“VICE – L’UOMO NELL’OMBRA”: la RECENSIONE del film su Dick Cheney

“VICE – L’UOMO NELL’OMBRA”: la RECENSIONE del film su Dick Cheney.

Dallo sceneggiatore e regista premio Oscar Adam McKay, arriva l’audace e fazioso “VICE – L’UOMO NELL’OMBRA”, uno sguardo inedito e non convenzionale sull’ascesa al potere dell’ex vice presidente Dick Cheney, da stagista del Congresso a uomo più potente del pianeta.

Il film ripercorre, con ironia ed intelligenza, il tortuoso percorso che ha permesso a Cheney, interpretato magistralmente dal camaleontico Christian Bale, di conquistare la vetta. Dall’espulsione dall’università, a causa delle continue sbornie, all’arresto per rissa nel rurale Wyoming, dove lavorava come operaio elettrico, fino alla Presidenza degli Stati Uniti. Un punto di vista differente e particolare sull’uso e l’abuso del potere istituzionale.

Cheney, forte dell’appoggio della fedelissima moglie Lynne, incarnata perfettamente da Amy Adams, sempre al suo fianco, e degli insegnamenti del suo spavaldo e brusco mentore Donald Rumsfeld, un altrettanto impeccabile Steve Carell, si insinuerà, in modo graduale e silenzioso, all’interno dell’intrigata rete politica di Washington Dc.

Una scalata sagace, scaltra e discreta iniziata durante l’amministrazione Nixon, occupando prima la carica di Capo dello Staff della Casa Bianca, sotto Gerarld Ford, poi dopo 5 mandati nel Congresso, quella di Segretario della Difesa, per George W. Bush, dall’insolente volto di Sam Rockwell, e nel 2000, per finire, in seguito alla rinuncia alla posizione nel C.E.O. di Halliburton, di vicepresidente di quest’ultimo, con il tacito accordo di poter esercitare un controllo quasi totale.

Non conoscevo molto di Dick Cheney, ma nel momento in cui ho iniziato a leggere di lui, sono rimasto ammaliato da ciò che lo aveva guidato e dalle sue convinzioni” – ha dichiarato McKay – “Più leggevo e più rimanevo sbalordito dal modo scioccante con cui arrivò al potere, e sull’influenza che ha avuto sull’attuale ruolo mondiale degli Stati”.

VICE – L’UOMO NELL’OMBRA”, centra senza dubbio l’obiettivo prefissatosi, mettendo in scena il ritratto perfetto, e ben definito, di colui che è stato in tutto e per tutto un vero co – presidente. Mackay costruisce, sviluppa e, per quel che è possibile data la pochissima documentazione a disposizione, fà emergere, con pungente sarcasmo, l’ambizione, la determinazione e la fermezza di una mente e personalità estremamente complesse, impenetrabili ed imperturbabili.

Decisioni fondamentali, studiate e mirate, di un imponente e carismatico dietro le quinte, prese ascoltando, e non sottovalutando, ogni minimo sussurro e respiro, parlando solo se necessario pesando attentamente le parole, ed attuate con oculata meticolosità, muovendo i fili del sempre vivo sogno americano con la destrezza e l’astuzia del più abile burattinaio.

Un film dall’accattivante narrazione, in grado di coinvolgere, divertire e far riflettere, evitando di scivolare nella banale retorica del rimprovero, dei rimpianti e dell’esaltazione relativa all’orgoglio della discutibile, e tutt’altro che immacolata, immagine gerarchica a stelle e strisce, terminando con le emblematiche note di “America” del musical “West Side Story”.

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