“Piccole Donne”: le meravigliose sfumature dell’universo femminile – Approfondimento

“Piccole Donne”: le meravigliose sfumature dell’universo femminile – Approfondimento

“Io non ho paura delle tempeste perchè sto imparando come governare la mia barca”

Louisa Marie Alcott è l’anima di “Piccole Donne” e del tumultuoso impeto che le muove, e la Gerwig, qui regista e sceneggiatrice, ne ha rapito lo spirito, mettendo in scena una trasposizione moderna e vivace, ma fedele al racconto originario ed alle sue pulsioni, evidenziandone la declinazione femminista e le difficoltà delle donne all’epoca, sopravvissute in parte ancora oggi, nel trovare il loro ruolo nel mondo.

La pellicola della californiana Gerwig, pronta dopo il successo di “Lady Bird” a cimentarsi su un grande classico della letteratura, è una fusione di “Piccole Donne” e “Piccole Donne Crescono”, raccolte in una sceneggiatura dinamica e movimentata, caratterizzata da continui salti temporali che rendono il ritmo serrato ed incalzante, ma al contempo intimo e raccolto nei momenti profondi.

Una società di fine ‘800, un periodo storico in cui, nonostante i rilevanti progressi economici seguiti alla grande depressione, la realizzazione e l’emancipazione delle donne era ancora in forte contrasto con la dimensione di una famiglia, una madre, un padre lontano e quattro sorelle, diametralmente opposte l’una dall’altra, che affrescano a tinte vivaci gioie e conflitti dell’universo femminile.

Le meravigliose farfalle pronte a spiccare il volo sono Saoirse Ronan nel ruolo di Jo, Emma Watson nel ruolo di Meg, Florence Pugh come Amy e Eliza Scanien nel personaggio della piccola Beth. Ad impreziosire questo già ricco cast troviamo Laura Dern nel ruolo di Marmee March, Meryl Streep come terribile zietta, l’eterno bello e dannato Timothee Chalamet nel ruolo di Laurie, mentre Louis Garrel interpreta alla perfezione Friedrich Shaer.

La pellicola parte dalle ragazze già adulte, stravolgendo la classica sequenza temporale del romanzo e procede a ritroso attraverso continui flashback di Jo, che rivive la sua giovinezza in famiglia, fungendo da narratrice come in “Piccole Donne Crescono”. Il personaggio di Jo è il riflesso della stessa Alcott, ed in questo film in particolare sembra essere anche lo specchio della regista, connubio esaltato dalla Gerwig anche attraverso un interessante riflessione finale.

Quando la scrittrice americana pubblicò il romanzo, questo rappresentò una grande conquista, doppia in quanto non solo era riuscita a scrivere una tale opera, ma era in grado di vivere grazie al successo della stessa, una straordinaria impresa riuscita fino ad allora solo alle sorelle Bronte con “Cime tempestose”, non a caso citate nel film. Temi capaci di abbracciare epoche diverse e personaggi nei quali è facile identificarsi ed un racconto toccante e delicato, impresso nel cuore di tante generazioni per la sua semplicità e per la parabola morale.

Un’indagine dentro l’universo femminile e le sue molteplici contraddizioni, opposti perfettamente incarnati dalle due sorelle “rivali” Jo ed Amy, fanciulle sfaccettate e complesse che cercano, in modi differenti, di evolversi dal bozzolo originario e realizzarsi all’interno della società. Una continua alternanza tra presente e passato, emotività e sensazioni percettive, cinema e metacinema che passa attraverso la scelta del cast e le rispettive interpretazioni, naturale ampliamento delle figure originarie.

Jo, impulsiva ed imperfetta, da un lato è l’immagine della ragazza contemporanea e dall’altro accresce la connessione con Louisa May Alcott ed Amy snob ed aristocratica, cede il passo ai capricci da bambina immatura e viziata, sfoderando un fascino ammaliante e più maturo. Intramontabile Maryl Streep presta il volto ad una zia March scorbutica, ma più charmant ed elegante, con quell’allure ironico tipicamente british che la accosta a Violet di Dowton Abbey, mentre tra gli uomini spicca Louis Garrell dalla fisicità posata e la espressività perfetta, al contrario di Chalamet forse sempre troppo uguale nel suo modo di essere un tormentato dandy viziato ma sofferente.

“Piccole Donne” è una primavera di speranze ed illusioni che illumina il grigiore dell’inverno, ma si spegne davanti alla morte, all’ineluttabilità di quell’invincibile mostro, unico ostacolo insuperabile. e la gioia si accompagna alla perdita, la speranza si arresta davanti alla consapevolezza, ma la corsa per la libertà prosegue incessantemente, anche con l’aiuto di chi continua a volerci bene per sempre.

“Se vogliamo che tutto rimanga come è bisogna che tutto cambi”

Chiaretta Migliani Cavina

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