The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde di Rupert Everett

THE HAPPY PRINCE – L’ULTIMO RITRATTO DI OSCAR WILDE DI RUPERT EVERTT.

Un immagine concreta, nuda e cruda, priva di qualsiasi filtro patinato che da sempre avvolge l’imponente genialità di Oscar Wilde, nell’intimo, sensibile e curato racconto, offerta da Rupert Everett, nella pellicola da lui scritta, diretta ed interpretata: The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, ed il cui caratteristico tratto teatrale, della fumosa, affascinante, atmosfera parigina, riflette la personalità ed il fare dell’artista, un tempo più famoso di Londra, il quale ha richiesto un grande e attento lavoro, di ricerca e studio.

Un toccante viaggio, vissuto e sentito, che commuove e coinvolge catapultando lo spettatore nella stanza di un modesta pensione, dalla quale un Oscar Wilde, oramai prossimo alla morte, racconta, come una favola, i fasti e la decadenza di un esistenza dominata dal bisogno di amare ed essere amato, dalle gioie del successo alla relazione con Lord Alfred  Douglas (Colin Morgan), alla devastante, conseguente, autodistruzione decretata ed autoinflittasi, definitivamente, nel momento in cui decise di portare in tribunale tale scandalosa storia, rivelando così la propria, allora inaccettabile, omosessualità.

Al suo fianco, la dedizione, la stima, il supporto e l’affetto incondizionato degli amici, Reggie Turner (Colin Firth), e, in particolare, di Robbie Ross (Edwin Tomas), il quale lottò fino alla fine affinché la reputazione dell’amico, riabilitata ufficialmente nello scorso 2017,  nei confronti del quale nutriva dei sentimenti spassionatamente profondi e veri, non venisse ulteriormente infangata, e le cui ceneri, tutt’oggi, riposano accanto a quelle dello scrittore.

Una vita influenzata dalle obbligate scelte, prese in seguito alla palese impossibilità di non potersi esprimere mostrando il proprio animo, insultato, perseguitato, abbandonato da coloro che lo avevano idolatrato ed osannato, ma la cui mente acerba non era in grado di comprendere, ed afferrare, il valore universale racchiuso dal sentimento dell’amore, situazione, tra l’altro, riscontrabile nel dilagante atteggiamento omofobo presente in gran parte degli stati europei e non, ed incontrate, in passato, dallo stesso  regista.

“In passato, quando il mondo cinematografico era aggressivamente eterosessuale, inevitabilmente finivi per scontrarti con un muro pesante di mattoni, forse la situazione oggi è cambiata, ma io ricordo, che intorno agli ’80, non era assolutamente facile. Oscar Wilde per me è stato una grandissima fonte di inspirazione, e l’impressione è stata quella di ripercorrere le sue orme, avendo vissuto a metà degli anni ’70, in una Londra, nella quale l’omosessualità era stata legalizzata soltanto nel 1968.”.

The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, è un biopic da non perdere, in grado di toccare le corde sensibilmente le corde della malinconia, intrigando ed incuriosendo non lasciando nulla in sospeso, trasportando in un mondo parallelo dalla perfetta costruzione scenica narrativa, in cui desideri e sogni di un uomo, provato e logorato dal rimorso per aver gettato nell’indecenza i figli e la moglie Constance (Emily Watson), assumono le sembianze di vizi peccaminosi ed immorali, riuscendo a trasmetterne e farne percepire l’angosciante vortice emotivo di turbamenti, indecisioni e solitudini provocati dalla negata libertà, rapiti completamente da un ineccepibile, ed assolutamente ammaliante, Rupert Everett.

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