“UN’AVVENTURA”: il tentativo di omaggiare e raccontare gli indimenticabili brani di Lucio Battisti e Mogol

“UN’AVVENTURA”: il tentativo di omaggiare e raccontare gli indimenticabili brani di Lucio Battisti e Mogol.

Nelle sale cinematografiche dal 14 febbraio, “UN’AVVENTURA”, la commedia musicale diretta da Marco Danieli, che vede al centro della scena, Matteo e Francesca, interpretati rispettivamente da Michele Riondino e Laura Chiatti, giovani i quali sulle note delle intramontabili canzoni scritte da Lucio Battisti e Mogol, si scoprono innamorati, e vivono il loro sentimento, perdendosi e ritrovandosi nel turbinio degli anni ’70 e ’80.

“L’idea di fare un musical con le canzoni di Lucio Battisti è dei nostri produttori, era una sfida che ho raccolto ed è stata un’esperienza incredibile” -afferma Isabella Aguilar, autrice della sceneggiatura e presente all’incontro stampa in occasione della presentazione del film assieme al regista, a Mogol ed al cast – “Un grande aiuto, che ha rafforzato la mia convinzione, è stato il dialogo con Mogol, soprattutto nella prima fase quando avevo l’impressione di realizzare un’impresa fantastica. Superato, però, questo iniziale timore, tutto è stato semplice e lineare. Un percorso dallo sviluppo più lento rispetto a quello cinematografico, ma che non ha subito variazioni nel corso della costruzione, nato dalla collaborazione di reparti.”

“Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla visione del film” – dichiara Mogol“Si ispira alle esperienze di vita che appartengono a me, e che non ho mai avuto paura di raccontare, per questo lo sento vivo. E’ un film di impatto, un primo passo felice, grazie anche alla regia di Marco Danieli e alle interpretazioni degli attori.”

“Il mio contributo nella storia è stato solo nella revisione”– dice Danieli“Quando mi è stato proposto di dirigere questo film bizzarro, ho aderito per le canzoni, poiché come per milioni di persone, sono state il mio imprinting musicale, ed ovviamente con un pò di incoscienza mi ci sono avventurato, e chiacchierando con Mogol, sono riuscito ad entrare in contatto con i testi, su cui, almeno per alcuni, è stato fatto un lavoro di destrutturazione”.

Prosegue e conclude parlando delle scelte visive e delle coreografie.

“Ho scelto di girare macchina a mano, carrelli, steadycam o dolly a seconda delle necessità della scena, cercando di essere coerente soprattutto a livello cromatico, raccontando un lasso di tempo che va dagli anni ’70 agli ’80 con le sfumature del giallo e del blu, in modo da dare un’identità al film anche attraverso l’utilizzo delle lenti anamorfiche, tipiche di quell’epoca. Per le coreografie il coinvolgimento di Luca Tommassini è cominciato durante la revisione della sceneggiatura, ed alcune idee già presenti nel testo semplicemente sviluppate da lui, altre invece suggerite da Luca.”

Un racconto tuttavia, che nonostante l’impegno di mostrare la costante altalena di emozioni e turbamenti, cantati e coreografati, purtroppo non al meglio, non coinvolge, risultando superficiale nella cura scenica e narrativa, soffocando e non permettendo a quelle sensazioni che tanto hanno fatto sognare, e continuano tutt’ora, appassionati e non, di emergere ed avvolgere calorosamente l’atmosfera e l’animo, a causa dell’incapacità di esprimere, trasmettere e far percepire il vortice di nostalgia racchiuso in quel mondo dal sapore passato, ma mai dimenticato.

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