“THE ELEVATOR”: la Recensione della straordinaria opera prima del regista messinese Massimo Coglitore.

“THE ELEVATOR”: la Recensione della straordinaria opera prima del regista messinese Massimo Coglitore.

“THE ELEVATOR” è il primo film per il cinema del regista Massimo Coglitore. La pellicola prodotta dalla Lupin Film di Riccardo Neri, sarà distribuito al cinema dal 20 giugno da Europictures.

Echi hitchcockiani nel film di Coglitore, che rende omaggio al thriller d’autore con una regia d’alta scuola e una eccelsa fotografia di Vincenzo Carpineta, sempre al servizio del racconto, che ci stringe dentro bloccandoci sulla poltrona. E’ la misura di tutto quello che c’è nella pellicola che stupisce, come tutto è raccontato, che fa di quest’opera una piccola meraviglia. Grande merito va dato a Neri che ha prodotto un film inconsueto.

“The Elevator”, scritto da Riccardo Irrera e Mauro Graiani, è la storia di Jack Tramell un bravissimo e credibilissimo James Parks (“The Hateful Eight”, “TheSon”, “Kill Bill”), un presentatore americano famoso che conduce un popolare quiz televisivo. Una sera di festa, mentre New York si svuota, Jack viene bloccato in ascensore da una donna misteriosa interpretata da una stupefacente Caroline Goodall (“Schindler’s List”, “L’Albatros”, “Hook”, “Rivelazioni”) che ci regala un personaggio con molte sfumature. La donna inizia il suo individuale quiz e incolpa Jack di un gravissimo crimine.

Il pubblico assiste in tempo reale alla storia come fosse una sorta di giuria popolare, come ha detto lo stesso regista. Tra gli interpreti anche il popolare Burt Young (Paulie nella saga Rocky). La regia affascina grazie all’utilizzo di geometrie sceniche atte a trasmettere, come accadeva nella scuola espressionista, le emozioni dei personaggi con un uso saggio di movimenti di macchina e dialoghi fortemente caratterizzanti con un energico equilibro, merito di uno script che funziona. Niente di quello che vediamo sullo schermo è forzato o superfluo ma tutto è utile al servizio della trama e alla comprensione del complesso evolversi della stessa con delle musiche strepitose di Stefano Caprioli.

Una recitazione superba non lascia spazio a nessun dubbio sul film che regala emozioni e infonde apprensione per quella che è la sorte dei due personaggi, grazie ad una sorprendete maturità artistica del regista. Tutto efficace nella sua crudezza narrativa, con un finale a sorpresa. Il plot abbraccia temi globali tramite l’archetipo di una donna ferita, la violenza, la giustizia e il male e il bene. La psicologica degli interpreti è ad alti livelli. La Goodall incarna incredibilmente con ogni centimetro della pelle il dramma e la forza di volontà del suo personaggio. Parks sbalorditivo e affascinante nella parte del cinico showman, vittima indifesa della donna. Il regista maneggia la materia con estrema attenzione con un film che ti entra nelle vene come una flebo e arriva al cuore con la forza semplice e primordiale dei sensi.

© Riproduzione Riservata M. T.