Cinquanta Sfumature di Rosso di James Foley

CINQUANTA SFUMATURE DI ROSSO DI JAMES FOLEY.

Si chiude la trilogia, dal tanto sollevato scalpore, con l’ultima attesissima sfumatura, il rosso, riadattamenti cinematografici dei romanzi scandalo della scrittrice londinese E. L. James, pseudonimo di Erika Leonard, il cui tasso erotico ha avuto l’effetto di solleticare la fantasia di centinaia di menti femminili, perse nell’immaginaria trasgressione dell’oramai celebre protagonista maschile Christian Grey, confermando le molteplici pecche dei precedenti capitoli, e scivolando, ancor di più, nella banale, superficiale e desolante rappresentazione, a cui si aggiungono i dialoghi privi di originalità.

Nell’episodio conclusivo la dolce Anastasia Steele (Dakota Johnson) corona il suo sogno d’amore con Christian (Jamie Dornan), convolando a nozze, e sfodera le unghie, assumendo una posizione dominante, se così si può definire, cercando di far comprendere al tendenzioso possessivo, ricco marito, insofferente all’inusuale loquace veste sottomessa, l’importanza di stabilire un dialogo e delle regole sane nella nuova vita coniugale. A disturbare il lussurioso idillio, ben presto compare,  l’ex datore di lavoro di Ana, Jack Hyde (Eric Johnson), deciso a vendicarsi, a suo dire, dei torti subiti dalla giovane moglie del milionario.

Tuttavia, nonostante l’introduzione della componente thriller, ed il capovolgimento dei ruoli, la pellicola: Cinquanta Sfumature di Rosse, diretta da James Foley, come il precedente capitolo Cinquanta Sfumature di Nero, mentre il primo, Cinquanta Sfumature di Grigio vede alla regia Sam Taylor-Johnson, non subisce miglioramenti, assumendo tratti caricaturali, in particolare negli scambi intimi non in grado di attirare la minima attenzione non suscitando la doverosa curiosità, con situazioni forzate su cui gravano, ulteriormente, le interpretazioni non convincenti dei due protagonisti, i quali contribuiscono a confermare, la totale assenza di un coinvolgimento o di un sussulto emotivo, per un palese deludente risultato finale, segnando, e terminando, così, definitivamente in negativo l’esito di una saga non soddisfacente fin dalla nascita, in cui erano riposte le aspettative di un possibile riscatto in grado di risollevarne le sorti.

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