriera da sogno, interamente vissuta indossando sempre e solo una maglia, quella della Roma.

Prodotta da Mario Gianani per Wildside, del gruppo Fremantle, con Capri Entertainment di Virginia Valsecchi, The New Life CompanyFremantle, “Speravo de morì prima – La serie su Francesco Totti”, nonostante un’iniziale e comprensibile scetticismo, grazie ad uno studiato ironico approccio creativo e narrativo supera l’ostacolo della personale fede calcistica, elemento che poteva costituire una forte limitazione considerando le antipatie e l’astio che animano milioni di tifosi, mostrando invece la semplicità e la passione prima di tutto di un uomo e poi di un campione che ha lasciato un segno indelebile nel mondo dello sport.

“E’ una giornata particolarmente emozionante non solo per questo luogo evocativo che ci ospita e per il personaggio, di cui abbiamo raccontato una porzione di vita meravigliosa, ma anche per come ci siamo arrivati” – ha dichiarato l’Executive Vice President Programming Sky Italia Nicola Maccanico dando il via alla conferenza stampa avvenuta in occasione della presentazione della serie e in diretta streaming niente meno che dallo Stadio Olimpico“Non mi era mai capitato di trovarmi in una condizione nel quale ti viene proposta la possibilità di fare una serie sulla vita di Francesco Totti, sapendo già di volerla realizzare e costruire con la consapevolezza che può essere un grandissimo successo, e non avendo tuttavia la minima idea di come fare, ma è proprio questo che ha reso il viaggio unico. La prima scelta è stata di prendere in considerazione la parte della vita di Totti in cui ad emergere è il suo lato umano, dal momento che il campione per certi versi lo abbiamo vissuto, esaltato e combattuto un po’ tutti, per raccontare quell’aspetto privato meno evidente ma altrettanto interessante all’interno del suo percorso. Abbiamo deciso di farlo attraverso i nuovi toni di Sky, più pop e leggeri, senza però mancare di rispetto ad un momento difficile della vita di un uomo, come la fine della carriera sportiva. Successivamente abbiamo affrontato il problema del come, ossia quanto lavorare sulla somiglianza, quanto lavorare sulla tipologia di narrazione e sulla scelta del cast” – prosegue Maccanico“Dalla nostra parte avevano una scrittura meravigliosa e un grande regista, dovevamo quindi solo decidere come costruire il gruppo di lavoro e alla fine la decisione è ricaduta sul talento” – conclude – “Questo è un gruppo di attori di grandissimo talento che a mio avviso hanno fatto un lavoro in linea con le nostre aspettative, che erano molto alte, dando un’identità profonda una serie che doveva trovarla in maniera distinta e coerente con il personaggio della famiglia che veniva raccontata. E per questo io dico loro con grande enfasi grazie.”

“Io non dimenticherò mai quando Mario Ganani mi ha chiamato per offrirmi il lavoro, aveva la voce tremante e dopo che mi ha detto Totti ho capito il perché, essendo lui romano e romanista tanto che suo figlio lo ha chiamato Francesco” – svela invece il regista Luca Ribuoli“Nel momento in cui mi ha spiegato il progetto ho sentito la forte responsabilità e il desiderio di volerla fare, anche se non sapevo ancora bene di cosa si sarebbe trattato. A tranquillizzarmi immediatamente è stato il gruppo di lavoro, Stefano Bises e Michele Astori con i quali avevo già lavorato, e il racconto di Totti era una sfida che noi potevano tranquillamente affrontare” – afferma – “Ovviamente avevano sempre a che fare con il senso di responsabilità nei confronti di un personaggio così importante per una città e soprattutto sempre presente accanto a noi e a cui avremmo dovuto raccontare e poi far vedere ciò che avremmo fatto. Io ho scelto di divertirmi e giocare proprio come il nostro protagonista ha fatto nella sua vita. E’ stato un lavoro collettivo, partito dalla scrittura che si è superata e che aveva una base altissima, e poi il cast che ci ha portato degli attori incredibili il cui talento mi ha fatto sentire protetto. Pietro Castellitto ha avuto un coraggio incredibile abbiamo camminato insieme lungo questo difficilissimo percorso e il risultato è ciò che io speravo di ottenere fin dall’inizio.”

“La salvezza è stato soprattutto il modo in cui Pietro ha raccontato Totti, nonostante il tratto epico della narrazione della serie infatti è stato fondamentale il modo di fare di Totti, sempre incline al gioco leggero. Ci ha fatto sentire sereni e a nostro agio soprattutto quando parlavano con lui, che nel privato è un gran chiacchierone” – conclude il regista – “Un altro dei suoi tratti distintivi è la loquacità, probabilmente il più lontano dal campione pubblico che conosciamo. Quando Pietro ha sostenuto il provino, ho notato che cercava di trattenersi, gli ho suggerito allora di parlare di più in modo da rappresentare il Totti privato sconosciuto a gran parte dei tifosi, ognuno dei quali ha una visione differente.”

