“Gli Anni più Belli”, Gabriele Muccino racconta il suo ultimo film – Incontro Stampa

“Gli Anni più Belli”, Gabriele Muccino racconta il suo ultimo film – Incontro Stampa

Arriverà il prossimo 13 febbraio, distribuito da 01 Distribution in 500 copie, il nuovo film di Gabriele Muccino “Gli Anni più Belli”,una parabola sull’arco della vita, raccontata attraverso l’amicizia, le emozioni e la crescita di quattro amici, Giulio, Pierfrancesco Favino, Riccardo, Claudio Santamaria, Paolo, Kim Rossi Stuart, e Gemma, Micaela Ramazzotti, partendo dall’adolescenza del 1980, fino all’età adulta dei giorni nostri.

Speranze, delusioni, successi, fallimenti e amori che si intrecciano con sullo sfondo l’Italia e gli italiani. Un affresco, un grande cerchio che si ripete con le stesse dinamiche nonostante lo scorrere degli anni e il passare delle epoche.

“La grande storia è quella che ci definisce, anche se non vogliamo siamo definiti da quello che la grande storia ci racconta” – dichiara Gabriele Muccino presente all’incontro stampa tenutosi in occasione dell’anteprima romana del film –L’impatto della caduta del muro di Berlino aprì un orizzonte, una speranza verso un mondo migliore, così come mani pulite fece strada ad un’idea di cambiamento, di rivoluzione, di un reset della classe politica affinché ne arrivasse una migliore. C’è sempre un’idea forte di cambiamento nelle mie scelte. L’11 settembre, anche se in senso opposto, segna sempre un cambiamento. In quel momento infatti noi siamo diventati vulnerabili, ed abbiamo scoperto la nostra fragilità sentendoci attaccabili e vedendo il nostro futuro non così vasto come in realtà eravamo convinti fosse”continua“Nel 2009 si credette che la classe politica avesse sbagliato tutto e si potesse ricominciare da capo rilanciandosi. Questi continui slanci verso il cambiamento corrispondono, inevitabilmente, perché è nella natura umana e dei personaggi rappresentati, ha una continua sfida verso il domani. Tutti loro pensano che domani sarà un giorno migliore, e di conseguenza nessuno di loro si lascia andare alla rassegnazione. Arriverà il momento in cui accetteranno le rispettive condizioni facendo una somma di tutte le evoluzioni che hanno subito nel corso del tempo, che poi è il motore di questo film, e che li pone sempre davanti ad un imprevisto, che implica a sua volta una scelta, che li condurrà verso il proprio il destino.”

“Gli Anni più Belli, non hanno un’età, sono gli anni in cui si avverte un movimento interiore nei confronti di un traguardo, gli anni peggiori invece sono quelli della rassegnazione. L’adolescenza ad esempio per me fu un periodo molto complesso di grandissima esplorazione dell’ignoto, un’esplorazione che continua. Ecco perché non sono definibili” – prosegue il regista“Io non credo di essere un regista ridondante, lo troverei sterile, io cerco sempre la sostanza. Il cinema ha bisogno di una grande tecnica. Questo film è il mio omaggio a tutto quel cinema di cui mi sono nutrito e continuo tutt’ora, che va da Zavattini, Risi, fino a Scola e Fellini. Grandi Maestri che ho onorato e con cui sono cresciuto e diventato, nel bene e nel male, quello che sono.”

“Gli Anni più Belli, è decisamente un film sull’amicizia, il collante è il valore e l’impulso che questa ha dato alle esistenze che naufragando, ritrovano nelle cose più semplici conosciute quando la vita ed il mondo sembrava infinito, racchiuso nel loro brindare alle cose che li fanno stare bene. Questa storia ti dice che la vita va avanti e che determinati errori possono essere rammendati” – afferma Muccino, ed in merito al riferimento con “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola aggiunge – “In ogni personaggio c’è qualcosa di me. Micaela è la mia parte femminile, Kim quella contemplativa, Giulio quella ambiziosa, e Riccardo è la paura della mediocrità e del fallimento. La nostra generazione che poi è quella del film, è stata schiacciata dalla Storia degli altri, dei nostri padri che hanno vissuto la guerra partigiana, il ’68, il ’77 e gli anni di piombo. Abbiamo vissuto all’ombra dei bagagli ideologici delle generazioni precedenti non riuscendo a metabolizzarle. Quindi pur ispirandomi a Scola, ho dovuto necessariamente cambiare alcune cose.”

Interpreti protagonisti come sopracitato, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Kim Rossi Stuart e Micaela Ramazzotti.

“Io sono d’accordo con Gabriele” – dice Favino – “Noi apparteniamo a quella generazione silente che si è messa in un angolo aspettando che la propria voce, che tutt’ora non abbiamo perché schiacciata completamente, venisse riconosciuta. In questo film invece siamo riusciti a trovare una voce laica, con al centro l’amicizia e il modo in cui il tempo cambia. E’ una storia che riguarda tante persone.”

“Riccardo è un personaggio smarrito, alla ricerca della propria identità anche attraverso la politica con un movimento di pancia, convinto che basti l’onestà mentre in realtà non è sufficiente” – racconta Santamaria“Per fare politica serve una competenza che lui non ha, e che cerca di esprimere ingenuamente, rendendosi conto di non aver mai avuto una voce.”

“Il mio personaggio, nonostante una visione della vita vittimistica, riesce ad ottenere un’esistenza piena e bella che io condivido” – conferma Stuart – “Quando ho letto la sceneggiatura ho amato subito Paolo. L’eroe non è più Batman, ma un vittimista per eccellenza come Joker, che attraverso il suo stato raggiunge il consenso.”

“Gemma è depressa, un po’ disperata, causata da una serie di privazioni, e quindi le basta un sorriso di un amico, un flirt, uno sguardo che lei subito ritrova un po’ di battito cardiaco, di vita, ma poi torna dall’uomo che ha sempre amato” conclude la Ramazzotti“A me piacciono questi personaggi così fragili e vessati, le eroine non hanno mai attirato la mia attenzione. E come tutte le donne anche io mi sento sbagliata. L’umanità è piena di imperfezioni, ed interpretando queste figure faccio pace con me stessa. E come per Gemma, anche per me i migliori anni sono quelli che verranno.”

“Gli Anni più Belli”, segna in oltre il debutto attoriale sul grande schermo della cantante Emma Marrone, nei panni della moglie di Riccardo, voluta da Muccino.

“Io non ho mai recitato, non ho mai neanche mai partecipato alle recite scolastiche. Ho accettato la sfida lanciatami da quel pazzo di Gabriele, che sul set è un regista comprensivo e dai modi gentili, garbati con tutti. Mi ha colpito molto questa educazione e rispetto. Mi sentivo piccola piccola in mezzo a questi titani del cinema italiano, che però non mi hanno supportata e facendomi mai sentire a disagio o inadeguata. Mi sono approcciata ad Anna di pancia, in maniera ludica, come un gioco, quando da ragazzini si giocava a mamma e figlia o a vendere la frutta al mercato. Ho giocato a fare Anna e a fare la mamma usando l’immaginazione.”

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