“Volevo Nascondermi” – Recensione: l’intenso e tormentato ritratto di Antonio Ligabue con uno straordinario Elio Germano

“Volevo Nascondermi” – Recensione: l’intenso e tormentato ritratto di Antonio Ligabue con uno straordinario Elio Germano 

A 7 anni di distanza dal suo ultimo lavoro, “Un giorno devi andare” del 2013, e dai precedenti successi ottenuti nel 2009 con “L’uomo che verrà”, e ancor prima, nel 2005, con “Il vento fa il suo giro”, Giorgio Diritti torna finalmente sul grande schermo, scuotendo e commuovendo sensibilmente, con un’opera colma di emozioni nude e crude.

Attraverso il biopic dedicato al pittore Antonio Ligabue, “Volevo Nascondermi”, attualmente in concorso alla 70esima edizione del Berlino Film Festival, Diritti infatti rende tangibili le potenti e viscerali sensazioni dell’oltre modo tormentato artista. Un racconto in cui a colpire è un assolutamente sorprendente ed irriconoscibile Elio Germano, il quale non solo veste i panni del protagonista, ma ne assorbe, trasmette e fa percepire la sofferente emotività. Il dolore di un uomo posto ai margini dalla vita e dalla società. Un reietto, rachitico, costantemente deriso, segnato fisicamente e psicologicamente da una dura esistenza, che troverà il suo unico sfogo, respiro e libertà nell’arte.

Figlio di una emigrante italiana, dopo essere stato affidato ad una coppia svizzera che non può avere figli, ed aver trascorso e un’infanzia difficile e completamente priva di affetto, a causa del suo comportamento aggressivo viene rinchiuso in un istituto psichiatrico e poi definitivamente espulso e rispedito in Italia.

“..ero un uomo emarginato, un bambino solo, un matto da manicomio, ma volevo essere amato”

Ma nel bel paese le cose non migliorano. “El Tudesc” lo chiama la gente che continua a maltrattarlo tanto da spingerlo a rifugiarsi in una capanna nei boschi sulle sponde del fiume della Bassa padana, lottando tenacemente con il freddo e con la fame. Situazione estrema che cambierà grazie all’inaspettato incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati. Conoscenza che permetterà a Toni di uscire dal proprio guscio ed avvicinarsi alla pittura, facendosi conoscere, se pur faticosamente, da quell’ostile mondo contadino ed ignorante, che continuava a non accettarlo prendendosi gioco di lui.

Un mondo dalle tinte forti e decise che lo ripudiava e dal quale si difendeva da sempre. Prima da piccolo, chiudendo gli occhi e tappandosi le orecchie per non ascoltare le pesanti vessazioni dei compagni, o nascondendosi dietro una pesante coperta scura e negli angoli bui della casa per non sentire i rimproveri e le offese dei genitori adottivi. E poi da adulto, fuggendo da tutto e tutti. Con la speranza che quella drammatica agonia finisse presto.

Come detto però, Toni trova nell’arte il proprio calmante ed equilibrio, riuscendo costruire una propria identità ed esprimendo con i suoi quadri uno sguardo particolare sulla vita, in cui cela un forte desiderio di riscatto. Ed è qui, che Germano emerge e conquista, con un ineguagliabile e potente ritratto che porta alla luce la soffocata, malata, ferita interiorità. Incarnandone l’inadeguatezza e la costante paura di essere sbagliato.

Irriconoscibile a livello estetico grazie ad un trucco impeccabile, l’attore/artista, divenuti un tutt’uno, sfoga la rabbia e libera lo spirito di uno sconosciuto lato umano dal tratto animalesco, lavorando su stesso e facendolo suo, non scivolando mai nella grottesca ed inverosimile caricatura. Si contorce davanti alla tela bianca immaginando la sua opera, urla, grugnisce vivendo la scena con i suoi amati animali, tigri, cavalli, conigli, gatti e gorilla. Con la musica della colonna sonora a scandirne i gesti spasmodici e il nevrotico frenetico camminare, mentre si schiaffeggia per scacciare il male che si annida nella sua mente. Quel demone che lo fa impazzire. Colleziona moto rosse, auto e da soldi a chiunque ne abbia bisogno. Addolcisce lo sguardo alla richiesta di una bambina di scolpire una bambola per lei. Arrossisce timidamente nel chiedere alla donna di cui si innamora con rispettosa tenerezza, un innocente bacio.

“Volevo Nascondermi”, non è solo un racconto biografico, è l’intenso viaggio nelle sconosciute profondità umane e sociali che esplora e fa riflettere sul concetto ed il valore relativi alla diversità, e sulla reazione nei confronti di esso. Una storia coinvolgente, una favola nera di un amaro riscatto.

Emanuela Giuliani

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