“BUMBLEBEE”: la RECENSIONE

“BUMBLEBEE”: la RECENSIONE

BUMBLEBEE”, diretto da Travis Knight, dona alla conosciuta, imponente razza aliena dei Transformers, ampiamente descritta nella precedente omonima saga cinematografica, e ancor prima, nei film di animazione del 1986 e nella serie animata del 1984 – 87, quel lato sentimentale estremamente umano, da sempre sottovalutato o completamente ignorato, affrontando con sensibile ironia, temi quali l’amicizia, l’unione familiare e l’amore eterno che lega padre e figlia.

Un racconto dalla nostalgica, vivace ambientazione vintage anni ’80, che coinvolge ed entusiasma, conquistando a pieno l’attenzione, focalizzando il suo vero punto di forza nella colonna sonora, perfettamente in linea con il periodo. Musiche, studiate e mirate, che riportano alla mente episodi ed istanti di chi ha vissuto personalmente quegli anni, che sottolineano, non solo le frenetiche azioni di scontri ed inseguimenti, bensì, i teneri e malinconici momenti, riuscendo a trasmetterne, e far percepire, con la dovuta intensità, le svariate emozioni ed inquietudini.

BUMBLEBEE”, stupisce nel mostrare il profondo smarrimento della giovane protagonista Charlie, Hailee Steinfeld, commuove nel ricordare il brano che ascoltava assieme a suo padre, scomparso improvvisamente a causa di un infarto, e che silenziosamente unisce i loro animi, “Unchaineid Melody”, dei Righteous Brothers. Note, che con persuasa delicatezza, invita a non perdere la speranza, a non lasciarsi andare, poiché chi amiamo è lì accanto, che sorveglia ed aspetta, senza alcuna fretta, il giorno in cui poter di riprendere quel discorso bruscamente sospeso dalla fatalità del destino.

E se il romantico pezzo, è portavoce della speranza e di tale, immortale, viscerale affetto, le melodie che hanno caratterizzato quegli anni, dai The Smiths ai The Pretenders, lo sono altrettanto nel testimoniare l’immediata, forte amicizia che lega il malridotto Maggiolino Giallo, che comunica attraverso le frequenze delle stazioni radio come fosse un Juke Box, alla ragazza in lotta con sè stessa, in cerca del proprio posto nel mondo.

Un prequel/sequel, privo di eccessi visivi, che conferma con umile dolcezza, la propria non superficialità, avvolgendo e scaldando il freddo acciaio degli intelligenti robot di Cybertron, con una luce più calda, tenera e vera, che permette, fortunatamente, al lungometraggio di distaccarsi e distinguersi dalle passate, deludenti, storie, viste fin ora.

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