“Speravo de morì prima”: Pietro Castellitto e il cast raccontano la storia di Francesco Totti – Incontro Stampa

Dubbi ed incertezze, alimentati in particolare dalla scelta dell’interprete principale. A vestire i panni dell’ex numero 10 della Roma infatti come detto è stato chiamato Pietro Castellitto, il quale malgrado la palese non somiglianza fisica, grazie ad un accurato studio sulla voce, sulla postura e delle tipiche ed inconfondibili espressioni, nonché alla capacità di sapersi prendere in giro e viscerale romanità che lega il Capitano alla sua città e al calcio, sorprende e conferma la propria versatilità e talento.

“Partendo dalle parole del Capitano, attraverso la serie lui stesso ha scoperto dei lati del proprio carattere che non conosceva, e questa è stata proprio la bussola che ci ha orientati. La sfida era di riuscire a creare una maschera che lo ricordasse e lo stupisse. Io ho passato la maggior parte delle domeniche della mia vita su queste seggioline blu (riferendosi ai posti a sedere dello stadio), ma non avevo mai conosciuto Totti, e l’ho conosciuto grazie a questa serie” – afferma Pietro Castellitto“Sono cresciuto con il poster di Totti in camera, io piccolo guardavo lui che era un uomo e riuscire a interpretarlo è stato un vero e proprio scherzo del destino, così come ritrovare dopo 15 anni, nel corso delle riprese, un mio vecchio diario. Avevo 9 anni quando l’ho scritto e il capitolo più lungo parla proprio di Totti, e ve lo leggo: ‘Non vi ho detto un’altra cosa, io faccio la collezione delle figurine Panini, con tutte le squadre italiane dalla Serie A alla serie C3, io sono della Roma e per mia magica fortuna nel mio primo pacchetto che ho aperto il mitico ed unico Francesco (con la i) Totti, il grande gladiatore giallorosso mitico e ripeto unico, sublime capitano della Roma (tutti gli aggettivi che conoscevo). Mi ricordo che proprio in questo campionato ha fatto (senza h) un gol contro il Brescia su punizione veramente bellissimo, l’arbitro ha posizionato la palla sul punto dove si era eseguito il fallo, ha fischiato e Totti con una divina rincorsa colpì la palla di interno punta facendola viaggiare a una velocità costante che dopo circa 4 secondi la palla era li sotto gli incroci. Appena l’arbitro fischiò il goal Totti era sotto la curva ad esultare. Insomma Totti è qualcosa che l’umanità neanche se ci prova riesce ad inventare. Totti è qualcosa che per i laziali è un sogno da costruire. Totti è (qui una serie di metafore) come l’inchiostro per la penna, come le radici di un albero, come la camera d’aria di un pallone (e qui segue uno dei migliori sillogismi della logica occidentale) e se la camera d’aria non c’è il pallone non c’è, e se Totti non c’è la camera d’aria non c’è e non c’è neanche il pallone, e se il pallone non c’è il calcio non c’è quindi il calcio non è calcio se Totti non c’è’.”

“Muovendomi da attore in questo ambito sconosciuto, ho cercato di trovare la vera essenza di Totti, che è soprattutto l’ironia, unendola a tutte le caratteristiche che ho scoperto sull’uomo Francesco quando l’ho incontrato per la prima volta” – continua Castellitto “Quando hai un idolo, hai l’impressione di conoscere tutto su di lui, ma in realtà non è così. Io ad esempio ho capito che è un professionista consapevole del proprio mito e fa di tutto per metterti a tuo agio. E’ un uomo che è rimasto normale e libero nonostante il successo. Quando si rende conto che ci sono le premesse, allora si lascia andare e si diverte con te.”

“Francesco Totti è rimasto fedele ai colori della sua casacca, non come alcuni nostri politici. Lui è il classico sportivo ma in un’ottica che purtroppo non tornerà mai più. Se penso a lui mi viene in mente un modo di intendere lo sport che lo accumuna a Federer o Valentino Rossi. Delle icone vere dello sport. Ha giocato per più di 25 anni nello stesso club e per questo tutti hanno finito per volergli bene e capirlo a prescindere della tifoseria” – termina dicendo – “’In speravo de morì prima’ raccontiamo una storia universale, quelli di una ‘morte in vita’ perché al centro c’è la fine di tutto, un concetto drammatico con il quale tutti noi ci confrontiamo, e per questo ogni tifoso si può riconoscere in Totti, che per natura è un archetipo, una rete di salvataggio che va al di là del colore delle fede calcistica.”

