The Silent Man di Peter Landesman

Negli anni ’70 gli Stati Uniti vennero scossi dallo scandalo: Watergate, il quale portò alla luce l’alto livello di corruzione presente all’interno della Casa Bianca sollevando il pesante coperchio che fino a quel momento proteggeva l’enorme calderone colmo di segreti tenendoli lontano dagli occhi indiscreti del mondo intero, e che spinse il presidente Nixon alle dimissioni.

Responsabile della fuga delle preziose e, fino a quel momento, riservatissime informazioni l’impassibile ed impenetrabile vice direttore dell’FBI Mark Felt (Liam Neeson), soprannominato Gola Profonda, il quale svelò e confessò ufficialmente la propria identità e colpevolezza solamente nel 2005 in un intervista rilasciata a Vanity Fair, ponendo fine all’intensa rete di curiosità e speculazioni suscitata e durata per oltre trent’anni attorno all’identità dello sconosciuto informatore del Washington Post.

The Silente Man, scritto e diretto da Peter Landesman, in passato giornalista investigativo e che vede Ridley Scott nella veste di produttore, affrontando tale scottante vicenda focalizza l’attenzione sul privato di Felt fortemente influenzato dalla carica professionale occupata, tentando di far emergere l’integrità che spinse l’uomo ad opporsi al malsano sistema trasformandosi tutto sommato in una spia.

Felth nonostante le titubanze e la consapevolezza delle conseguenze sacrificò mettendo a rischio, in virtù dei dimenticati ideali di lealtà e libertà nei confronti del paese, non solo il proprio prestigioso incarico dal quale non venne mai rimosso al fine di evitare ulteriori rivelazioni e ingenti danni, bensì la famiglia e se stesso pur di rendere pubbliche le notizie di cui era a conoscenza, facendo saltare ogni equilibrio all’interno dell’illustre palazzo della stanza ovale e nell’FBI.

The Silent Man tuttavia, nonostante i buoni propositi offerti dall’intrigante ed affascinante vicenda delude buona parte delle aspettative, causa il ritmo lento della narrazione ricca di dialoghi e riflessioni la cui costruzione a volte confusionaria non permette allo spettatore di entrare in contatto con il personaggio immergendosi nella storia, limitandone il coinvolgimento emotivo e penalizzandone il risultato complessivo non del tutto soddisfacente.

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