Sconnessi di Christian Marazziti

“Nomofobia”, è il termine con il quale viene definito lo stato ansioso di un individuo, nel momento in cui si trova nelle condizioni di non poter usare il telefono cellulare poichè scarico, o, semplicemente, per assenza di connessione.

Ed è proprio su questo concetto che si basa, e sviluppa, la pellicola di Christian Marazziti: Sconnessi, presentata da quest’ultimo, assieme al cast tra cui: Ricky Menphis, Fabrizio Bentivoglio, Maurizio Mattioli, Stefano Fresi e Carolina Crescentini, in occasione della proiezione stampa avvenuta a Roma, la cui data di uscita nelle sale del 22 febbraio coinciderà con la prima giornata mondiale contro la dipendenza, la quale ha assunto le sembianze di una vera patologia, da connessione, denominata: Sconnessi  Day, evento durante il quale i ragazzi nelle scuole verranno invitati a farne a meno per un giorno.

Il lungometraggio, pone di nuovo sotto la lente di ingrandimento il problema della mancanza, sempre più frequente, di rapporti umani, surclassati dalla dilagante, ed inarrestabile, diffusione dei canali social network, non dimenticando di strizzare l’occhio sul pericoloso vizio del gioco d’azzardo presente nella rete, attraverso la vicenda di una famiglia allargata, riunita dal capostipite, Ettore (Fabrizio Bentivoglio), nello chalet di montagna per festeggiare il proprio compleanno. L’uomo con la speranza di far riscoprire, ai vari componenti, il profondo valore dell’unione, ristabilendo il dialogo e la serenità, sconnetterà, se così si può dire, tutti loro, gettandoli nel panico, e facendoli inconsciamente implodere, di fronte alla concreta impotenza personale di sostenere un normale, maturo confronto reciproco.

Tuttavia, Sconnessi, nonostante i buoni propositi offerti dall’argomento trattato, fallisce il tentativo di focalizzare l’attenzione sulla deleteria, fredda e non impegnativa comunicazione multimediale, la quale annienta completamente ogni possibile emozione e sentimento suscitati dal caloroso approccio e incontro diretto, trasformando le persone in automi, incapaci di vivere in modo indipendente e razionale, facendoli scivolare nell’isolamento, e spingendoli a chiudersi nell’irreale mondo virtuale, perdendo, inevitabilmente, il contatto con chi è accanto e con se stessi, causa una narrazione superficiale priva di originalità, i cui dialoghi banali e prevedibili penalizzano l’importanza della tematica, contribuendo a rendere il risultato finale, se pur di piacevole intrattenimento, grazie anche alle buone interpretazioni dei vari personaggi, i quali emergono individualmente con la dovuta incisività, non soddisfacente.

 

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