“Speravo de morì prima”: Pietro Castellitto e il cast raccontano la storia di Francesco Totti – Incontro Stampa

Accanto a Castellitto come sottolineato un cast all’altezza del progetto. Da Greta Scarano volto di Ilary, a Gianmarco Tognazzi in quelli di Luciano Spalletti, a Monica Guerritore nell’appassionata e inarrestabile mamma Fiorella, e Giorgio Colangeli nel padre Enzo, silenzioso ma dalla battuta rapida e pronta.

“Non sono una grandissima tifosa ma sono sportiva ed ho sentito molto l’emozione di quando Totti se ne è andato, quel commiato così struggente che tutti noi ricordiamo” – confessa la Scarano “Io sono entrata nel progetto quando la macchina era già rodata, ho trovato un gruppo di lavoro incredibile e ho sentito da parte loro il coraggio e l’ambizione di voler raccontare una storia del genere. Mi sono chiesta come potessi fare e nel momento in cui ho letto la sceneggiatura, che mi ha travolto, ho capito che volevo farne parte a tutti i costi. E’ stato interessante stare accanto a Pietro che impersonava un personaggio mitico e leggendario, ed insieme abbiamo cercato di raccontare questo rapporto, che nonostante le difficoltà di una relazione lunga e pubblica, è una storia d’amore…un grande amore che mi piace immaginare simile e, nello stesso tempo, diverso, a quello che Totti prova per la Roma. Una coerenza quella di Ilary nello stare vicino a lui in un momento difficile che io ho vissuto un po’ come un dramma shakespeariano, perché stare vicino ad un uomo che sta per andare via da quel mondo che lo ha reso ciò che è, all’apice della sua carriera ed evoluzione personale, è un dramma incredibile. Mi sono approcciata al personaggio di Ilary cercando l’universalità di una donna che senza paura resta accanto al proprio uomo, e pur trattandosi di figure pubbliche, anche lei è un personaggio conosciuto ed esposto, ho trovato nel lato intimo la normalità di una donna, madre e moglie. Queste sono tematiche che toccano tutti, tifosi e non, ed evidenziano la forza del loro rapporto. All’interno delle mura di casa sono rimaste due persone normali che hanno affrontato le difficoltà in modo unito e solido.”

“Speravo de morì prima”: Pietro Castellitto e il cast raccontano la storia di Francesco Totti – Incontro Stampa

“Per quanto mi riguarda prima di tutto ho cercato di trovare un filo conduttore che ho identificato nel disagio. Il disagio non solo da parte di Spalletti, bensì di una società, di una squadra, di un gruppo, di Totti poiché noi raccontiamo la storia dal suo punto di vista” – svela Tognazzi – “Il disagio di dover gestire una serie di situazioni incluso quello di dover riprendere le fila di un rapporto che si era interrotto anni prima, e che aveva avuto delle prerogative, dei malintesi dei non detti trascinatesi nel tempo, di conseguenza non mi piaceva l’idea dell’antagonista, del cattivo, perché non ritengo che sia tale. Ho approfondito il credo calcistico di Spalletti che non conoscevo bene e che si basa su una filosofia legata all’importanza del gruppo anche se questo contraddice il suo primo rapporto con Totti, che aveva messo al centro della squadra costruendo tutto intorno a lui. Tuttavia si trattava di due periodi diversi sia suoi che della carriera di Totti, così ho voluto lavorare sull’aspetto dell rapporto interpersonale e a ciò che emerge dagli sguardi tra questi due personaggi.”

“Il personaggio di Fiorella è l’unione di Roma e della madre, ed è ciò che mi ha diretta nel riempire la figura di cuore, carne, passione e forza, per descrivere una donna che sta accanto al figlio e vede in lui una seconda nascita legata al talento. Lei l’ho individua e lo aiuta a portarlo avanti” – afferma Monica Guerritore“E’ un viaggio all’interno di una famiglia normale romana, che ama il proprio figlio, gli sta accanto e soffre mortalmente nel vedere che questa fine inevitabile lo sta devastando e di conseguenza lo sono anche loro.”

“Enzo è un personaggio tipicamente romano, il marito e il padre tipico apparentemente assente ma con una sua presenza fatta di silenzi, di ascolto e attenzione” – conclude infine Giorgio Colangeli“Si riserva qualche battuta nel controtempo, nella pausa che gli viene concessa da Fiorella che è straripante, quindi bisogna essere efficaci e pungenti con poco. Io sono convinto che la famiglia di Francesco sarebbe stata la stessa anche se avesse avuto una vita normale, e il fatto che lui sia riuscito a tenere testa a questa vita è il frutto dell’affetto e della normalità della famiglia che lo ha in un certo senso salvato.”

“Speravo de morì prima – La serie su Francesco Totti è prodotta da Mario Gianani per Wildside, del gruppo Fremantle, con Capri Entertainment di Virginia Valsecchi, The New Life Company Fremantle.

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