“BENVENUTI A MARVEN” – Recensione: il mondo perfetto di Mark Hoganpang

“BENVENUTI A MARVEN” – Recensione: il mondo perfetto di Mark Hoganpang

Diretto da Robert Zemeckis, autore della sceneggiatura assieme a Caroline Thompson, “BENVENUTI A MARWEN”, basato sul documentario “Marwencol”, del 2010, di Jeff Malmberg, qui in veste di produttore esecutivo, racconta la storia realmente accaduta di Mark Hoganpang, vittima di una selvaggia aggressione da parte di cinque sconosciuti.

Una lotta affrontata silenziosamente attraverso il modellino in scala della fantasiosa città belga di Marwen, che Mark costruisce nel proprio giardino, ambienta nel secondo conflitto mondiale e popolata di bambole ed action figure con cui l’uomo raffigura sè stesso, nei panni del pilota eroe americano Hogie, e gli affetti, in particolari donne, più importanti che non lo hanno mai abbandonato, e continuano a sostenerlo standogli accanto.

Un micromondo studiato e curato perfettamente, in cui si rifugia e combatte i propri demoni dando vita a vere e proprie rappresentazioni teatrali, fotografate successivamente in modo meticoloso, tratte da quei rari e confusi ricordi che la violenza subita non era riuscita del tutto a cancellare.  Scene che comprendevano soprattutto azioni di guerra con Hogie impegnato a combattere i nazisti, e da cui, giorno dopo giorno, Mark riusciva a trarre il conforto, il coraggio e la forza necessari, per poter, lentamente, rinascere, metabolizzare ed esorcizzare il tragico, surreale trauma e la conseguente dipendenza dagli psicofarmaci ed antidolorifici, dalle affascinanti sembianze di un’ammaliante strega.

“BENVENUTI A MARWEN”, il cui vero protagonista, interpretato intensamente da un sentito Steve Carell, vive tutt’oggi a New York, è una vicenda toccante, costruita e sviluppata dal regista premio Oscar con originalità e rispetto, ma che tuttavia, risente del tenero, piatto, tono narrativo, che priva la visione piatta, di una forte e determinata emozione in grado di colpire e scuotere nel profondo l’animo dello spettatore, non trasmettendo la profonda sofferente inquietudine e commozione del grave episodio di cronaca, e non soddisfacendo, in conclusione,  le buone aspettative e premesse iniziali.

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