KURSK: la tragedia del sottomarino russo alla FESTA DEL CINEMA DI ROMA

KURSK: la tragedia del sottomarino russo alla FESTA DEL CINEMA DI ROMA.

Il 10 agosto del 2000, il sottomarino Kursk, orgoglio della Flotta del Nord della Marina Russa, due volte più grande di un jumbo jet e più lungo di due campi da football, a pochi giorni dall’inizio dell’esercitazione militare, la prima in dieci anni, ed in cui erano coinvolte ben 30 navi e 3 sottomarini, affondò drammaticamente nelle acque artiche del mare di Barents, a causa di due esplosioni interne, così forti da essere registrati dai sismografi in Alaska.

Nei nove giorni successivi, il mondo intero, con il fiato sospeso, seguì la vicenda con la speranza che le operazioni di salvataggio, dei 118 marinai, andassero a buon fine, e rimanendo completamente sbalordito, di fronte al rifiuto, da parte delle alte sfere russe, delle offerte di aiuto provenienti dei paesi stranieri, lasciando, di conseguenza, il destino dell’equipaggio appeso a un filo.

Adattamento cinematografico del libro scritto da Robert Moore: “A TIME TO DIE: THE UNTOLS STORY OF THE TRAGEDY”, “KURSK”, presentato alla Tredicesima Festa del Cinema di Roma, scritto da Robert Rodat, Premio Oscar per “Salvate il Soldato Ryan”, e diretto da Thomas Vinterberg, fondatore del movimento Dogma 95, grazie allo studio approfondito delle prove forensi, e alla testimonianza del Commodoro David Russel, il quale guidò la missione di soccorso per conto della Royal Navy Britannica, e nella pellicola interpretato dal Premio Oscar Colin Firth, analizza scrupolosamente le ultime ore di vita degli uomini a bordo, non mirando alla formale ricostruzione dei fatti, bensì ponendo al centro della scena l’aspetto umano della tragedia, attraverso tre punti di vista distinti, quello dei militari, quello delle autorità governative e quello dei familiari, dei civili.

Conoscevo la tragedia del Kursk in modo superficiale” – dice il regista – “Ma ciò che mi ha colpito sono state le notizie diffuse dai media in merito alle intercettazioni delle richieste di aiuto, generalmente creo e scrivo le sceneggiature dei nuovi progetti, ma in questo caso l’invito è arrivato proprio dall’attore protagonista, Matthias Schoenaerts, con il quale avevo lavorato in “Via dalla Pazza Folla”, mi ha chiesto di leggere lo scritto ed ho subito pesato che lui fosse perfetto per questo ruolo”.

La sceneggiatura di Rodat è brillante” – prosegue Vinterberg – “e richiama la continua lotta contro il tempo con cui tutti facciamo i conti, il film tocca ovviamente questioni politiche, racconta anche una bellissima storia d’amore, ma soprattutto è un’opportunità per parlare del coraggio con cui queste persone hanno detto addio, ho pensato che fosse straziante e magnificamente descritto nella sceneggiatura, che, una volta letta, non mi ha lasciato nessun dubbio”.

Vinterberg, sottolinea, inoltre, la sfida nel cercare di mostrare la verità, dal momento che nessuno sa cosa sia successo veramente, difficoltà che ha richiesto la consulenza di molti esperti, fino a creare il giusto mix tra finzione e realtà, evitando di scivolare nell’esasperazione eccessiva degli episodi, attraverso il giusto mix tra finzione e realtà, facendo in modo che i personaggi protagonisti fossero in grado di racchiudere tutti i soldati, solo 23 si salvarono, i 71 bambini rimasti orfani, per una visione commovente che non delude.

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